Ripercorrendo l’appello umanistico dei profeti biblici, del pensiero kantiano e di figure come Abraham Lincoln e Martin Luther King, Boehm costruisce un quadro audace che offre una via d’uscita coraggiosa al dibattito, ormai in stallo, sull’identità.

Sullo sfondo dei dibattiti accesi sull’identità, le discriminazioni e l’esercizio del potere sociale, il testo anticipa le nuove guerre che stanno prendendo forma come alternative al liberismo occidentale, in crisi da anni.

Gli schieramenti contrapposti fanno a gara per sostituire il criterio di universalismo astratto con quello di un’identità concreta. Mentre la destra si batte in nome di valori tradizionali, la sinistra si batte in nome del gender e race, e nessuno delle due fazioni considera l’umanesimo universale il fondamento da cui partire, con il rischio dell’ascesa della politica di estrema destra e del nazionalismo etnico.

Dalla necessità di rinvigorire l’ideale della dignità umana il testo descrive lo svuotamento del concetto di “doveri” e il contemporaneo trionfo del concetto “diritti”. Mentre il concetto di dovere è premoderno e religioso, i diritti sono invece il simbolo dell’autodeterminazione umana. E a differenza di Nietzsche che descrive l’umanità come “animali intelligenti”, non oggetto di dignità, Kant pretendeva che il concetto di umanità rimanesse astratto, formulata come concetto morale, come libertà di seguire il proprio dovere verso le leggi morali.

L’analisi dell’episodio di Isacco sembrerebbe rappresentare il maggiore ostacolo alla tradizione biblica dell’obbedienza a una legge superiore è a confronto dell’idea monoteista di Freud che avrebbe infuso nella cultura occidentale un universalismo che sarebbe non da ultimo la forma più violenta di religione intollerante, a meno che l’unica vera divinità sia sottoposta a una giustizia ancora superiore, al di sopra di essa. Il testo affronta quindi le nozioni di giusto e ingiusto, che si oscurano quando si assiste all’ “assassinio della Liberazione per mano della Libertà”, come per l’assassinio di Abele per mano di Caino.

Il rapporto tra verità e politica entra allora in conflitto, fino a considerare la verità come un nemico del popolo, o privatizzandola al pari della fede, quale strumento della tirannia. La fede nel dovere viene allora sostituita dalla fede naturalistica per cui, secondo Holmes, ciascuno preferisce il proprio interesse a quello del vicino. Pur tuttavia, secondo Dewey, gli obiettivi democratici non possono che essere il frutto di processi democratici, quali il compromesso, la negoziazione, la consultazione o la persuasione. Ciò nonostante, confondendo la democrazia unionista con l’universalismo kantiano, anche le correnti progressiste si allontanano dall’idea di umanità invece che richiamarsi ad essa, confondendo il “noi” come punto di partenza della politica invece che come suo fine. Il dispotismo della civiltà attuale si va quindi perfezionando rendendolo di tipo cognitivo ed intellettuale, attraverso una privatizzazione della verità e l’idea di una giustizia autonoma messa al bando.

Venendo meno la libertà di pensare, per Kant viene quindi anche meno il fondamento della dignità assoluta, trasformando gli esseri pensanti in “animali domestici”. Rimane l’immaginazione, come unica facoltà “per eccellenza” il cui funzionamento non è determinato da oggetti dati o da norme prescritte e l’idea del dovere di protestare anche contro la massima autorità in nome della giustizia.

Omri Boehm (1979) è professore associato di filosofia alla New School for Social Research di New York. È cittadino israeliano e tedesco, scrive, anche su testate come HaaretzDie Zeit The New York Times, di filosofia, di Israele e del conflitto mediorientale promuovendo l’idea di uno stato binazionale tanto degli ebrei quanto dei palestinesi. Tra i suoi libri, acclamati dalla critica, si segnalano The Binding of Isaac. A Religious Model of Disobedience (Continuum, 2007), Kant’s Critique of Spinoza (Oxford University Press, 2014), Haifa Republic. A Democratic Future for Israel (Penguin Random House, 2021). Con Universalismo radicale, primo libro a essere tradotto in italiano, Omri Boehm ha ricevuto nel 2024 il Premio letterario di Lipsia per la comprensione europea; nella motivazione si legge: «Premiamo la coerenza con cui Boehm difende l’universalismo umanistico, l’obbligo di riconoscere l’uguaglianza di tutte le persone contro ogni relativizzazione e la sua ferma opposizione all’indurimento ideologico del presente. Partendo dal concetto di illuminazione di Kant ha sottoposto il liberalismo occidentale a una revisione critica».

Tradotto da:  Claudia Tatasciore
confezione: Brossura con bandelle
pubblicazione: maggio 2025
pagine: 160
peso: 237 grammi

formato: 140 x 210 mm 

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