Cammimando per Barcellona si scoprono incredibili posti. Vi portiamo oggi nella chiesa di Mare de Deubde Montsió.

La storia di Montsió non comincia con le pietre, ma con una promessa. Alla metà del Trecento, Barcellona era già una potenza commerciale del Mediterraneo — i suoi mercanti navigavano fino alla Sardegna, i suoi bastaixos scaricavano merci di ogni dove sulla spiaggia della Ribera. In questo clima di ricchezza e devozione mescolate insieme, come spesso accade nei secoli in cui l’uomo non ha ancora imparato a separare il profitto dalla preghiera, nacque il progetto di fondare un monastero domenicano femminile.

Fu nel 1351 che venne posata la prima pietra del nuovo insediamento conventuale, portato avanti grazie alle volontà testamentarie di nobildonne barcellonesi che credevano, con la stessa fermezza con cui credevano nei propri affari, nel potere dell’intercessione divina. Le monache arrivarono dal monastero di Prouille, nel sud della Francia — terra di eresie e santi, di trovatori e inquisitori — e portarono con sé quella disciplina meditabonda che caratterizza l’Ordine dei Predicatori fin dalle origini.

Foto di Anna Maria De Luca

Il monastero prese il nome di Santa Maria de Montsió, una piccola variante del “Mont Sion” gerosolimitano — quella collina di Gerusalemme su cui si consuma, da millenni, il dramma dell’umanità divisa tra cielo e terra. Era un nome carico di significato per donne che avevano scelto la clausura come forma di libertà.

Foto di Anna Maria De Luca

Il segreto di Barcellona

Barcellona è una città che si mostra e si nasconde insieme. Offre la Sagrada Família, il Park Güell, il Camp Nou ai milioni di turisti che transitano ogni anno con la fretta di chi deve “fare” una città come si “fa” una lista della spesa. Ma trattiene per sé i suoi angoli più intimi, quelli in cui il tempo rallenta e diventa qualcosa di vicino all’eternità.

Montsió è uno di questi angoli. Un luogo in cui la storia non è esposta nei pannelli didattici né raccontata dalle audioguide con la voce rassicurante del turismo di massa. È storia che si sente nella fredezza della pietra sotto la mano aperta, nell’odore antico dell’incenso che ha impregnato le navate per settecento anni, nel modo in cui la luce del tardo pomeriggio catalano entra dalle finestre strette e disegna geometrie di oro e ombra sul pavimento.

Restando un poco in questa chiesa si capisce come certe cose si imparano e si dimenticano e si reimparano lungo la vita. Una di queste è che i luoghi sacri non appartengono a nessuna religione in particolare. Appartengono a chiunque abbia la pazienza di fermarsi, di abbassare il ritmo del respiro, di lasciare che il silenzio dica la sua parte.

Il viaggiatore vero non porta a casa fotografie. Porta a casa domande. Ed è nelle domande che sta tutta la ricchezza del viaggio.

Per chi vuole andare oltre

Se la chiesa di Montsió vi ha incuriosito, Barcellona offre un percorso gotico preziosissimo che la maggior parte dei visitatori sfiora senza mai realmente attraversare. Potete esplorarlo con l’aiuto dell’ente del turismo di Barcellona che potrà offrirvi tutte le indicazioni, le mappe e le visite guidate che potete desiderare. La Cattedrale di Barcellona, con il suo chiostro dove le oche bianche passeggiano tra le fontane come fantasmi medievali. La cappella di Santa Àgata nel Palau Reial Major. La basilica di Santa Maria del Mar — la “cattedrale del popolo“, costruita nel XIV secolo dagli stessi bastaixos che scaricavano le merci dal porto, che portarono sulle proprie spalle ogni singola pietra dalle cave del Montjuïc.

Sono chiese che parlano lingue diverse, ma parlano della stessa cosa: la capacità umana di costruire bellezza dove non ce n’era, di trasformare la fatica in preghiera, il sudore in pietra, la pietra in luce.

È questa, alla fine, la vera storia di Barcellona. Non quella dei principi e degli architetti famosi, ma quella degli uomini senza nome che hanno alzato queste mura millennio dopo millennio.

Testo e foto di Redazione | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it

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