Una festa millenaria che celebra il legame tra uomo e natura attraverso la straordinaria rinascita di una palma estinta da duemila anni
Il Capodanno degli Alberi, una tradizione antica per il turismo sostenibile
Il 1° e il 2 febbraio 2026 si celebrerà Tu B’Shevat, il Capodanno degli Alberi della tradizione ebraica, una ricorrenza antichissima che oggi assume un significato particolarmente attuale per il mondo del turismo sempre più sostenibile e consapevole. Considerato l'”Earth Day” ante litteram, Tu B’Shevat invita a riflettere sul rapporto tra uomo, natura e futuro, attraverso un gesto semplice e potente: piantare un albero come atto di fiducia nelle generazioni che verranno.
Tra le storie più emblematiche legate a questa festività spicca quella di Methuselah (Matusalemme), la palma da dattero rinata da un seme antico di oltre duemila anni. Un racconto che intreccia archeologia, scienza e patrimonio culturale, trasformandosi in un simbolo potente per il turismo culturale e naturalistico.
Methuselah, la palma che ha vinto il tempo
La palma da dattero appartiene alle Sette Specie bibliche, i prodotti agricoli che hanno segnato la storia e l’identità di Israele. Il celebre riferimento biblico alla “terra dove scorrono latte e miele” rimanda proprio al miele di dattero, alimento prezioso e ricco di energia. Per secoli, la leggendaria palma da dattero della Giudea, nota nell’antichità per il gusto raffinato e le proprietà benefiche dei suoi frutti, è stata considerata estinta.
La sua rinascita prese forma a partire da una scoperta archeologica avvenuta durante gli scavi di Masada, dove furono rinvenuti antichi semi di dattero risalenti all’epoca del Secondo Tempio. Dopo decenni di silenzio nei laboratori, uno di questi semi tornò a germogliare nel deserto dell’Arava dando vita a Methuselah, una palma maschile destinata a diventare un vero e proprio emblema di resilienza naturale.
Dal Seme Antico al Frutto Ritrovato
Negli anni successivi, il progetto portò alla germinazione di altri esemplari, tra cui una palma femmina, Hannah, rendendo possibile la nascita di nuovi frutti. Dopo duemila anni, il sapore autentico del dattero della Giudea tornò così a essere una realtà viva, non più solo un ricordo archeologico.
Questo straordinario risultato scientifico rappresenta un ponte tra passato e presente, dimostrando come la conservazione del patrimonio genetico possa diventare strumento di identità culturale e opportunità per un turismo esperienziale di qualità.
Tu B’Shevat 2026, invito al viaggio lento e consapevole
In occasione di Tu B’Shevat 2026, questa storia viene riletta come invito al viaggio lento e consapevole, alla scoperta di paesaggi desertici, siti archeologici e progetti di ricerca che raccontano un Paese capace di coniugare tutela dell’ambiente, innovazione scientifica e valorizzazione delle proprie radici.
Methuselah diventa così metafora di una destinazione che guarda al futuro senza dimenticare il passato, dove natura, cultura e identità crescono insieme, radice dopo radice. Un messaggio potente che rende Tu B’Shevat non solo una festività, ma anche una chiave di lettura per nuovi itinerari di viaggio tra storia, spiritualità e paesaggio.
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