Uno psichiatra legge la Divina Commedia come mappa della sofferenza psichica e del percorso di guarigione. Lo abbiamo incontrato per parlare di Dante, di psichiatria, e di come un viaggio attraverso l’aldilà possa diventare, paradossalmente, il percorso più concreto verso la guarigione.

Come è nato il tuo libro “Dante come percorso terapeutico – dalla patologia psichiatrica al paradiso interiore nella Divina Commedia”? 

Dalla mia esperienza di psichiatra e di psicoterapeuta. Prima di tutto la Divina Commedia si può leggere come un percorso  terapeutico compiuto da Dante,  che viene  proposto implicitamente anche a noi lettori.  Nel viaggio dantesco  incontriamo  inoltre innanzitutto una varietà condizioni patologiche. Dante stesso ci dice che va guardando e ascoltando li ammalati. Le sue descrizioni sono talmente precise che, per esempio,  il Conte Ugolino presenta tutti i sintomi del cosiddetto disturbo post-traumatico da stress. 

Consideri il tuo libro un testo per psichiatri e psicoterapeuti?

Non ho scritto questo libro per psichiatri, psicoterapeuti, o psicologi, ma per tutti coloro che hanno un interesse per Dante e in particolare per gli insegnanti e per gli studenti, per far avvicinare il lettore a Dante da un punto di vista diverso da quello tradizionale, rendendo più accessibile e interessante soprattutto la lettura del purgatorio e del paradiso.

Mi fai un esempio con riferimento al purgatorio?

Hai presente, tra le complesse allegorie del paradiso terrestre,  quella del grifone  e del carro,  che rappresentano  Cristo e  la Chiesa, e le vicende della Chiesa stessa, fino al trasferimento della sede papale ad Avignone, che Dante considerava una prostituzione alla monarchia francese? Ebbene, sostituisci Dante al Grifone, con le sue due nature intellettiva e animale, e vedi nel carro il vissuto di Dante. Ne ho   proposto una interpretazione psicoanalitica che segue passo per passo quella tradizionale.

Che criterio hai seguito nel leggere la Divina Commedia come percorso terapeutico?

Ho seguito il percorso di Dante canto per canto e non per argomenti.  All’età  di 35 anni Dante si trova sperduto in una foresta che rappresenta uno smarrimento interiore. Non riesce a progredire perché ha degli ostacoli psicologici che lo bloccano, rappresentati metaforicamente dalle tre fiere e ha bisogno di un terapeuta per uscire da questa situazione. Il terapeuta è Virgilio, ma Virgilio non lo può condurre direttamente al purgatorio. Deve prima fargli conoscere tutte le patologie che sono quelle dell’io, della personalità, le patologie psichiatriche, addirittura patologie fisiche e neurologiche. Sono quelle che noi troviamo nell’inferno.  Solo dopo  aver  attraversato l’inferno, dopo aver preso coscienza di tutte queste possibili patologie che, in minima parte, possono affliggere Dante stesso e noi lettori,  è possibile accedere alla terapia.

Tu hai accennato a patologie neurologiche. A quali ti riferivi?

A quella di Nembrot, per esempio, il gigante che pronuncia parole prive di senso, di cui Dante  dice: così è a lui ciascun linguaggio / come ‘l suo ad altrui, ch’a nullo è noto.  È  una descrizione della cosiddetta afasia fluente, o afasia di Wernicke,  dovuta a una  lesione della parte posteriore del lobo temporale. Una definizione così sintetica e precisa non l’ho trovata neppure sui testi di neurologia.

Ma nell’inferno non troviamo anche personaggi positivi, come Ulisse?

L’Ulisse di Dante a differenza di quello omerico, è di una freddezza psicopatica, un narcisista che non ha nostalgia della sua terra, non ha neppure l’intenzione di tornare in patria e, lasciata Circe, si rimette in viaggio per conoscere il mondo. È fraudolento non per l’inganno del cavallo, ma perché si presenta  a noi come  il  simbolo del  ricercatore instancabile e crea il suo proprio mito di eroe positivo, ingannandoci sulla sua vera natura e infatti ha sedotto generazioni di lettori che lo hanno ammirato.  

Nell’inferno e nel purgatorio troviamo gli stessi vizi capitali, come la lussuria o l’avarizia. Ma allora che differenza c’è tra il peccatore dell’inferno e il penitente del purgatorio?

Il dannato è tale in quanto il suo male è profondamente radicato nella sua personalità. Non ha coscienza del proprio male o, se la raggiunge, la sua condizione è talmente grave da non lasciare speranza di guarigione.  

Ma se l’inferno è soltanto presa di coscienza di tutte queste patologie, dove avviene la terapia vera e propria?

La terapia avviene nel purgatorio perché il purgatorio, come diceva il filosofo Giovanni Gentile, è la vita. Nel purgatorio troviamo dei personaggi che sono quelli della vita quotidiana.  È nel purgatorio che avvengono diverse forme di terapia. Oggi noi parliamo di terapia di gruppo,  di terapie psicodinamiche, di terapia cognitivo comportamentale,  di terapia musicale. Ma tutte queste forme di terapia si incontrano già nel purgatorio di Dante. Ci sono perfino strette analogie tra virtù cardinali e teologali e fattori terapeutici. I gironi  della montagna  ci possono far pensare a un pensiero circolare di riflessione in cui l’individuo, il peccatore, o se vogliamo, il paziente prende coscienza della propria patologia, per liberarsene. Tra l’altro Dante proprio nel purgatorio, quando ci parla dei golosi, ci descrive quella che noi oggi chiamiamo anoressia nervosa e di cui ci dà quattro sintomi specifici con una precisione degna di un testo di psichiatria.

Dunque la liberazione dalla propria psicopatologia avviene nel purgatorio?

La liberazione dalla sua psicopatologia per Dante si prepara nella salita della  montagna  del purgatorio, ma avviene effettivamente nel paradiso terrestre.  Dante, libero dagli impedimenti della propria psicopatologia, può finalmente accedere al paradiso.

Ma se tale liberazione è avvenuta nel paradiso terrestre, perché poi Dante ha bisogno di entrare nel Paradiso vero e proprio ?

Il paradiso non è un luogo fisico in cui Dante entra, è un luogo mentale che si svolge come un rotolo, legato con amore in un volume…che per l’universo si squaderna. Il paradiso si crea nel momento in cui Dante ha superato questa sua psicopatologia e finalmente è libero di apprezzare la gioia della vita, la bellezza della scienza, la bellezza dell’universo.  Il paradiso non è libero da dolore, tant’è vero che Dante incontra Cacciaguida che gli parla del suo futuro esilio. Inoltre c’è anche una forma di psicoterapia nel paradiso, perché quella che oggi si denomina psicogenealogia o terapia transgenerazionale avviene proprio nell’incontro con Cacciaguida, dove Dante recupera la storia e i valori della propria famiglia nella ricerca delle proprie radici.

C’è un tema conduttore in tutta la Commedia?

Un tema conduttore  è la ricerca d’un amore materno che a Dante è mancato. Il poeta perse la madre nella prima infanzia e questo bisogno di amore materno  si presenta ripetutamente nelle tre cantiche, in particolare nel purgatorio e nel paradiso.

Il paradiso di Dante, con i suoi beati e angeli,  è solo per i credenti?

Il paradiso di Dante non è solo per i credenti, è per tutti ed è attuale. Inoltre ci sono poi descrizioni sorprendenti  che   possono ricordare certe scoperte della fisica del XX secolo, rotazioni su un asse, rapide rotazioni intorno a un centro, forze d’attrazione, anime beate che, come elettroni, saltano da un’ orbita all’altra con diverso grado di beatitudine come gli elettroni di un atomo passano da un’orbita all’altra con diverso grado di energia. Alcune visioni dantesche ci  possono inoltre suggerire forme artistiche del nostro tempo. Ogni rilettura apporta qualcosa di nuovo e nel mio libro ho dedicato tanto spazio al paradiso quanto alle altre due cantiche.

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