Francesco Forlani nasce in Italia e sceglie Parigi come città d’adozione, dove vive e lavora da molti anni. Scrittore, intellettuale e figura nomade per vocazione, si muove con disinvoltura tra lingue, culture e tradizioni letterarie diverse.
La sua scrittura, che intreccia narrazione, saggio e documento, lo colloca in una tradizione europea di autori che non appartengono a una sola letteratura nazionale. Collabora con riviste e progetti culturali in Italia e in Francia, e rappresenta quella generazione di italiani all’estero che non ha smesso di scrivere nella propria lingua pur avendo scelto di vivere altrove.
Con “L’amico spagnolo”, il suo ultimo romanzo pubblicato da Exorma nel 2025, consolida una voce letteraria originale e riconoscibile, capace di far dialogare storia, politica e invenzione narrativa con rara eleganza.

Il romanzo è in larga parte ambientato a Saragozza. Siamo nel 1895 e la città è percorsa da correnti elettriche e odore di dinamite, abitata da uomini e donne che sognano di cambiare il mondo a colpi di parola e di azione. È in questa città che Francesco Forlani ha scelto di ambientare il suo nuovo romanzo, “L’amico spagnolo” (Exorma, 2025), un libro che parla di anarchia, amicizia e nomadismo con una grazia rara e una voce del tutto originale.
Spiega l’autore a www.Classtravel.it: “La figura di Errico Malatesta ha attraversato tutta la mia storia. Dagli anni del collegio, alla Nunziatella, fino ai miei differenti esili cominciati più di trent’anni fa. Principalmente a Parigi ma anche Torino, Montpellier, Saragozza e dal prossimo autunno Alessandria d’Egitto. Quando si è presentata l’occasione di andare a lavorare come professore di filosofia al liceo francese in Spagna mi sono concentrato sul giro di propaganda che fece a fine ottocento insieme a Pedro Esteve, l’amico spagnolo. Particolarmente il suo passaggio a Saragozza, città dove avrei vissuto per tre anni mi ha permesso di studiare tantissimo, raccogliere documenti e allo stesso tempo raccontare la città del manoscritto ritrovato e di Goya ai nostri giorni. Una città, capitale aragonese e dunque in parte partenopea, ai margini del turismo, a metà strada tra le due altre capitali, Barcellona e Madrid”.
Al centro della storia c’è Errico Malatesta, figura storica dell’anarchismo internazionale, l’uomo che ha già alle spalle quarantadue tradimenti, evasioni leggendarie e attraversamenti clandestini di mezza Europa. Intorno a lui si muove con la grazia di un dandy capace di trasformare ogni gesto, ogni fuga, perfino ogni errore, in qualcosa che abbia forma, ritmo, senso. Ma il vero protagonista — quello che dà il titolo al romanzo — è Franck, musicista con la fisarmonica, professore per stato civile, saltimbanco per amore. Un uomo senza patria fissa, che attraversa confini come se fossero note su uno spartito.
Chi era Errico Malatesta
Errico Malatesta, compaesano dello scrittore, (Santa Maria Capua Vetere, 1853 – Roma, 1932) è stato uno dei più importanti teorici e militanti dell’anarchismo internazionale. Operaio elettricista, oratore straordinario e scrittore prolifico, dedicò l’intera vita alla causa anarchica, subendo decine di arresti, processi ed espulsioni in tutta Europa e in America Latina. Visse in esilio in Argentina, negli Stati Uniti, in Svizzera, in Egitto e per lunghi periodi a Londra, dove divenne figura di riferimento per gli anarchici di tutto il mondo.
Fu amico e interlocutore dei più grandi pensatori rivoluzionari del suo tempo, da Bakunin a Kropotkin. Tornato in Italia dopo la Prima Guerra Mondiale, fu posto agli arresti domiciliari dal regime fascista, che lo tenne sorvegliato fino alla morte. Lasciò un testamento morale in cui chiedeva di combattere senza tradire i propri ideali — un gesto che nel romanzo di Forlani diventa uno dei momenti più toccanti e universali dell’intera storia.

Un romanzo inchiesta
Il romanzo si colloca nella tradizione del “romanzo-inchiesta”, quello che va da Bolaño a Sebald, dove l’indagine storica si intreccia con la ricostruzione personale e il documento d’archivio dialoga con il sogno. Ma Forlani ci aggiunge qualcosa di suo: una voce capace di demolire gli avversari e la vita privata con la stessa ironia affettuosa, senza perdere mai la calma né scivolare nell’acrimonia.
L’Europa degli esuli
Quello che colpisce di più, leggendo “L’amico spagnolo”, è quanto questo romanzo ambientato centotrent’anni fa parli del presente. I suoi personaggi sono uomini e donne che vivono tra più lingue, più paesi, più identità. Sono anarchici nel senso più pieno del termine: non riconoscono confini, non si fermano, non appartengono a nessun posto in modo definitivo.
È impossibile non pensare, leggendo queste pagine, all’autore stesso. Francesco Forlani è italiano, ma da decenni Parigi è la sua città. Come Franck, come Malatesta, come tutti i personaggi del romanzo, ha scelto — o è stato scelto da — una vita di frontiera. Una vita in cui la lingua madre diventa qualcosa di prezioso proprio perché lontana, in cui l’identità nazionale si fa più sottile e più profonda allo stesso tempo.
Il romanzo, così radicalmente europeo, così nomade nella sua anima, è scritto in un italiano preciso, letterario, capace di grande eleganza. Forlani non ha rinunciato alla sua lingua: l’ha portata con sé, come si porta una fisarmonica in viaggio. E come la fisarmonica di Franck, quella lingua produce musica proprio perché suonata lontano da casa.
È una condizione che accomuna molti italiani nel mondo: quella di custodire qualcosa — una lingua, una cultura, un modo di guardare le cose — che nel paese d’origine si dà per scontato, e che invece, vissuta dall’esterno, diventa scelta consapevole, atto d’amore quotidiano.
Anna Maria De Luca









