Gran Canaria, paradiso di spiagge dorate, oceano e paesaggi mozzafiato, è uno dei territori più avanzati in Europa nel campo del turismo sostenibile. Negli ultimi anni, l’isola ha compiuto passi concreti per ridurre l’impatto ambientale, rafforzare la comunità locale e garantire che la sua offerta turistica resti competitiva ma rispettosa della natura. Ecco come Gran Canaria sta diventando un modello da seguire.
Il riconoscimento Biosphere, un punto di svolta
Alla fine del 2021, Gran Canaria ha siglato una Carta di Impegno con il programma internazionale Biosphere, promosso dall’Instituto de Turismo Responsible. Questo è stato il primo passo verso una trasformazione sistemica: adottare criteri chiari e certificabili che guardano non solo all’ambiente, ma anche al tessuto sociale, economico e culturale dell’isola.
Dopo aver superato un rigoroso processo di audit, Gran Canaria ha ottenuto il titolo di “Destino Biosphere Certificado”. Ciò significa che l’isola ha dimostrato impegni concreti nel rispetto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (ODS), nella tutela dei diritti dei lavoratori, nell’efficienza nell’uso dell’acqua, nel promuovere l’agricoltura locale e nel supportare pratiche aziendali sostenibili.
Sono arrivata a Gran Canaria in una mattina di gennaio, quando a Roma faceva freddo e, a due ore di volo, il termometro segnava ventitré gradi. L’isola rotonda, come la chiamano, si staglia nell’Atlantico con i suoi contrasti impossibili: montagne nel centro, dune di sabbia a sud, scogliere verdi a nord, spiagge dorate ovunque. Seguendo il filo delle certificazioni Biosphere, si capisce che Gran Canaria è diventata un laboratorio di sostenibilità, dove ogni ecosistema, ogni paesaggio, ogni comunità cerca la propria via verso un turismo che non divori se stesso.
L’isola del turismo
Gran Canaria accoglie più di quattro milioni di turisti all’anno. Per un’isola di 850.000 abitanti, è un’invasione pacifica ma perpetua. Il sud dell’isola – Maspalomas, Playa del Inglés, Puerto Rico – è un susseguirsi di hotel, centri commerciali, ristoranti internazionali. Il turismo di massa nella sua espressione più pura e redditizia.
Ma è anche l’isola dove, negli ultimi anni, è sbocciata una delle più intense concentrazioni di certificazioni Biosphere d’Europa. Non solo singoli hotel o ristoranti: intere destinazioni, riserve naturali, perfino eventi sportivi certificati. Come se l’isola avesse deciso che, se non poteva sfuggire al turismo di massa, poteva almeno civilizzarlo.
Misure concrete, cosa si sta facendo
Le iniziative che Gran Canaria ha attuato sono molteplici e toccano vari aspetti della vita sull’isola. In primo luogo, imprese e alloggi sostenibili: sono ormai numerose le strutture ricettive che hanno adottato pratiche verdi o che stanno lavorando per ottenere la certificazione Biosphere. Per esempio, già da un po’ l’hotel THe Anamar Suites è stato il primo ad ottenere tale certificazione.
Altrettanto importanti sono le campagne di sensibilizzazione e formazione rivolte sia agli operatori turistici che ai cittadini per imparare a gestire l’acqua in modo efficiente, ridurre sprechi, adottare pratiche più rispettose dell’ambiente. Cruciale poi è il supporto pubblico‑privato: il Cabildo (l’amministrazione locale) insieme al Turismo de Gran Canaria offrono alle aziende strumenti gratuiti – come la piattaforma online di Biosphere – per elaborare i propri piani di sostenibilità, monitorare progressi e ottenere certificazioni. Ci sono già decine di imprese che hanno firmato il loro impegno, e molte che hanno completato il processo.
E, dulcis in fundo, la tutela del patrimonio naturale e sociale: circa il 43 % del territorio dell’isola fa parte della Riserva della Biosfera, comprendendo zone rurali, aree naturali protette e coste particolarmente fragili. Questo riconoscimento UNESCO impone criteri rigorosi di conservazione della biodiversità, uso del suolo, protezione della flora e fauna locali, e valorizzazione delle tradizioni locali.
Las Palmas, quando una città si fa responsabile
Las Palmas de Gran Canaria, la capitale, certificata Biosphere dal 2021: una città di quasi 400.000 abitanti che ha fatto della sostenibilità urbana una bandiera. Camminando lungo la Playa de Las Canteras – tre chilometri di sabbia dorata nel cuore della città – è chiaro come il percorso verso la sostenibilità non sia stato facile: bisognava dimostrare che anche una grande città può essere sostenibile.
Hanno lavorato sui trasporti pubblici, sulla gestione dei rifiuti, sull’efficienza energetica degli edifici pubblici. Ma soprattutto sulla consapevolezza, come è chiaro nel nuovo sistema di bike-sharing, ma anche nei cassonetti intelligenti che premiano chi ricicla correttamente, e nei mercati agricoli dove i produttori locali vendono direttamente.
Biosphere ha dato una cornice di riferimento all’isola, ha portato gli abitanti a guardare la città con occhi diversi: non solo come luogo dove vivere, ma come destinazione turistica che deve rispettare chi ci vive. Nel quartiere di Vegueta, il centro storico patrimonio UNESCO, il turismo culturale convive con la vita quotidiana. Le case canarie con i balconi di legno, le piazze dove i vecchi giocano a carte, i musei della Casa de Colón. Turisti sì, ma senza quella sensazione di parco a tema che affligge tanti centri storici europei.
Maspalomas, il gigante che impara a camminare leggero
Da Las Palmas sono scesa al sud, a Maspalomas, il cuore pulsante del turismo canario. Qui il contrasto è più evidente. Da una parte le dune protette, Riserva Naturale e anch’esse certificate Biosphere. Dall’altra, una foresta di hotel e complessi turistici.
Eppure, anche qui, qualcosa si muove. Il Lopesan Costa Meloneras Resort è stato uno dei primi grandi hotel dell’isola a ottenere la certificazione Biosphere. Seicento stanze, piscine, ristoranti, un piccolo villaggio autosufficiente. Il direttore della sostenibilità – sì, hanno un direttore della sostenibilità – mi ha accompagnato in un tour che mi ha sorpreso. Pannelli solari che coprono il 40% del fabbisogno energetico. Un sistema di desalinizzazione e trattamento delle acque che rende l’hotel quasi autosufficiente. Orti dove coltivano verdure per i ristoranti. Un programma di formazione continua per tutto il personale – cameriere, cuoche, giardinieri – sulla sostenibilità.
“La certificazione Biosphere non è stata una scelta di marketing,” mi ha detto. “È stata una necessità. I nostri clienti – sempre più – chiedono trasparenza. Vogliono sapere se il loro soggiorno danneggia l’isola. Noi dobbiamo dimostrare che non è così”.
La sera, dalla mia stanza, guardavo le dune di Maspalomas illuminate dalla luna. Quelle dune che esistono da millenni, protette ora per legge, circondate da cemento ma ancora vive. Un miracolo di resistenza e, forse, anche di intelligenza collettiva.
Le dune di Maspalomas, natura certificata
Il giorno dopo sono entrata nelle dune all’alba, quando i turisti ancora dormivano. Quattrocento ettari di sabbia dorata che si muove con il vento, plasmata dall’Atlantico. Un deserto in miniatura al margine del mare. La Riserva Naturale Especial de las Dunas de Maspalomas ha ottenuto la certificazione Biosphere nel 2018. Ho parlato con uno dei guardaparco che lavora qui da trent’anni. “Prima era il Far West,” mi ha raccontato. “La gente entrava con i quad, faceva picnic, lasciava rifiuti. Le dune si stavano degradando.”
Ora ci sono percorsi obbligati, guardiaparco che controllano, programmi educativi nelle scuole. La certificazione Biosphere ha imposto standard precisi: monitoraggio della flora e fauna, controllo dei visitatori, programmi di ricerca scientifica. “Non basta proteggere,” ha spiegato Antonio. “Bisogna anche far capire perché proteggiamo. Biosphere ci aiuta in questo.”
Camminando sulle dune, con l’oceano da una parte e gli hotel dall’altra, ho pensato che questa era la sfida di Gran Canaria in piccolo: far convivere natura e turismo senza che l’uno divori l’altra.
Agaete, il turismo che rispetta il silenzio
Dalla frenesia del sud sono salita alla costa nord-ovest, ad Agaete, un piccolo comune di 5.000 anime certificato Biosphere dal 2019. Qui il turismo è diverso: niente grandi hotel, ma case rurali, piccoli alberghi familiari, percorsi di trekking tra le montagne e piantagioni di caffè – sì, caffè, l’unico coltivato in Europa.
Ho soggiornato in una finca certificata Biosphere nella Valle di Agaete. I proprietar mi hanno raccontato la loro filosofia: “Vogliamo turisti che vengano per quello che siamo, non per quello che fingiamo di essere. Niente piscine riscaldate, niente buffet internazionali. Solo questa valle, i nostri prodotti, il silenzio.”
Il silenzio. Che lusso raro, in un’isola invasa. La certificazione Biosphere qui ha significato soprattutto proteggere quel silenzio: limitare il numero di visitatori ai sentieri, vietare i tour in jeep rumorosi, promuovere un turismo lento.
Una sera ho partecipato a una cena organizzata dalla cooperativa locale di produttori. Pesce fresco del Puerto de las Nieves, formaggio di capra locale, vino di Agaete, caffè della valle. Eravamo in dodici attorno a un tavolo: turisti, produttori, il sindaco. “Questo è il turismo che vogliamo,” ha detto il sindaco alzando il bicchiere. “Non i numeri, ma le relazioni.”
Tejeda, il borgo tra le nuvole
Nel cuore montuoso dell’isola, a Tejeda – uno dei borghi più belli di Spagna, dicono – ho trovato un altro modello. Questo piccolo paese aggrappato alle montagne, circondato da paesaggi lunari, ha ottenuto la certificazione Biosphere puntando sul turismo culturale e gastronomico.
Ho parlato con la proprietaria di un ristorante certificato dove servono cucina canaria contemporanea. “Prima i turisti venivano, facevano una foto e ripartivano,” mi ha raccontato. “Ora, con Biosphere, abbiamo creato una rete: ristoranti, alloggi, guide, produttori. Il turista viene e resta, scopre, mangia, cammina, spende. E il denaro resta qui, nel borgo.”
Ho assaggiato il bienmesabe, dolce tradizionale di mandorle, fatto secondo la ricetta della nonna di María. “Questa è sostenibilità,” ha detto sorridendo. “Mantenere vive le tradizioni. Biosphere non è solo pannelli solari. È anche questo.”
Puerto de Mogán, la piccola Venezia sostenibile
Sulla costa sud-ovest, Puerto de Mogán – soprannominato “la piccola Venezia” per i suoi canali – rappresenta un altro approccio. Questo piccolo porto turistico, sviluppato negli anni Ottanta con un’attenzione insolita all’estetica e alla scala umana, è certificato Biosphere dal 2015.
Niente grattacieli, edifici bassi dai colori pastello, ponticelli sui canali, bougainvillee ovunque. Ho camminato lungo il porto parlando con i pescatori che ancora escono ogni mattina. “Il turismo ci ha salvato,” mi ha detto uno di loro. “Quarant’anni fa qui non c’era niente. Ma ci hanno fatto le cose bene: il paese è rimasto piccolo, i turisti rispettano, noi possiamo ancora pescare.”
La certificazione Biosphere ha rafforzato questo modello virtuoso: controlli sulla qualità dell’acqua del porto, programmi di educazione ambientale per i turisti, sostegno alla pesca artigianale. Un equilibrio fragile ma reale.
I limiti: quando la certificazione non basta
Ma sarebbe disonesto dipingere solo successi. Ho anche visto i limiti. A Playa del Inglés, la zona più densamente turistica, ho parlato con residenti esasperati dal rumore, dal traffico, dalla trasformazione del loro quartiere in un non-luogo turistico. “Biosphere?” mi ha detto una signora anziana. “Belle parole. Ma io non riesco a dormire la notte per i turisti ubriachi.”
E ha ragione. La certificazione può migliorare la gestione ambientale, l’efficienza energetica, la formazione del personale. Ma non può, da sola, risolvere i problemi strutturali del sovraturismo: la gentrificazione, la perdita di identità, lo sfruttamento lavorativo. Biosphere è uno strumento, ma serve anche la volontà politica, serve la pianificazione urbanistica, serve il coraggio di dire ‘no’ quando serve.”
L’effetto domino
Eppure, girando l’isola, ho notato qualcosa di interessante: un effetto domino. Dove c’è una struttura certificata Biosphere, spesso se ne aggiungono altre. Come se la certificazione creasse una comunità, un’emulazione positiva.
A San Bartolomé de Tirajana, il comune che include Maspalomas, mi hanno raccontato di come la certificazione di alcuni hotel abbia spinto i fornitori – lavanderie, aziende di pulizia, produttori alimentari – a migliorare i propri standard ambientali per non perdere i contratti.
“È diventato un ecosistema,” mi ha spiegato un imprenditore locale. “Se vuoi lavorare con gli hotel certificati, devi adeguarti. E alla fine ne beneficiamo tutti: l’ambiente, l’economia locale, persino i lavoratori che vengono formati meglio.”
Impatti e benefici visibili
I risultati delle politiche sostenibili di Gran Canaria sono evidenti: l’isola è ora tra le 15 destinazioni europee con il maggior numero di strutture ricettive certificate per la sostenibilità. Ciò non solo migliora la reputazione internazionale, ma attrae un turista più attento, interessato alle destinazioni che offrono bellezza ma anche responsabilità.
Le misure adottate stanno contribuendo a migliorare la qualità della vita degli abitanti: beneficio per le comunità rurali, sostegno all’agricoltura locale, maggiore consapevolezza ambientale tra i vari attori locali. Le imprese che investono in sostenibilità non solo ottengono vantaggi reputazionali, ma spesso risparmi nei costi operativi (energia, acqua, gestione rifiuti) e una maggiore resilienza in scenari di crisi ambientale o regolamentazione più stringente.
L’isola ha un obiettivo ambizioso: diventare la prima destinazione turistica carbon-neutral d’Europa entro il 2030. Un sogno? Forse. Ma parlando con amministratori, imprenditori, attivisti, ho sentito una determinazione che non è retorica. Le certificazioni Biosphere sono parte di una strategia più ampia: transizione energetica verso le rinnovabili, economia circolare, mobilità sostenibile, protezione della biodiversità. Gran Canaria vuole dimostrare che un’isola completamente dipendente dal turismo può reinventarsi.
L’ultima sera, sono salita al Roque Nublo, il monolite vulcanico simbolo dell’isola, per guardare il tramonto. Sotto di me, tutta Gran Canaria: il verde nord, il desertico sud, il blu infinito dell’Atlantico, e qua e là, sparsi come semi, i luoghi certificati Biosphere che avevo visitato.
Ho pensato a tutte le persone incontrate: albergatori, ristoratori, pescatori, guardaparco, funzionari. Ognuno con la propria interpretazione di sostenibilità, ognuno con i propri limiti e contraddizioni. Ma tutti uniti da un filo invisibile: la consapevolezza che quest’isola – la loro isola – non può più permettersi il turismo del Novecento.
Biosphere è il loro strumento, imperfetto ma concreto. Non una bacchetta magica, ma una bussola. Non la destinazione, ma il cammino. E mentre il sole scivolava nell’Atlantico tingendo di rosso le nuvole, ho capito che Gran Canaria non sta solo certificando hotel e spiagge. Sta certificando una speranza: che il turismo possa evolversi, che un’isola possa prosperare senza distruggersi, che economia e ambiente non siano nemici mortali.
È una scommessa audace, per un’isola piccola in mezzo a un oceano grande. Ma come mi aveva detto quella proprietaria di finca ad Agaete: “Non abbiamo scelta. O cambiamo, o moriamo. Biosphere ci dice che cambiare è possibile”. E forse, in fondo, è questo il vero valore di una certificazione: non la perfezione che promette, ma la possibilità che indica. Il coraggio di provarci, in un’isola rotonda che ha scelto di diventare un laboratorio di futuro.






