PARIGI – Entri al Louvre e, ancora prima di vedere un dipinto, vieni sommerso da lei. Tazze, poster, magneti, foulard, borse di tela, ombrelli, maglioni, puzzle, portachiavi, matite, taccuini — tutto con quel mezzo sorriso enigmatico stampato sopra. Benvenuti al più grande museo del mondo, dove il pezzo di merchandising più venduto non è francese. È italiano.

photo credit Anna Maria De Luca
La Gioconda — o Monna Lisa, come la chiamano giustamente gli italiani — è un’opera di Leonardo da Vinci, genio nato a Vinci, in Toscana, nel 1452. Non è un segreto, eppure sembra quasi che ce ne dimentichiamo, travolti dalla narrazione parigina. Invece, ogni volta che un turista compra una tazza con quel volto a Rue de Rivoli, sta inconsapevolmente portando a casa un pezzo dell’Italia.

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E allora sì, c’è qualcosa di profondamente bello — e un po’ ironico — in questo: il museo più visitato di Francia è reso celebre, soprattutto nel suo negozio di souvenir, da un italiano.

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Leonardo dipinse la Gioconda quasi certamente a Firenze, tra il 1503 e il 1519. Fu lui stesso a portarla in Francia quando accettò l’invito di Francesco I, che lo accolse ad Amboise come un tesoro vivente. Il re francese acquistò il dipinto, e da allora rimase in mani transalpine — finendo, dopo la Rivoluzione, nelle collezioni del Louvre. Ma l’opera è italiana nell’anima, nel tratto, nella concezione. Lo sfumato, la psicologia del ritratto, la luce che sembra respirare: quella è roba di casa nostra.

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Ogni anno, milioni di visitatori si accalcano davanti a una tela di 77 × 53 centimetri, protetta da un vetro antiproiettile, cercando di intravedere qualcosa tra i selfie e le braccia alzate. E poi vanno al gift shop. E comprano la Gioconda. Ancora lei.

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Noi italiani dovremmo entrare al Louvre con la testa alta. Non per rivendicare un quadro — ormai la storia ha fatto il suo corso — ma per ricordare a noi stessi, e al mondo, che quell’opera è il prodotto di una cultura, di una tradizione artistica, di una capacità creativa che l’Italia ha donato all’umanità intera. Il Rinascimento non è un periodo storico: è un modo di guardare il mondo, e Leonardo ne era il punto più alto.

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Quindi la prossima volta che ti trovi davanti a uno scaffale pieno di Monne Lise di ceramica, sorridi anche tu — come lei. È un sorriso che viene da lontano. Viene dall’Italia.










