Giunti Editore pubblica una nuova edizione del libro”I volti della menzogna” di Paul Ekman, uno dei testi più significativi nel campo della psicologia della comunicazione non verbale e del riconoscimento dell’inganno.

Paul Ekman, autorità mondiale nello studio della psicologia delle emozioni e della comunicazione non verbale, è scomparso a novembre. E’ stato inserito nel 2009 dal Time Magazine nella lista delle 100 persone più influenti al mondo, e l’American Psychological Association lo ha classificato al 59º posto tra i 100 psicologi più citati del XX secolo. Giunti Editore ripubblica il suo libro cult, “i volti della menzogna”, che si rivolge, coma ha precisato lo stesso Ekman non solo “alla persone interessate professionalmente: mi sono infatti convinto che analizzare come e quando le persone mentono e dicono la verità possa servire a capire meglio molti rapporti umani” condensando decenni di ricerche scientifiche in una forma accessibile anche al pubblico non specializzato.

Hitler e Chamberlaine

Paul Ekman usa l’incontro tra Hitler e Chamberlain del 1938 come esempio emblematico di come un leader politico possa essere ingannato da un altro attraverso la gestione consapevole delle emozioni espresse. Chamberlain tornò a Londra convinto di aver ottenuto la “pace per il nostro tempo”, mentre Hitler aveva mentito su tutta la linea, da grande attore. E’più facile mentire quando non ci sono in gioco le emozioni: certo Hitler non doveva sentirsi in colpa nel mentire al rappresentante del Paese che aveva imposto alla Germania un’umiliante sconfitta militare. Per questo “è molto più facile cogliere indizi comportamentali di menzogna in un paziente con tendenze suicide o nel coniuge adultero che in un diplomatico o in un agente che fa il doppio gioco”.

Il Facial Action Coding System

Con grande serietà, in questo libro, Ekman specifica come non ci sia “nessun segno della menzogna in sé, nessun gesto, espressione del viso o spasmo muscolare che in sé e per sé significhi che una persona sta mentendo. Ci sono soltanto indizi indiritti da cui può trasparire qualcosa”. Nessuna formula perfetta quindi per scoprire chi mente ma una costellazione di indizi da leggere nel contesto. I mentitori controllano bene le parole che pronunciano ma, poiché è impossibile controllare tutto, è proprio nel non verbale che accadono gli indizi. Può essere la voce, campo di grandi studi aperti, può essere un lapsus gestuale, una microespressione… Ekman distingue gli indizi rivelatori – quando l’errore mette a nudo la verità – dagli indizi di falso, quando il comportamento del mentitore fa capire soltanto che mente.

Le microespressioni

Le scoperte di Ekman sulle microespressioni hanno avuto un impatto straordinario ben oltre l’ambito accademico, trovando applicazione nella sicurezza nazionale, nelle investigazioni criminali, nella negoziazione e persino nell’intelligenza artificiale. Come co-scopritore delle microespressioni facciali, Ekman ha identificato quelle brevissime mimiche che si manifestano e svaniscono nell’arco di una frazione di secondo, fino a un venticinquesimo di secondo, rivelando emozioni genuine che il soggetto sta tentando di sopprimere. Negli ultimi anni della sua carriera ha sviluppato software di formazione online per il riconoscimento di queste espressioni, come il Micro Expression Training Tool e il Subtle Expression Training Too.

I movimenti semiautomatici

Ekman distingue i movimenti facciali e corporei in base al grado di controllo volontario che l’individuo esercita su di essi. I movimenti semiautomatici si collocano in una zona intermedia tra i movimenti completamente volontari e quelli totalmente involontari. Si tratta di azioni che originariamente erano volontarie e coscienti, ma che con la ripetizione sono diventate così abituali da essere eseguite in modo quasi automatico, senza che la persona debba pensarci attivamente. Tuttavia, a differenza dei riflessi puri, possono essere interrotte o modificate se la persona vi presta attenzione.

Ekman porta esempi come certi gesti che accompagnano il parlato — ad esempio il modo in cui una persona muove le mani mentre parla, o certi aggiustamenti posturali — che avvengono senza intenzione consapevole ma che, se qualcuno li fa notare, possono essere controllati. I movimenti semiautomatici possono “sfuggire” al controllo nei momenti di stress o distrazione emotiva, rivelando stati interni che la persona non intende mostrare. Si differenziano dalle microespressioni vere e proprie, che sono invece del tutto involontarie e rapidissime, ma contribuiscono comunque alla “perdita” di informazioni emotive che Ekman considera centrale nel suo studio dell’inganno.

Gli indizi dal sistema nervoso autonomo

Il sistema nervoso autonomo regola funzioni corporee involontarie che si attivano automaticamente in risposta a stati emotivi intensi. Proprio perché sono involontarie, queste reazioni sono estremamente difficili da controllare o simulare consapevolmente, e per questo Ekman le considera tra gli indizi più affidabili per rilevare emozioni nascoste.

Il rossore è forse l’esempio più noto. Si tratta di una vasodilatazione periferica che provoca arrossamento del viso, del collo e talvolta del petto. È associata a imbarazzo, vergogna o colpa, ed è praticamente impossibile da simulare volontariamente o da sopprimere. Ekman la considera un segnale particolarmente prezioso proprio per questa ragione.

Il pallore è la reazione opposta: una vasocostrizione che riduce il flusso sanguigno in superficie, tipicamente associata a paura intensa o shock. Anche questo segnale sfugge al controllo volontario. La sudorazione è un altro indicatore classico, legato all’attivazione del sistema simpatico in situazioni di stress, paura o ansia. Ekman nota che spesso si manifesta in zone specifiche come il labbro superiore, la fronte o i palmi delle mani.

Le modificazioni della respirazione — come respiro accelerato, superficiale o irregolare — accompagnano stati emotivi come la paura o l’eccitazione e possono essere osservate anche senza strumenti, prestando attenzione al movimento del torace o ai suoni della voce. Le variazioni nella voce sono in parte mediate dal sistema autonomo: l’attivazione emotiva altera la tensione delle corde vocali e la salivazione, producendo cambiamenti nel timbro, nella velocità del parlato, nella presenza di pause o di un tono più acuto. La dilatazione delle pupille è un altro segnale autonomo, difficile da osservare a occhio nudo ma rilevabile in condizioni di buona illuminazione: si dilata in presenza di eccitazione emotiva o paura.

Il punto teorico fondamentale che Ekman sottolinea è che questi segnali neurovegetativi hanno una doppia valenza. Da un lato, come tutti gli indizi emotivi, possono essere presenti anche in persone innocenti che semplicemente si sentono in ansia per il fatto di essere osservate o sospettate — quello che Ekman chiama il rischio di Otello, ossia il pericolo di scambiare l’emozione dell’accusato innocente per quella del colpevole. Dall’altro, quando compaiono in combinazione con altri segnali — microespressioni, incongruenze verbali, movimenti semiautomatici — aumentano significativamente la probabilità che si stia cercando di nascondere qualcosa. Ekman è sempre molto cauto nel sostenere che nessun segnale singolo, inclusi quelli neurovegetativi, costituisce una prova certa di menzogna. Essi vanno letti all’interno di un contesto più ampio e in relazione al comportamento basale della persona osservata.

Paul Ekman

Paul Ekman (Washington il 15 febbraio 1934 – San Francisco il 17 novembre 2025), dopo gli studi all’University of Chicago e alla New York University e, nel 1958, un dottorato in psicologia clinica presso l’Adelphi University, andò a fare tirocinio presso il Langley Porter Neuropsychiatric Institut, dove poi lavorò dal 1960 al 2004. La sua carriera è stata sostenuta per oltre quarant’anni dal National Institute of Mental Health attraverso borse di studio e riconoscimenti, ricevendo per la prima volta nel 1971 lo Scientist Research Award, premio che gli sarebbe stato assegnato altre cinque volte nel corso della sua vita professionale.

Ekman iniziò il suo percorso come ricercatore scientifico alla fine degli anni 1950, conducendo uno studio sui movimenti della mano e i gesti, per poi interessarsi di espressioni del volto e variabili cross-culturali nel comportamento non verbale a partire dal 1965. Un momento cruciale della sua ricerca avvenne tra il 1967 e il 1968, quando si recò in Papua Nuova Guinea per studiare il comportamento non verbale del popolo Fore, una tribù completamente isolata dal mondo civilizzato, esperienza che gli permise di dimostrare l’universalità delle espressioni emotive, confutando le teorie antropologiche precedenti che le consideravano culturalmente determinate.

L’influenza di Ekman ha oltrepassato i confini della comunità scientifica per entrare nella cultura popolare: ha collaborato nel 2001 con John Cleese per il documentario BBC “The Human Face”, le sue ricerche hanno ispirato la serie televisiva “Lie to Me” con Tim Roth, e ha lavorato come consulente per il film Disney-Pixar “Inside Out”, contribuendo a rendere scientificamente accurate le rappresentazioni delle emozioni nel celebre film d’animazione. La sua eredità scientifica comprende oltre 100 pubblicazioni accademiche e numerosi libri divulgativi, tra cui “Emotions Revealed” e opere specifiche sulla menzogna che hanno formato generazioni di psicologi, investigatori e professionisti della comunicazione in tutto il mondo.

La complessità della menzogna come fenomeno umano

Nonostante sia basato su anni di ricerca accademica rigorosa, il testo non richiede un background scientifico particolare per essere compreso, e questo lo rende fruibile tanto agli addetti ai lavori quanto a chiunque sia semplicemente curioso di comprendere meglio la comunicazione umana. La vera forza del libro sta nella sua capacità di far riflettere sulla complessità della menzogna come fenomeno umano, sulle questioni etiche legate al riconoscimento dell’inganno e su come la consapevolezza di questi meccanismi possa influenzare profondamente le nostre relazioni personali e professionali. Si tratta quindi non solo di un manuale tecnico, ma di un invito a una maggiore consapevolezza delle dinamiche comunicative che permeano ogni aspetto della nostra vita sociale, purché affrontato con spirito critico e senza la pretesa di trasformarsi in infallibili rilevatori di bugie.

GIUNTI PSICOLOGIA.IO

Giunti Psicologia.Io è un marchio editoriale che fa parte del Gruppo Giunti Editore, il secondo gruppo editoriale italiano. Giunti è una delle poche case editrici italiane che possono vantare una tradizione oggettivamente rilevante in campo psicologico, avendo avuto nel suo catalogo tutti i maggiori autori nazionali e internazionali che hanno contribuito in modo decisivo alla storia della psicologia. Potremmo citare, a titolo di esempio, Jean Piaget, Lev Vygotskij, Max Wertheimer, Wolfgang Köhler, Kurt Lewin, John Watson, Sigmund Freud, Melanie Klein, John Bowlby, Carl Rogers, Daniel Kahneman, Ulric Neisser, Margaret Mead, Cesare Musatti… l’elenco sarebbe lungo.

Ancora oggi vanta long seller come Influence: The Psychology of Persuasion (Le Armi della Persuasione) di Robert Cialdini, The Design of Everyday Things (La Caffettiera del Masochista) di Norman, Learned Optimism (Imparare l’Ottimismo) di Martin Seligman e, appunto, Ekman’s Raccontare bugie (I volti della Menzogna).

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