Sette storie in prosa e in poesia di Roberto Alessandrini e Roberto Piumini, pubblicate da Oligo dal 27 marzo 2026, per ritrovare una terra dimenticata e le voci di chi l’ha abitata.

Una terra che non ha bisogno di spiegazioni

C’è un posto che si chiama Il deserto. Non ha bisogno di spiegazioni, come scrivono Roberto Alessandrini e Roberto Piumini nell’incipit folgorante di Antigone in Polesine: due strade che fanno una croce, un’osteria lunga e bassa, qualche casa gettata nell’erba come il granoturco per le galline, e intorno la campagna, vicinissima all’argine del Po. La terra odora di terra e di erbaspagna, come qui si chiama l’erba medica. Non c’è una scuola, non c’è una chiesa. C’è, appunto, il niente — e in quel niente comincia tutto.

Il Polesine è una terra anfibia e marginale, proverbialmente lontana dagli accadimenti importanti, eppure attraversata da una vita sotterranea e potente: presagi notturni di gufi e di civette, fatti misteriosi, vicende che riguardano la guerra, l’amore, la follia, poetici malintesi e insopprimibili desideri di fuga. Chi volesse scoprire dal vivo questa terra silenziosa e carica di storia può esplorare i viaggi nel Polesine e nel Delta del Po proposti da Classtravel, tra argini, valli da pesca e borghi dimenticati. È in questo territorio che Alessandrini e Piumini ambientano le sette storie raccolte nel volume, pubblicato da Oligo il 27 marzo 2026 in 204 pagine al prezzo di 19 euro.

Prosa e poesia allo specchio

Il libro ha una struttura originale e affascinante: ogni storia esiste in un doppio registro, sia in prosa sia in poesia, come in un gioco di specchi che moltiplica i significati senza mai esaurirli. Lo sguardo del lettore si disorienta nell’imponenza orizzontale del paesaggio polesano, che trascende i propri confini geografici per farsi territorio linguistico, avventurandosi in carnevali anarchici di sillabe dove il racconto prende forma quasi da solo, come se emergesse dal fango del fiume.

Solo la prima storia — quella che dà il titolo al libro — è, come dichiarano gli autori, tutta vera: un racconto familiare di resistenza al nazifascismo che chiama in causa la più alta giustizia contro il delirio delle leggi degli uomini, un’eco diretta del mito di Antigone calata nella pianura padana del Novecento. Le altre storie, non meno vere nella loro sostanza umana, si concedono le esagerazioni tipiche del racconto che nasce orale, che passa di bocca in bocca e si trasforma, si gonfia, si carica di senso.

Le donne del Polesine: un matriarcato carsico

Una delle cifre più belle del libro è la centralità delle figure femminili. In questa terra piena di odori, le donne si muovono con sorprendente risolutezza da protagoniste, come sarte di un matriarcato carsico — invisibile in superficie, ma capace di determinare tutto ciò che accade sotto. Le avvolge un fascino discreto o lunare, lontano da ogni retorica, radicato nella concretezza quotidiana di chi abita un luogo difficile e lo trasforma in dimora. Per chi desiderasse immergersi in questi paesaggi e nelle loro atmosfere, Classtravel propone itinerari culturali nella pianura padana che toccano luoghi carichi di memoria e bellezza silenziosa.

Roberto Piumini e Roberto Alessandrini: due voci per una terra

Il progetto nasce dall’incontro di due autori con percorsi molto diversi ma convergenti. Roberto Piumini è tra i maggiori scrittori italiani, autore di libri per ragazzi, testi poetici e romanzi per adulti, traduttore dei Sonetti e del Macbeth di Shakespeare, del Paradiso Perduto di Milton e dell’Aulularia di Plauto — di cui ha scritto anche un finale apocrifo. Per Oligo ha già pubblicato Storie per voce quieta. Roberto Alessandrini insegna Antropologia culturale all’Università Pontificia Salesiana di Roma e collabora alla cattedra Unesco Educazione, crescita, uguaglianza dell’Università di Ferrara, oltre ad aver tradotto testi di France, Girard e Le Lionnais. La loro collaborazione produce qualcosa di raro: una scrittura che sa essere al tempo stesso scientificamente attenta al territorio e poeticamente libera, capace di far convivere l’occhio dell’antropologo con quello del visionario.

Perché leggere Antigone in Polesine

Antigone in Polesine è un libro che si sottrae alle classificazioni facili. Non è solo narrativa, non è solo poesia, non è solo letteratura di territorio — è tutte queste cose insieme, attraversate da una domanda più profonda su cosa significhi abitare un luogo, resistere, raccontare. In un’epoca in cui la letteratura italiana tende a concentrarsi sulle grandi città e sui grandi traumi globali, questo libro sceglie il margine, l’argine, il niente del deserto — e lì trova una ricchezza che le luci al neon non riescono a illuminare. Chi legge queste pagine potrebbe sentire il desiderio di partire: i viaggi letterari e di scoperta del territorio curati da Classtravel sono pensati proprio per chi vuole incontrare i luoghi attraverso le storie che li abitano. Come scrivono gli stessi autori in epigrafe, intorno brillano alterne, non abbastanza per illuminare, le briciole di luce delle lucciole — ed è precisamente quella luce fioca e intermittente la luce giusta per leggere questo libro, e forse anche per mettersi in cammino.

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