Andrea Raciti firma per Meltemi un saggio filosofico rigoroso e necessario sul primo pensatore marxista italiano, troppo a lungo dimenticato dalla storiografia ufficiale. Dal 27 febbraio 2026.

Un pensatore da riscoprire
C’è un nome che manca quasi sempre nelle storie del pensiero marxista italiano, eppure senza quel nome quella storia non si può raccontare davvero. È il nome di Antonio Labriola, filosofo nato a Cassino nel 1843 e morto a Roma nel 1904, professore universitario, intellettuale militante, corrispondente di Friedrich Engels e interlocutore di alcuni dei più grandi pensatori europei del suo tempo. Labriola fu il primo a elaborare in Italia una riflessione marxista sistematica e originale, capace di misurarsi con la tradizione filosofica europea senza subalternità e senza semplificazioni. Eppure la storiografia filosofica italiana lo ha quasi sempre trattato come una figura di transizione, un precursore utile da citare en passant prima di passare ai grandi nomi del Novecento — Gramsci su tutti — come se il suo contributo fosse interessante solo in quanto anticipazione di ciò che sarebbe venuto dopo.
La genesi e le cose di Andrea Raciti, pubblicato da Meltemi il 27 febbraio 2026, prova a rovesciare questa prospettiva, restituendo a Labriola la centralità che gli spetta nella storia del pensiero filosofico italiano e internazionale, e trattando la sua opera non come un prologo ma come un contributo autonomo, originale e ancora produttivo per chi voglia pensare il rapporto tra storia, società e filosofia.
Il titolo e il programma: genesi ontologico-sociale
Il titolo del saggio — La genesi e le cose — richiama direttamente il cuore del progetto filosofico di Labriola: la convinzione che la filosofia non possa prescindere dalla genesi storica e sociale delle proprie categorie, che i concetti con cui pensiamo il mondo non siano eterni e immutabili ma prodotti di processi storici determinati, e che comprendere questi processi sia il compito fondamentale di ogni filosofia che voglia essere qualcosa di più di un esercizio accademico.
Raciti si propone di delineare quella che definisce la genesi ontologico-sociale della filosofia della storia di Labriola, attraverso un’interpretazione che è al tempo stesso critico-teoretica e storico-filosofica. Lo strumento ermeneutico centrale è il principio della deduzione storico-sociale delle categorie filosofiche: un approccio che non si limita a descrivere cosa Labriola pensava, ma cerca di capire perché lo pensava, in quale contesto culturale e politico quelle idee sono nate, e come il loro radicamento storico ne determini la forma e il contenuto. È un metodo esigente, che richiede al lettore una certa familiarità con la storia della filosofia, ma che ripaga con una comprensione molto più profonda e sfumata del pensiero labrioliano di quanto le trattazioni manualistiche siano mai riuscite a offrire.
Antonio Labriola: vita e pensiero di un marxista anomalo
Per capire il saggio di Raciti è utile contestualizzare brevemente la figura di Labriola. Formatosi nella tradizione idealistica hegeliana, Labriola approda al marxismo negli anni Ottanta dell’Ottocento attraverso un percorso intellettuale lungo e tutt’altro che lineare, che lo porta a rileggere Marx alla luce della propria formazione filosofica e della propria esperienza politica italiana. Il risultato è un marxismo anomalo e originale, che si distingue sia dal marxismo positivista dominante in quegli anni — che tendeva a ridurre il materialismo storico a una sorta di legge naturale dello sviluppo sociale — sia dalle interpretazioni più meccanicistiche ed economicistiche della tradizione ortodossa.
Labriola insiste invece sulla storicità radicale del pensiero marxista, sulla necessità di calare l’analisi nei contesti specifici senza cedere alla tentazione delle grandi leggi universali, e sulla centralità della prassi — dell’azione umana storicamente situata — come elemento irriducibile di ogni comprensione della realtà sociale. Sono temi che risuonano fortemente con le preoccupazioni filosofiche del Novecento e che spiegano perché Antonio Gramsci, che pure non lo cita sempre esplicitamente, abbia in molti sensi continuato e sviluppato il progetto labrioliano. Chi fosse appassionato di storia del pensiero italiano e volesse visitare i luoghi che hanno formato i grandi intellettuali della tradizione marxista italiana può trovare ispirazione tra i viaggi culturali in Italia tra storia e filosofia proposti da www.Classtravel.it.
Il rapporto con Engels e la filosofia europea
Uno degli aspetti più affascinanti della figura di Labriola è il suo dialogo diretto con Friedrich Engels, con cui intrattenne una corrispondenza intensa e produttiva negli anni Novanta dell’Ottocento. È una corrispondenza che testimonia la statura internazionale del pensatore italiano e il rispetto che la sua riflessione suscitava nei circoli marxisti europei, ma che rivela anche le tensioni e le divergenze tra il marxismo labrioliano e quello elaborato dai fondatori. Labriola non è un discepolo fedele ma un interlocutore critico, capace di sollevare domande scomode e di resistere alle semplificazioni che già allora minacciavano di trasformare il marxismo in un catechismo piuttosto che in uno strumento di analisi critica della realtà.
Raciti analizza questo dialogo con grande precisione, mostrandone le implicazioni per la comprensione del progetto filosofico labrioliano e inserendolo nel contesto più ampio del dibattito filosofico europeo di fine Ottocento, in cui il marxismo si misurava con il positivismo, il neokantismo, lo storicismo e le prime formulazioni della sociologia moderna.
Labriola e la questione della storia
Il cuore del contributo filosofico di Labriola — e il cuore dell’analisi di Raciti — è la sua concezione della storia. Per Labriola la storia non è una successione di eventi determinata da leggi meccaniche né il dispiegarsi di uno spirito assoluto hegeliano: è il prodotto complesso e contraddittorio dell’azione umana in condizioni materiali date, un processo in cui la necessità e la libertà si intrecciano in modo che nessuna formula semplice riesce a catturare. Questa concezione della storia come processo aperto e contraddittorio, radicato nelle condizioni materiali ma irriducibile al puro determinismo economico, è il lascito più originale e più duraturo del pensiero labrioliano, e quello che più direttamente interpella il lettore contemporaneo.
In un’epoca in cui le grandi narrazioni storiche sembrano esaurite e la filosofia della storia fatica a trovare spazio nel dibattito culturale, tornare a Labriola significa recuperare gli strumenti per pensare la storia come qualcosa che gli esseri umani fanno — non subiscono, non seguono passivamente, ma producono attivamente, anche quando non ne sono consapevoli. È un recupero tanto più urgente quanto più il presente sembra sfuggire a ogni tentativo di comprensione razionale.
Andrea Raciti e la storiografia filosofica italiana
Andrea Raciti si inserisce con questo saggio in un filone importante della storiografia filosofica italiana contemporanea, quello che negli ultimi anni ha lavorato a recuperare e rivalutare figure e tradizioni di pensiero che il Novecento aveva marginalizzato o dimenticato. È un lavoro paziente e necessario, che richiede insieme rigore filologico, profondità teorica e capacità di mostrare la rilevanza attuale di pensatori lontani nel tempo. Raciti dimostra di possedere tutti questi strumenti, costruendo un saggio che sa essere allo stesso tempo una ricerca storica precisa e una riflessione filosofica genuinamente contemporanea. Chi volesse approfondire il proprio interesse per la filosofia e il pensiero critico anche attraverso esperienze di viaggio e formazione può trovare proposte tra gli itinerari culturali e formativi in Italia e in Europa di www.Classtravel.it.
Perché leggere La genesi e le cose oggi
Leggere La genesi e le cose oggi significa fare due cose insieme: riscoprire un pensatore straordinario che la storia ufficiale ha ingiustamente marginalizzato, e acquisire strumenti concettuali per pensare il rapporto tra storia, società e filosofia in modo più rigoroso e più onesto. In un momento in cui il marxismo viene spesso evocato come spettro o come nostalgia, senza essere davvero conosciuto nella ricchezza e nella complessità della sua tradizione filosofica, tornare a Labriola attraverso la guida intelligente di Raciti è un atto insieme intellettuale e politico. Un libro per studenti di filosofia e scienze politiche, per storici del pensiero, per chiunque creda che capire il passato del pensiero critico sia indispensabile per orientarsi nel presente.









