Tra vigne e ulivi un viaggio tra sapori e arte

Nella Provincia di Siena si trovano tre dei più noti e apprezzati vini rossi italiani. Tra vigne e ulivi, si trova un paesaggio che della razionalità applicata alla natura, della ragione come guida del caos naturale (tema centrale del Rinascimento), può dirsi l’emblema.

Vi proponiamo un itinerario di due giorni tra natura, prodotti tipici e arte.

Giorno 1 – Partenza (consigliata alle 9.00) Il Chianti Classico, che viene prodotto nei comuni del Chianti senese, sarà la prima tappa enologica del vostro percorso. Potrete scegliere un itinerario che parta da nord sulla Firenze-Palio all’uscita di Poggibonsi. Da qui raggiungete la “chiantigiana” (SS 222) a Castellina in Chianti. Lungo questa strada panoramica potrete godere la vastità della vallata del Chianti senese in tutta la sua armonia, tra boschi integri e filari di vite che si rincorrono geometricamente, intervallati da qualche macchia di olivi, qualche casolare sparso e a tratti il profilo di un antico castello.

castelli del Chianti senese sono certamente tra i più fotografati ed ammirati al mondo. Per visitare alcuni tra i più prestigiosi di questi manieri medievali, un tempo dominatori dell’intera regione, conviene spingersi verso Radda in Chianti e proseguire poi verso Gaiole in Chianti. Da qui potrete dirigervi a sud, sino all’ultimo dei quattro comuni iscritti a Chianti Classico, a Castelnuovo Berardenga. (arrivo previsto alle 13.00 circa)

Se ognuna delle cittadine sopra citate merita una fermata, non solo per la loro incredibilmente integra struttura urbanistico architettonica, ma anche per le innumerevoli gastronomie, macellerie e trattorie di altissima qualità, a Castelnuovo Berardenga troverete di che “sfamare” il vostro appetito di cultura e di arte rinascimentale. Non prima di aver sfamato anche l’appetito vero e proprio assaggiando alcune delle specialità chiantigiane più rinomate, come il “Tonno del Chianti” (carne di maiale bollita e conservata sottolio, proprio come il tonno), la Ribollita, i salumi e i pecorini ben affinati. Successivamente, nella piccola località di Quercegrossa, infatti, nei pressi proprio di Castelnuovo Berardenga, potete ammirare una delle più affascinanti sculture dell’epoca, la Deposizione di Cristo, plasmata in terracotta policroma da Francesco di Giorgio, forse con la collaborazione di Giacomo Cozzarelli. Databile al 1486-88, l’opera è uno dei punti più alti della scultura senese, nell’ampio disporsi dei personaggi, nella variegata policromia e nell’intensa partecipazione affettiva all’evento drammatico che l’atteggiamento dei personaggi riesce a trasmettere. (durata visita 2 ore e mezzo circa, compreso il pranzo)

Da Castelnuovo Berardenga la strada a sud per la Val di Chiana è breve. Col trascorrere dei chilometri vi accorgerete dal cambiamento di paesaggio, da quello un po’ burbero e bonario del Chianti le vallate si aprono, facendosi più dolci con tratti di assoluta eleganza: stiamo entrando nella terra della “gentilezza”.

Siamo in Val di Chiana, dove il Rinascimento ha lasciato tracce evidenti, soprattutto in architettura: Sarteano, Montepulciano, i palazzi e le piazze che vivono di legami armonici e di eleganza. Ma tale eleganza rinascimentale non è certamente abbandonata a se stessa, al contrario è supportata – in certi casi compendiata – dall’eleganza dei doni della natura, come la maestosa Chianina, la regina dei bovini, o dall’eccellenza dei prodotti umani, come il Vino Nobile di Montepulciano. Quest’ultimo incarna sin dal nome quel fil rouge che attraversa e unisce tutta la Val di Chiana: l’eleganza, la nobiltà, quella capacità di esprimersi sia nei versi raffinati di Angelo Poliziano, una delle voci poetiche più rilevanti del Rinascimento senese, cittadino illustre di una delle più importanti città rinascimentali della provincia di Siena: Montepulciano. È attorno queste terre che nasce il Vino Nobile di Montepulciano, figlio di un clone di Sangiovese che qui si chiama Prugnolo Gentile. Un vino elegante la cui ben equilibrata architettura sembra rispecchiare quella della sua città e delle sua meravigliose Cantine monumentali, vera e propria gemma del Rinascimento nelle Terre di Siena.

Proprio Montepulciano accoglie alcuni capolavori assoluti del Rinascimento, fonte di ispirazione per i successivi episodi di cultura figurativa classica diffusi nel senese; come il monumento funebre dell’umanista poliziano Bartolomeo Aragazzi, scolpito da Michelozzo, collaboratore di Donatello, di cui rimangono parti frammentarie nella Cattedrale di Santa Maria Assunta. Nel Museo Civico sono esposte invece ceramiche robbiane, tra cui l’altare della Madonna di Montecastello eseguita da Andrea della Robbia nel 1483-84; e la tenera Sacra Famiglia con San Giovannino del Sodoma.

Nella Chiesa di Santa Lucia si conserva una bella Madonna col Bambino di Luca Signorelli, connotata dalla netta impronta di una rigorosa costruzione spaziale. (durata visita: 1 ora e mezzo)

Momento altissimo dell’architettura tardorinascimentale è poi il Tempio di San Biagio, imponente edificio la cui costruzione fu appoggiata da Papa Leone X Medici, allievo di Angelo Poliziano, che vide il completamento nel 1580. (durata visita 45 minuti)

Tra le opere pittoriche rinascimentali della Val di Chiana invece spicca uno dei più tardi lavori del Beccafumi, il pittore manierista della perfezione formale: l’Annunciazione, nella Chiesa dei Santi Martino e Vittorio a Sarteano (arrivo alle 18.30). Anche solo per questo merita una sosta il piccolo borgo di Sarteano che custodisce questo capolavoro.

 
Giorno 2

– Partenza ore 9.00. Per lasciare la Val di Chiana, prima di entrare in Val d’Orcia, potete visitare un luogo magico: Castelluccio della Foce, dove ogni luglio viene proposta una straordinaria kermesse di musica classica in un luogo a cavallo tra queste due vallate. Da qui potrete ammirare la maestosità del Monte Amiata, che si staglia imponente all’orizzonte. Una montagna di oltre 1700 mslm che un tempo era un vulcano impetuoso, la cui forza e le cui eruzioni nel corso dei millenni hanno modificato il paesaggio, levigandolo al punto di dare delle forme uniche ed inconsuete che potete vedere nel territorio che copre la distanza tra Castelluccio e la montagna. (durata deviazione: 2 ore)

Il percorso verso la Val d’Orcia si è forse allungato un po’, ma una volta passati dall’Amiata è più facile capire uno dei segreti del successo di uno dei più famosi vini del mondo: il Brunello di Montalcino. Questo vino, “creato” solo il secolo scorso dall’ingegno di Ferruccio Biondi Santi, ma ormai internazionalmente apprezzato è forse la più importante interpretazione del vitigno del più toscano dei vitigni: il Sangiovese.

In Val d’Orcia il Brunello è una sorta di vino monumento, un prodotto che sottolinea il legame tra l’opera dell’uomo e la natura. Il che equivale all’essenza ultima dello spirito rinascimentale. Qui il vino, per legge, non può essere commercializzato se non almeno dopo cinque anni di affinamento: il risultato potremmo descriverlo, liricamente, come una sospensione nel tempo e una contemporanea attesa di rivelazione (l’apertura della bottiglia): un sentimento spesso suscitato solo dalle grandi opere d’arte. Ma cosa ha che fare l’Amiata con il Brunello? Con la sua mole, l’Amiata protegge Montalcino dalle piogge e dai venti dell’est rendendo la regione una delle meno umide della Toscana. Questo, assieme alla peculiarità del terreno ed al lavoro dell’uomo, rende il Brunello di Montalcino uno dei vini più strutturati e longevi al mondo.

(Ore 12.30) Nella patria del Brunello, anche il Rinascimento ha lasciato le sue splendide tracce. Montalcino raccoglie infatti molti tesori d’arte quattrocentesca e cinquecentesca. Ad esempio nel Museo Diocesano d’Arte Sacra, dove troviamo le raffinate tavole di Sano di Pietro Madonna col Bambino incoronata dagli angeli, destinata alla devozione privata e dalla più ampia raffigurazione di San Bernardino. Nello stesso museo trova spazio anche il Vecchietta con il dipinto San Bernardino con due Angeli. In stretta continuità con i modi del maestro, Matteo di Giovanni, si pone la Madonna col Bambino e due angeli di Guidoccio Cozzarelli. La produzione dei Della Robbia è ampiamente rappresentata da un elegante San Sebastiano e dalla pala d’altare, Madonna col Bambino incoronata da due angeli e i santi Giovanni Battista e Pietro (1507), entrambi riferibili a Andrea della Robbia e da una Ghirlanda di foglie e frutta, attribuita al figlio Giovanni della Robbia. Al termine della visione di tanti capolavori, non fatevi mancare un buon calice di Brunello e un piatto di Pici Tirati a mano. Si tratta di una pasta fatta di farina ed acqua che può essere condita con briciole di pane ed olio, fino ad arrivare ad un più ricco ragù di cinghiale. Qualunque sia la vostra scelta, non mancherà il modo di trovare la necessaria armonia tra appagamento intellettuale ed estetico a quello gusto-olfattivo. (durata visita: 3 ore, incluso il pranzo)

(Fonte: Apt Siena)