Diecimila abitanti. Duecento chilometri quadrati di roccia vulcanica nell’Atlantico. Un puntino sulla mappa che ha deciso di diventare un faro: grazie a un sistema integrato che combina energia eolica e idroelettrica, El Hierro, la più piccola isola delle Canarie, è diventata la prima isola al mondo alimentata interamente da fonti rinnovabili, garantendo ai suoi abitanti un approvvigionamento costante e pulito.

Il sogno lungo trent’anni

Dopo trent’anni di ricerca e sviluppo, la Centrale Idroelettrica di El Hierro è stata inaugurata il 26 giugno 2014. Trent’anni. Non mesi. Non anni. Decenni di studi, errori, correzioni, dubbi, testardaggine.

Si chiama Gorona del Viento, un nome poetico: gorona significa “corona” in lingua locale, e del Viento perché è il vento che fa tutto. La centrale è la prima al mondo che unisce cinque aerogeneratori, due bacini d’acqua a diverse altezze, una stazione di pompaggio e una centrale idroelettrica. All’inizio sembrava una follia: un’isola che vuole essere autosufficiente? Impossibile, dicevano. Troppo costoso. Troppo complicato. Troppo ambizioso. Ma El Hierro ha continuato. Testarda come solo le isole sanno essere. E ce l’ha fatta.

Come funziona un miracolo

Il sistema è di una bellezza logica che commuove. La combinazione di energia eolica e idroelettrica trasforma con successo una fonte di energia intermittente, l’eolica, in un approvvigionamento continuo e controllato, rappresentando un contributo innovativo al settore delle energie rinnovabili.

Quando il vento soffia – e qui soffia quasi sempre grazie agli alisei – le turbine eoliche producono energia. Se l’energia prodotta supera la domanda dell’isola, l’eccesso viene utilizzato per pompare acqua dal bacino inferiore a quello superiore, situato 700 metri più in alto.

Quando il vento cala o la domanda aumenta, l’acqua viene rilasciata dal bacino superiore. Scende, fa girare le turbine idroelettriche, produce energia. Un circolo perfetto. L’acqua sale quando c’è vento. Scende quando serve energia. Su e giù, come il respiro di un organismo vivente.

È come una batteria gigante, ma invece di litio e cobalto usano acqua e gravità. Tecnologie che esistono da sempre. Solo che nessuno aveva pensato di combinarle così.

I numeri che parlano chiaro

Nel 2019 l’isola ha raggiunto il record di 28 giorni consecutivi alimentata esclusivamente da energia eolica e idraulica, consolidando la sua posizione di leader mondiale nell’energia pulita per territori isolati. Ventotto giorni. Seicentosettantadue ore. Tutto rinnovabile. Zero diesel. Zero emissioni.

Dall’inizio del 2019 sono state 1.119,56 le ore in cui la domanda dell’isola è stata coperta con energia 100% rinnovabile. In totale, dal 2015, sono state coperte 5.171,6 ore con energia pulita.

Numeri. Ma dietro i numeri ci sono vite. Famiglie che accendono la luce sapendo che non stanno bruciando petrolio. Bambini che vanno a scuola respirando aria più pulita. Un’isola che guarda al futuro senza divorare il proprio presente.

La verità scomoda (e onesta)

Sarebbe facile dire che El Hierro è 100% rinnovabile. Ma non sarebbe del tutto vero. Attualmente circa la metà della domanda energetica dell’isola è coperta da energie rinnovabili. Non il 100%. La metà.

Perché? Perché ci sono giorni senza vento. Perché ci sono picchi di domanda imprevisti. Perché il sistema, per quanto geniale, non è ancora perfetto.

Esiste ancora una centrale a diesel, in standby. Quando Gorona del Viento non ce la fa, i generatori diesel si accendono. Non è il fallimento del progetto. È la sua onestà. È dire: stiamo provando, non siamo perfetti, ma stiamo provando. Nel 2014, prima di Gorona del Viento, eravano al 100% diesel, ora sono al 50% rinnovabile. Tra dieci anni saranno ancora più vicini all’obiettivo. E questa onestà vale più di mille promesse vuote.

Non è perfezione. È progresso.

L’isola che insegna al mondo

Il progetto idroelettrico dell’isola di El Hierro rappresenta un riferimento mondiale in questo schema di approvvigionamento sostenibile e autoctono di energia, con un alto grado di replicabilità per altri sistemi insulari.

Delegazioni da tutto il mondo vengono qui. Giappone, Polinesia, Caraibi, Scozia. Isole che hanno lo stesso problema: come diventare energeticamente indipendenti senza distruggere l’ambiente?

Ho incontrato un gruppo di ingegneri delle Hawaii. Stavano studiando il sistema per replicarlo. “È geniale,” mi ha detto uno di loro. “Non hanno inventato niente di nuovo. Hanno solo combinato tecnologie esistenti in modo intelligente. Questo significa che possiamo farlo anche noi.”

Ecco il punto: El Hierro non ha bisogno di tecnologie aliene. Ha usato quello che c’era: vento, acqua, gravità, intelligenza umana. E ha dimostrato che si può.

Il prezzo del coraggio

Non è stato facile. Non è stato economico. Il progetto è costato oltre 80 milioni di euro. Per un’isola di diecimila persone è un investimento enorme. Ma Juan Carlos mi ha fatto vedere i calcoli: “Ogni anno risparmiamo 6 milioni di euro in diesel non importato. Tra vent’anni l’impianto si sarà ripagato. E dopo? Energia quasi gratis per sempre.”

Energia quasi gratis per sempre. Pensateci. Niente più dipendenza dal petrolio. Niente più prezzi che fluttuano. Niente più navi cisterna che inquinano l’oceano per portare diesel.

Solo vento e acqua. Che ci sono sempre. Che non costano niente. Che non finiscono mai.

La vita che continua

L’ultima sera a El Hierro sono andato al mirador de la Peña, il belvedere progettato da César Manrique. Da lì vedi tutta l’isola. Il mare nero. Le case bianche. Le montagne scure. E le pale eoliche di Gorona del Viento che girano, imperturbabili, contro il cielo.

Una donna anziana era seduta su una panchina. Le ho chiesto cosa pensasse del progetto. Ha sorriso. “Mio nipote lavora lì,” ha detto. “Prima doveva andarsene, per trovare lavoro. Ora è qui. Grazie al vento.”

Ecco cosa non dicono le statistiche. Che il progetto ha creato posti di lavoro. Che i giovani stanno tornando. Che l’isola non sta morendo, sta rinascendo.

Non solo energia pulita. Dignità. Futuro. Speranza.

L’esempio che non possiamo ignorare

El Hierro è piccola. È isolata. È lontana da tutto. E proprio per questo è importante. Perché se ce la fa El Hierro, possiamo farcela tutti.

La centrale idroelettrica ha trasformato El Hierro in un riferimento per quanto riguarda l’integrazione massiccia di energie rinnovabili nei sistemi insulari.

Non è più una questione di “se” sia possibile. È una questione di “quando” decidiamo di farlo.

El Hierro ha scelto. Trent’anni fa ha deciso che voleva essere diversa. E ci è riuscita. Non perfettamente. Non completamente. Ma ci è riuscita.

Il vento che soffia verso domani

Prima di lasciare l’isola, sono tornato a Gorona del Viento. Le turbine giravano. L’acqua saliva nel bacino superiore. Il sistema funzionava, silenzioso, efficiente, pulito.

Juan Carlos mi ha accompagnato all’uscita. Gli ho chiesto qual era la lezione più importante del progetto. Ha pensato un momento. Poi ha detto: “Che si può. Questa è la lezione. Non è facile. Non è veloce. Non è economico all’inizio. Ma si può.”

Si può.

Due parole che cambiano tutto.

El Hierro non è un’utopia. È una dimostrazione. Non è un sogno impossibile. È un fatto compiuto.

Certo, non è perfetta. Ma è reale. È lì. Funziona.

E se funziona a El Hierro – un puntino nell’oceano, la più piccola delle Canarie, un’isola che fino a ieri nessuno conosceva – allora può funzionare ovunque.

Il vento soffia su tutta la terra.

Dipende da noi decidere se usarlo o ignorarlo.

El Hierro ha scelto di usarlo.

E sta insegnando al mondo intero come si fa.

Un’isola piccola che ha avuto il coraggio di sognare in grande. E il coraggio più grande: quello di realizzare il sogno.

Non domani. Non un giorno. Adesso.

Le pale girano. L’acqua sale e scende. La vita continua.

Pulita. Rinnovabile. Possibile.

Come dovrebbe essere sempre.

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