Al Teatro de’ Servi di Roma la prima assoluta di “Abili in amore”, una commedia teatrale che affronta con ironia e profondità uno dei grandi tabù della società contemporanea: la sessualità delle persone con disabilità.
Lo spettacolo, scritto da Vita Rosati e Gabriele Granito e diretto da Luca Ferrini e Vanessa Gasbarri, nasce dalla produzione di Bilancia Produzioni in collaborazione con l’Associazione Culturale Michelangelo e l’Associazione Start Lab, con il contributo del Ministero della Cultura per progetti volti a favorire l’accessibilità alle attività dello spettacolo dal vivo.
La storia di Dora, oltre i limiti del corpo
Al centro della narrazione c’è Dora, una donna di quarant’anni brillante e sarcastica, affetta da una malattia degenerativa che sta progressivamente limitando la sua autonomia fisica. Laureata in Scienze Politiche, impegnata nell’organizzazione di seminari universitari sui diritti delle donne, Dora vive una vita socialmente attiva, circondata da amici. Eppure, dietro questa facciata di normalità si nasconde una solitudine profonda e un desiderio mai espresso.
La sua quotidianità è scandita dalla presenza di Sophia, la badante bulgara dal carattere materno e ironico, e da un rapporto complesso con la sorella Marilena, segnato da gelosia e rancore. È in questo contesto che Dora compie un gesto apparentemente semplice ma rivoluzionario: spinta dalla curiosità e da un bisogno inespresso di contatto, comincia a frequentare una chat erotica.
L’incontro virtuale e il coraggio di esistere
Nella chat, Dora incontra Lupo78, con cui nasce un’intensa relazione virtuale. Ma quando lui le propone di vedersi dal vivo, la protagonista si rifugia dietro mille scuse, incapace di rivelargli la propria condizione. È la paura del giudizio, del rifiuto, di essere vista solo attraverso il filtro della disabilità.
Decisa a superare le proprie paure e a riappropriarsi del proprio corpo e della propria sessualità, Dora si rivolge a Jonathan, un caro amico di fiducia, per affrontare la sua prima esperienza fisica. Da questo incontro, inizialmente semplice e amichevole, nasce un rapporto intimo, profondo e sorprendentemente tenero. Jonathan, con la sua empatia e delicatezza, riesce a scalfire il muro di cinismo di Dora, aiutandola a riscoprire la sua femminilità e a guardarsi con occhi nuovi. Sarà proprio lui, alla fine, a guidarla con tenerezza verso l’appuntamento con Lupo78, confermando quanto il loro legame sia autentico e speciale.
Un linguaggio senza retorica
“Abili in amore” alterna sarcasmo e dolcezza, rabbia e desiderio, costruendo un linguaggio teatrale che rifiuta ogni forma di retorica pietistica. Non è una storia “sulla disabilità”, precisano gli autori nelle note di produzione, ma una storia sulla libertà: quella di scegliere, di desiderare, di mostrarsi per ciò che si è, anche quando il corpo diventa un confine.
Lo spettacolo fa convivere la leggerezza della commedia con la verità cruda delle emozioni, invitando il pubblico a ridere, commuoversi e riflettere. Dora è una protagonista forte, intelligente e vulnerabile al tempo stesso, che rifiuta di essere definita dalla malattia e rivendica il diritto di essere donna, amante e persona.
Un team artistico di eccellenza
La produzione vede la supervisione artistica di Raffaele Convertino, le musiche originali di Vincenzo Deluci, le scene di Ambramà, il disegno luci di Cristiano Milasi e i costumi di Davide Nisi. Lo spettacolo si avvale inoltre della collaborazione con AccordiAbili A.p.S. E.T.S. e l’Associazione Love Giver, confermando l’impegno concreto verso una narrazione autentica e rispettosa.
Un inno alla tenerezza e al coraggio
“Abili in amore” si propone come un inno alla tenerezza e al coraggio, ma soprattutto alla possibilità di amare e di sentirsi amati senza limiti e senza vergogna. Invita lo spettatore a guardare la disabilità in una prospettiva diversa, non come limite ma come parte viva e autentica dell’esperienza umana.
In un’epoca in cui si parla molto di inclusione, questo spettacolo va oltre le parole e racconta con onestà e sensibilità cosa significhi rivendicare il diritto al desiderio, al piacere, all’amore. Perché la disabilità non cancella la dimensione erotica ed emotiva della vita, ma la società troppo spesso preferisce non vederla.
“Abili in amore”
Teatro de’ Servi, Roma
Dal 6 al 9 novembre
Di Vita Rosati e Gabriele Granito
Regia di Luca Ferrini e Vanessa Gasbarri





