Il grande romanzo ottocentesco sulla corruzione e l’avidità borghese, definito da Pasolini «il più grande narratore italiano dell’Ottocento dopo Verga», esce in nuova edizione critica per Vallecchi il 27 marzo 2026.
Chi era Gaetano Carlo Chelli?
Nel panorama della letteratura italiana dell’Ottocento, accanto al nome di Giovanni Verga campeggia — troppo spesso dimenticato — quello di Gaetano Carlo Chelli, narratore che Pier Paolo Pasolini non esitò a definire «il più grande narratore italiano dell’Ottocento dopo Verga». Un giudizio folgorante, che da solo dovrebbe bastare a riaccendere la curiosità di ogni lettore appassionato.
Chelli fu il primo narratore verista ad ambientare le proprie storie nella capitale d’Italia, raccontando con lucidità spietata le trasformazioni tumultuose della Roma umbertina: una città in piena espansione edilizia, travolta dalla speculazione immobiliare e dall’ascesa di una borghesia senza scrupoli, avida di denaro e potere. Le sue opere rimasero a lungo nell’ombra, fino a quando Roberto Bigazzi ne curò la riscoperta nel Novecento, riportando alla luce il suo capolavoro assoluto: L’eredità Ferramonti.
L’eredità Ferramonti
Al centro della vicenda c’è la famiglia Ferramonti, che si lacera attorno all’eredità del patriarca Gregorio, un ex garzone diventato ricco fornaio grazie alla propria tenacia. Alla sua morte, i figli — divorati da ambizione, rancore e avidità — si gettano in un vortice di intrighi familiari, calcoli economici e compromessi morali che rispecchiano, in scala domestica, la corruzione dell’intera società italiana postunitaria.
Il romanzo è dominato dalla figura di Irene, donna bellissima e spietata, personaggio ambiguo e inquietante che concentra in sé tutte le contraddizioni di un’epoca: il fascino della modernità e la violenza dei rapporti di potere, la seduzione e il cinismo. Attraverso le vicende dei sei protagonisti — Gregorio, Irene, Mario, Pippo, Teta e Paolo — Chelli costruisce un affresco impietoso della nascente Italia postunitaria, smascherando le radici profonde di quella corruzione che, come il lettore non può non notare, risuona ancora oggi.
Un romanzo di straordinaria attualità
Uno dei motivi per cui L’eredità Ferramonti continua a parlare al presente è la sua capacità di raccontare dinamiche universali: la lotta per l’eredità come metafora del conflitto tra generazioni, tra vecchi valori e nuova avidità, tra identità familiare e interesse personale. La Roma umbertina di Chelli — con i suoi palazzi costruiti sulla speculazione e i suoi salotti borghesi dove si stringono patti spregiudicati — assomiglia in modo inquietante alla realtà contemporanea.
Fu proprio questa perenne attualità a spingere il cinema a interessarsi al romanzo. Nel 1976 il regista Mauro Bolognini ne curò la trasposizione cinematografica in un film di grande successo, con un cast d’eccezione: Anthony Quinn nel ruolo del patriarca Gregorio, Dominique Sanda nei panni dell’affascinante e spietata Irene, e ancora Fabio Testi, Gigi Proietti, Adriana Asti e Paolo Bonacelli nei ruoli di Mario, Pippo, Teta e Paolo. Un film che contribuì a far conoscere Chelli a un pubblico più vasto, ma che oggi rischia di oscurare la grandezza letteraria dell’originale.
La nuova edizione critica Vallecchi (2026)
Dal 27 marzo 2026 L’eredità Ferramonti torna in libreria in una nuova edizione critica pubblicata da Vallecchi, nella collana Italianistica diretta da Gualberto Alvino. Il volume — 390 pagine, 18 euro — è curato da Irene Gualdo e Pietro Trifone, due dei più autorevoli studiosi della lingua e della letteratura italiana. Pietro Trifone è professore emerito di Storia della lingua italiana all’Università di Roma Tor Vergata, già rettore dell’Università per Stranieri di Siena dal 1996 al 2004 e socio ordinario dell’Accademia della Crusca. Irene Gualdo è assegnista presso la Sapienza Università di Roma, dottoressa di ricerca in Scienze documentarie, linguistiche e letterarie in cotutela con l’École Pratique des Hautes Études di Parigi, nonché autrice del volume Diventare insegnante (Utet, 2024). L’edizione è ampiamente corredata di note critiche, che rendono il testo accessibile sia al lettore comune sia agli studiosi e agli studenti universitari.
Perché leggere L’eredità Ferramonti oggi
L’eredità Ferramonti è il capolavoro di un genere poco esplorato rispetto al verismo siciliano di Verga e Capuana: il verismo romano, che affonda le radici nella capitale in trasformazione e nei suoi nuovi protagonisti borghesi. È scritto con una prosa potente e moderna, capace di costruire personaggi memorabili e atmosfere dense, e permette di riscoprire un autore ingiustamente dimenticato che Pasolini considerava secondo solo a Verga. La nuova edizione critica lo rende più accessibile che mai, con note e apparati che guidano il lettore senza appesantirlo. L’eredità Ferramonti è molto più di un romanzo storico: è uno specchio nel quale l’Italia — quella di ieri e quella di oggi — può riconoscersi. Un libro da non perdere.









