Dal 12 settembre in libreria arriva un libro che si preannuncia come un pugno nello stomaco, una lettura scomoda ma necessaria: “Killing Gaza. Cronaca di una catastrofe” di Gideon Levy. Chi segue il giornalismo israeliano sa bene che Levy non è un nome qualsiasi; è una delle voci più coraggiose, un “dissidente” interno che da decenni documenta con lucida indignazione le realtà dell’occupazione.
Questo libro non è solo un reportage, ma un vero e proprio atto d’accusa. Raccogliendo articoli e riflessioni, Levy ripercorre le tappe che hanno portato alla tragedia del 7 ottobre 2023, mostrando come la catastrofe non sia stata un evento improvviso, ma il risultato di una lunga e dolorosa storia di oppressione. L’autore ci porta dentro Gaza, raccontando le condizioni di vita insopportabili e l’escalation di violenza militare che ha logorato la popolazione e preparato il terreno per l’esplosione finale.
Il grande merito di Levy è la sua capacità di guardare oltre la narrazione ufficiale. Egli smaschera la propaganda che ha distorto la percezione del conflitto in Occidente, denunciando le responsabilità politiche e il ruolo dei media nel mantenere un velo di ambiguità morale su una realtà che, a suo parere, è tragicamente chiara. Non cede a facili semplificazioni, ma restituisce la complessità del conflitto senza mai rinunciare alla sua posizione etica.
“Killing Gaza” è un libro urgente, che parla con la forza implacabile dei fatti. Le sue parole sono quelle di un uomo che, da una posizione difficile e spesso isolata, ha scelto di denunciare l’ingiustizia, pagando il prezzo di essere considerato “una spina nel fianco”. La sua è una voce indispensabile per chiunque voglia comprendere le vere radici di questo conflitto. Un libro di Meltemi editore che obbliga a riflettere e a prendere posizione.









