Quando si pensa alla Tunisia, vengono subito in mente le spiagge dorate di Hammamet o i mercati colorati di Tunisi. Eppure, nel cuore del paese, a circa 200 chilometri dalla capitale, si nasconde uno dei tesori archeologici più straordinari del Mediterraneo: El Jem e il suo magnifico anfiteatro romano.

El Jem, l’antica città di Thysdrus in Tunisia,è stata costruita, come molti altri insediamenti romani in Tunisia, al posto di precedenti centri punici, ed è famosa in tutto il mondo per le rovine dell’anfiteatro oltre che per le numerose abitazioni e ville decorate da magnifici mosaici policromi, preziosi affreschi, giardini e portici colonnati.

Nell’ambito dell’accordo di collaborazione con l’Institut Nationale du Patrimoine e l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle firmato nell’aprile 2024, il Parco archeologico rappresentato dalle funzionarie Federica Rinaldi e Angelica Pujia ha avviato la campagna di rilievo e documentazione grafica e fotografica dei mosaici del Museo e delle domus di El Jem, in particolare della Sollertiana Domus, della Domus del Pavone e della Domus dei Delfini con i topografi guidati da Pietro Gasparri.

Un salto indietro di Duemila anni

Arrivare a El Jem è come fare un salto indietro di duemila anni. La cittadina moderna, tranquilla e polverosa, contrasta drammaticamente con l’imponente sagoma dell’anfiteatro che domina il paesaggio. È impossibile non rimanere senza fiato quando, svoltando l’angolo, ci si trova di fronte a questa massa di pietra ocra che si erge maestosa contro il cielo azzurro della Tunisia.

L’anfiteatro di El Jem è il terzo più grande del mondo romano, dopo il Colosseo e l’anfiteatro ormai scomparso di Capua. Con una capacità di 35.000 spettatori, questa arena del III secolo d.C. è stata costruita durante il regno dell’imperatore Gordiano, quando l’antica Thysdrus era una delle città più prospere dell’Africa romana, arricchita dal commercio dell’olio d’oliv

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Durante la permanenza della campagna congiunta Italia – Tunisia sono stati condotti anche alcuni sopralluoghi presso l’anfiteatro di El Jem per verificare le possibili attività di valorizzazione e accessibilità.

Le funzionarie del Parco archeologico del Colosseo hanno potuto dialogare a lungo con i colleghi tunisini in particolare con Anis Hajlaoui, ispettore generale, e Rachid Hamdi. Hanno condiviso le modalità del lavoro e il coinvolgimento del personale locale per lo scambio di dati e informazioni.

Questa prima fase si protrarrà fino a metà aprile e, dopo l’elaborazione dei dati topografici e del rilievo, sarà la volta degli interventi di manutenzione straordinaria delle superfici musive delle domus prevista nei mesi di maggio e giugno. 

Ciò che rende El Jem così speciale non è solo la sua dimensione, ma il suo straordinario stato di conservazione. A differenza del Colosseo, che ha subito secoli di spoliazioni e terremoti, l’anfiteatro tunisino conserva ancora gran parte della sua struttura originale. Le sue arcate eleganti si innalzano su tre livelli, quasi intatte, permettendo ai visitatori di percorrere i corridoi sotterranei dove un tempo aspettavano gladiatori e bestie feroci, di salire fino agli spalti più alti e di immaginare il clamore della folla che riempiva l’arena.

La luce del tramonto è il momento magico per visitare El Jem. Mentre il sole scende all’orizzonte, la pietra dell’anfiteatro si tinge di sfumature che vanno dal rosa all’arancione al rosso fuoco, creando un’atmosfera quasi mistica. È facile chiudere gli occhi e sentire l’eco dei combattimenti, il ruggito delle belve, gli applausi scroscianti.

Ma El Jem non è solo l’anfiteatro. Il piccolo museo archeologico della città custodisce una collezione preziosa di mosaici romani provenienti dalle ville che un tempo circondavano Thysdrus. Questi mosaici, con le loro scene di caccia, banchetti e vita quotidiana, raccontano la storia di una civiltà raffinata e ricca, molto lontana dall’immagine stereotipata di una provincia barbara ai confini dell’impero.

Per chi desidera un’esperienza più autentica, vale la pena perdersi nelle stradine di El Jem moderna, dove la vita scorre lenta e i bambini giocano all’ombra dell’anfiteatro come se fosse la cosa più normale del mondo. I piccoli caffè offrono il tè alla menta tradizionale e la possibilità di scambiare qualche parola con i locali, sempre orgogliosi di questo monumento che appartiene tanto al passato quanto al presente della loro città.

El Jem è facilmente raggiungibile da Tunisi con il treno o l’auto, e merita almeno mezza giornata di visita. Ma chi ha tempo dovrebbe considerare di pernottare nelle vicinanze, magari a Mahdia sulla costa, per godere dell’anfiteatro all’alba o al tramonto, quando i gruppi turistici se ne sono andati e si può finalmente ascoltare il silenzio eloquente di queste pietre millenarie.

In un’epoca in cui viaggiare significa spesso correre da un’attrazione all’altra, El Jem offre qualcosa di diverso: la possibilità di fermarsi, di contemplare, di sentire il peso della storia sotto i propri piedi. È un luogo che non urla per attirare l’attenzione, ma che lascia un’impronta indelebile in chi lo visita.

Testo e foto di Redazione | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it

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