Era la Manchester catalana. Poi arrivarono le Olimpiadi, i creativi, gli architetti visionari e il mare. Oggi Sant Martí è forse il quartiere sul mare più tech di Barcellona (e i prezzi della case continuano a lievitare)


photocredit Anna Maria De Luca

Sant Martí la bellezza se l’è guadagnata e porta i segni di quella conquista con una certa eleganza: ciminiere che diventano gallerie, fabbriche che diventano loft, spiagge strappate all’incuria e restituite alla città. Sant Martí riassume insieme il passato e il futuro di Barcellona: il passato agricolo e industriale della città e un futuro che guarda alla modernità con la trasformazione dei quartieri, le spiagge recuperate e i grandi progetti di architettura contemporanea.

Non è un quartiere per tutti. O meglio: non è un quartiere per chi cerca la cartolina. È un quartiere per chi vuole capire dove sta andando una città — e godersi il viaggio.

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La Manchester catalana

Il distretto di Sant Martí è il decimo distretto di Barcellona, situato nella zona nord-est della città. Comprende la maggior parte del territorio dell’antico municipio che gli dà il nome: Sant Martí de Provençals, che fino al 1716 fu una parrocchia sotto la giurisdizione di Santa Maria del Mar, poi municipio indipendente fino al 1897, quando fu inglobato all’interno di Barcellona.

Agli inizi del XX secolo la zona fu teatro di una profonda espansione industriale che la portò ad essere conosciuta come la “Manchester catalana”. Vi si installarono industrie di tutti i settori: tessile, lavorazione del metallo, arti grafiche, pitture e materiali plastici, alimentazione e bevande. Era un quartiere di operai, di turni, di fumo e di sudore. Di persone che costruivano cose con le mani e tornavano a casa stanche e dignitose.

Poi arrivò la crisi post-industriale degli anni Settanta e Ottanta, e quelle fabbriche cominciarono a svuotarsi. Le vestigia industriali di Poblenou e la storica atmosfera operaia di Sant Martí hanno lasciato il posto a un nuovo contesto, nato dopo la crisi post-industriale degli anni ’70-’90. Oggi queste zone sono testimoni di una trasformazione radicale, che le ha trasformate in un fulcro di cultura e innovazione.

Il 1992, quando il mare tornò alla città

La svolta vera arrivò con le Olimpiadi. Con i Giochi Olimpici del 1992 è iniziata la grande trasformazione del quartiere: sono stati costruiti il Villaggio Olimpico e il Porto Olimpico e si è rigenerata la zona marittima. Barcellona si aprì al mare per la prima volta in decenni — il lungomare era stato per anni un’area industriale inaccessibile — e Sant Martí ne fu il principale beneficiario. Le spiagge di Bogatell, Mar Bella, Nova Icària: oggi sono tra le più amate dai barcellonesi, il posto dove trascorrere le domeniche estive, dove fare running al tramonto, dove dimenticarsi che esiste il resto del mondo.

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22@: quando una fabbrica diventa un’idea

Alla fine del XX secolo fu presa la decisione di modernizzare il quartiere Poblenou, che era stato il motore della rivoluzione industriale in Catalogna. Il progetto si chiama 22@ e ha trasformato oltre 200 ettari di suolo industriale in un distretto dell’innovazione tecnologica. Ciò spinse grandi compagnie multinazionali come Microsoft e Yahoo! a spostarsi in quest’area e a lavorare con le università locali e i centri di ricerca, aiutando lo sviluppo del distretto negli ultimi due decenni.

Camminare per le strade del 22@ è un’esperienza straniante e affascinante allo stesso tempo: passeggiare tra le nuove costruzioni futuristiche e gli angoli storici di Poblenou permette di scoprire un tessuto urbano in continua evoluzione. Una vecchia ciminiera qui, un palazzo di vetro e acciaio là, e in mezzo una caffetteria che ha aperto tre mesi fa e che già sembra esistere da sempre.

La Torre Glòries e Els Encants: due icone contemporanee

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Ci sono due luoghi che, più di altri, raccontano l’anima contemporanea di Sant Martí. Il primo è la Torre Glòries — progettata da Jean Nouvel, si staglia nell’orizzonte di Barcellona come un’icona di modernità. I suoi 145 metri rivestiti di vetro colorato cambiano aspetto con la luce: di giorno è quasi discreta, di notte si illumina di rosso e arancio come una brace.

Il secondo è Els Encants Vells, il mercato delle pulci più grande di Barcellona, che si tiene dal lunedì al venerdì e la domenica mattina proprio di fronte alla Torre Glòries. È particolarmente noto per il suo ambizioso soffitto a specchi che crea un effetto affascinante e veramente originale: ti ci metti sotto e vedi riflessa una Barcellona rovesciata, distorta, caleidoscopica. È uno dei luoghi più fotogenici della città, e quasi nessuna guida turistica lo menziona.

Poblenou, il cuore pulsante

Dentro Sant Martí, il quartiere di Poblenou merita un discorso a parte. Si può definire un quartiere in costante fermento che negli ultimi anni sta abbandonando la sua anima industriale e decadente per trasformarsi nel nuovo centro tecnologico e artistico di Barcellona.

A Pobleneu c’è la chiesa di San Francesco d’Assisi dove la domenica sera alle 18.30 si riunisce la comunità italiana per la Messa in italiano celebrata don Giamoaolo Ghisleni.

Le strade si stanno animando di vivaci locali, loft moderni, startup tecnologiche, centri universitari ed eventi di ogni genere.

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La Rambla del Poblenou è la sua spina dorsale: un viale alberato e pedonale dove la vita scorre lenta, barcellonese nel senso più autentico del termine.

Come si vede nella mappa qui sotto, San Martin è la parte più interna mentre copre l’uno alla parte sul mare divise appunto dalla Rambla. Il pallino rosso indica la chiesa dove si svolge la Messa degli italiani.

Intorno, lungo Carrer de Pere IV, le ex fabbriche sono state adibite a spazi creativi. Luoghi come La Escocesa si sono trasformati in laboratori artistici, mentre gallerie come La Plataforma sono diventate punti di riferimento per la comunità artistica. La Rambla è bellissima da percorrere al tramonto, ci sono dei punti dove si balla all’aperto la domenica pomeriggio ma anche la sera ed è piena di bambini, famiglie, nonni e persone che si allenano correndo.

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Negli anni ’80 e ’90, Poblenou è stato la culla della cultura del graffiti a Barcellona, e ancora oggi gli edifici e le fabbriche abbandonate sono la tela perfetta per gli artisti della street art. Se ami questo genere, percorri Carrer de Pere IV con gli occhi aperti: ogni muro ha qualcosa da dire.

Cosa fare, cosa mangiare, dove stare

Il Parc del Centre del Poblenou — progettato da Jean Nouvel — è uno dei parchi più originali della città, con geometrie inaspettate e angoli di silenzio a due passi dal caos. Il Parc de Diagonal Mar, affacciato sul mare, è perfetto per concludere una giornata con i piedi nella sabbia e un tramonto davanti.

Per mangiare, cercate Els Pescadors, considerato uno dei migliori ristoranti di pesce di tutta Barcellona — piccolo, autentico, prenotazione indispensabile. Per un aperitivo, Can Recasens in Carrer de Ramón y Cajal è la tavernetta di quartiere per definizione: tavole di formaggi e affettati, vino sfuso, poca luce e molta conversazione.

Come arrivarci: Metro L4 (gialla), fermata Poblenou o Llacuna. Oppure in tram, linee T4, T5 e T6. Dal centro, meno di quindici minuti.

Testo e foto di Redazione | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it

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