Dal 13 febbraio al 26 aprile 2026, Venezia ospita una mostra imperdibile dedicata a Carlo Mattioli, maestro dell’arte italiana del XX secolo, negli storici spazi del Negozio Olivetti in Piazza San Marco.
Un ritorno emozionante dopo 47 anni
La mostra Carlo Mattioli. Textures, curata dalla Fondazione Carlo Mattioli in collaborazione con gli Archivi Olivetti e presentata dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, rappresenta un ritorno simbolico per l’artista modenese. Proprio in questo stesso luogo, nel 1979, Mattioli espose “Ritratti per una bambina”, una mostra organizzata dai Servizi culturali Olivetti che segnò l’inizio di una collaborazione importante con l’azienda di Adriano Olivetti.
Carlo Mattioli, chi era il maestro modenese
Carlo Mattioli nasce l’8 maggio 1911 a Modena, da una famiglia di artisti. Il padre Antonio, insegnante di disegno, si trasferisce con l’intero nucleo familiare a Parma, dove Carlo può seguire regolari studi all’Istituto di Belle Arti. Diplomatosi, comincia immediatamente a insegnare in Istria, ad Arezzo, a Par-ma, all’Accademia di Firenze e, infine, a quella di Bologna. Intanto a Parma frequenta e ritrae i giovani intellettuali che allora gravitavano nella vivace orbita culturale della città: Ugo Guanda, Oreste Macrì, Pietrino Bianchi, Mario Luzi, Attilio Bertolucci e altri ancora.
Molto riservato e geloso di una dimensione privata e solitaria del proprio lavoro, Mattioli riesce, comunque, a rimanere aggiornato sugli sviluppi dell’arte contemporanea e a coltivare lo studio e l’amore per l’arte antica di cui è un profondo e attento conoscitore. Dalla fine degli anni Trenta Lina, sposata nel 1937, è l’assoluta protagonista dei suoi dipinti; sono i primi nudi e i primi ritratti cui si affiancheranno quelli dell’unica figlia Marcella.
Si apre anche, negli anni Quaranta, la stagione della grafica che avrà poi altre straordinarie parentesi, come quella delle numerose illustrazioni degli anni Sessanta, testimonianza del suo interesse mai sopito e della sua profonda conoscenza della letteratura europea. Vedono la luce Vanina Vanini e la Chartreuse de Parme di Stendhal (dal 1961), i Ragionamenti dell’Aretino (dal 1960 al 1964), le Novelle del Sermini (1963), il Belfagor del Machiavelli. Culmina nel 1968 il Canzoniere del Petrarca e la Venexiana.
La grafica, tuttavia, lascia gradualmente il posto preminente alla pittura. Ai nudi, in piedi o coricati, dal 1960 al 1963, si aggiungono i nuovi Ritratti, (celebri quelli dedicati a Giorgio De Chirico, Roberto Lon-ghi, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Giorgio Morandi e Renato Guttuso) che compariranno di tanto in tanto lungo l’arco decennio e poco oltre. Dal 1962 la natura morta affianca e poi sostituisce gradual-mente il nudo, e a sua volta lascia il posto, a partire dal 1967, agli studi sulla Canestra di frutta di Caravaggio, destinati alla tribolata Biennale di Venezia del 1968.
Nati dalla frequentazione con Roberto Longhi i “Cestini” si prolungano, in una riflessione complessa che riguarda anche l’amato Tiziano, fino al 1974 anno in cui si affermano finalmente le vedute del duomo di Parma adagiato sui tetti della città. Ritornando alle mostre, del 1943 è la prima personale, su sollecitazione di Ottone Rosai, alla Galleria del Fiore di Firenze.
Dal 1948 Mattioli è puntualmente presente alle varie edizioni della Biennale di Venezia dove riceve, nel 1956, dalla commissione presieduta da Roberto Longhi, il Premio Comune di Venezia per un disegnatore. Lo stesso anno vince anche la Quadriennale di Roma. Agli inizi degli Anni Settanta compaiono i celeberrimi Notturni, talvolta impreziositi da un albero o come cielo soltanto, at-traversato da nubi e illuminato dalla presenza della luna; o come cielo alto sopra il dorso del duomo, o al di la’ di una siepe; o ancora, come notte che scurisce una spiaggia; o infine, notte che avvolge un nudo femminile disteso, inarcato come il profilo di una collina.
La mostra Textures, 27 opere tra materia e colore
L’esposizione presenta 27 opere realizzate dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Novanta, testimoniando la fase più matura della ricerca artistica di Mattioli, caratterizzata da una sensibilità vibrante verso la materia e il colore.
Le opere in mostra
Tra i pezzi esposti spiccano le serie Aigues Mortes e Ginestre, protagoniste assolute dell’esposizione, tre sculture in vetro realizzate a Murano, gli “Alberi”, che catturano la luce veneziana; due Nudi coricati del 1973 in cemento colorato e dipinto, il celebre Papaveri in Versilia (1977), conservato negli uffici della Biennale di Venezia e qui esposto per la prima volta fuori dalla sua sede storica, opere su supporti insoliti, come vecchie copertine di libri, opere su tavola che dimostrano la maestria tecnica dell’artista
Il dialogo con il Negozio Olivetti e l’architettura di Carlo Scarpa
La mostra instauura un dialogo affascinante con gli spazi progettati da Carlo Scarpa, dove architettura, scultura e pittura si incontrano attraverso l’uso sapiente di legno, iuta e vetro. L’esposizione omaggia non solo la lezione scarpiana ma anche Venezia, con i suoi colori e le atmosfere della laguna.
Come sottolinea Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI: “Si ritrovano una trama, un tessuto di relazioni, tra i personaggi, i luoghi, i soggetti e le occasioni: il tema dell’acqua, che si vede nei legni raccolti dal fiume o dal mare, l’oro che dialoga con la facciata dorata della Basilica di San Marco, il paesaggio che appare ovunque.”
Olivetti e l’arte, un connubio unico
La mostra celebra anche il rapporto straordinario tra Olivetti e l’arte. L’azienda di Adriano Olivetti fu un’avanguardia di intelligenza, eccellenza e stile, dando spazio concreto agli artisti attraverso mostre, collaborazioni e una visione aziendale che integrava cultura ed estetica in ogni ambito.
Il legame tra Mattioli e Olivetti culminò in una grande esposizione a Palazzo Reale a Milano nel 1984, consolidando un rapporto nato proprio da quella mostra del 1979 al Negozio Olivetti.
Informazioni pratiche per visitare la mostra
Dove: Negozio Olivetti, Piazza San Marco 101, Venezia
Quando: 13 febbraio – 26 aprile 2026
Orari: Martedì-domenica, 10.00-18.30 (ultimo ingresso 18.00)
Biglietti:
- Intero: €10
- Ridotto (6-18 anni): €6
- Famiglia (2 adulti + figli 6-18 anni): €27
- Iscritti FAI e National Trust: gratuito
- Studenti universitari (fino a 25 anni): €6
- Residenti Comune di Venezia: €5
Contatti: Tel. 041 5228387 – fainegoziolivetti@fondoambiente.it
Il catalogo della mostra
L’esposizione è accompagnata da un catalogo curato dalla Fondazione Carlo Mattioli con contributi di Daniela Bruno, Alberto Manquel, Sandro Parmiggiani, Alberto Saibene, Marcella Turchetti e Anna Zaniboni Mattioli, arricchito da citazioni di grandi critici e intellettuali che hanno seguito il percorso di Mattioli.
Perché visitare la mostra
Carlo Mattioli. Textures è un’occasione unica per scoprire o riscoprire un maestro del Novecento italiano, ammirare opere rare in dialogo con l’architettura di Carlo Scarpa, immergersi nella storia della cultura aziendale Olivetti, vivere un’esperienza estetica negli spazi storici di Piazza San Marco. Una mostra che intreccia arte, architettura, storia e memoria in uno dei luoghi più iconici di Venezia, gestito dal FAI per preservare e valorizzare il patrimonio culturale italiano.
Fondazione Carlo Mattioli è nata nel 2018 per volontà della famiglia del Maestro e ha da alcuni anni, inaugurato un nuovo corso nella ricerca esegetica e nel compito di promozione e diffusione della memoria e dell’opera di Carlo Mattioli. Fedele a un artista che ha interpretato con lucida consapevolezza e modernità le contraddizioni più attuali del suo secolo, un Novecento lungo e tortuoso, la Fondazione si propone di cogliere, attraverso nuove concezioni espositive che si avvalgono inoltre dell’apporto di tecnologie multimediali, gli aspetti contemporanei ascrivibili all’opera di Mattioli: la profonda riflessione sulla Natura dei molti paesaggi, l’amaro disincanto della lettura dell’animo umano dei ritratti e l’ineluttabile confronto con il proprio passato, sia nella profonda complessità del rapporto con i grandi Maestri, sia nell’inesorabile trascorrere della Storia e dei suoi segni sui materiali prediletti dall’artista.
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