Nel cuore verde di Gozo sorge un santuario che non è solo un luogo di fede, ma un’architettura del silenzio dove il Mediterraneo sembra trattenersi per ascoltare.

Arrivare a Ta’ Pinu significa lasciare il mare per un momento. L’isola di Gozo custodisce questo santuario tra i campi terrazzati e le antiche mura a secco della sua campagna occidentale, nei pressi del villaggio di Għarb. La basilica appare all’improvviso, alta e solitaria contro il cielo, con la sua facciata color miele che sembra assorbire la luce del pomeriggio e restituirla trasformata in qualcosa di più caldo, quasi in carne.

La storia di questo luogo comincia con un suono. Era il 1883 quando Karmni Grima, una contadina del posto, sentì una voce provenire da una piccola cappella rurale dedicata alla Madonna. La voce le chiese di recitare tre Ave Marie. Karmni obbedì, e in seguito al fatto cominciarono a moltiplicarsi le guarigioni attribuite all’intercessione della Vergine. La fama del luogo si diffuse sull’isola, poi oltre il mare, fino a toccare le comunità maltesi nel mondo intero.

“Una contadina udì una voce provenire da una cappella di campagna. Da quel giorno, Gozo non è più stata la stessa.”

La basilica attuale fu edificata tra il 1920 e il 1931 in stile neoromanico, incorporando al suo interno la cappella originale del 1600, che è ancora visibile e accessibile ai visitatori. L’effetto è quello di una cattedrale che contiene nel petto un cuore antico: ci si trova davanti all’altare maggiore e, voltandosi, si scende di qualche gradino per ritrovarsi nella stanza dove tutto ebbe inizio, con le pareti coperte di ex voto — foto in bianco e nero, stampelle abbandonate, lettere scritte a mano — che raccontano secoli di speranza e di gratitudine.

Nel 1990 Papa Giovanni Paolo II si recò in pellegrinaggio a Ta’ Pinu durante la sua visita a Malta, consacrandone definitivamente il ruolo di luogo spirituale di rilievo internazionale. Ma la forza del santuario non risiede nella sua storia ufficiale: è nella qualità dell’aria all’interno, in quel silenzio particolare che si trova solo nei luoghi dove molte persone hanno pregato con intensità, lasciando qualcosa di invisibile e permanente.

Un luogo sacro da tremila anni

La Cittadella fu il primo insediamento di Gozo intorno al 1500 a.C., e il tempio edificato dai Fenici dominava già l’acropoli. Un’iscrizione punica databile al III secolo a.C. riporta un decreto del popolo di Gozo che prevedeva il restauro di quattro templi, uno dei quali dedicato ad Astarte, la principale divinità cartaginese.

Con la conquista romana, lo stesso tempio fu dedicato a Giunone e rinnovato nel corso del periodo imperiale. I capitelli dorici di quell’antico edificio sono ancora oggi visibili nel Museo della Cattedrale.

Il passaggio al cristianesimo trasformò gradualmente questo spazio sacro in chiesa. Ma la storia dell’edificio attuale è segnata da una catastrofe: nel 1551 la chiesa fu saccheggiata dagli Ottomani, quando tutta la popolazione di Gozo fu ridotta in schiavitù e trasferita in Libia, per poi essere fortemente danneggiata dal terremoto della Sicilia del 1693, motivo per cui si decise di demolire la vecchia struttura e realizzare quella attuale.

La Basilica di Ta’ Pinu vista dalla grande piazza lastricata. Costruita interamente in pietra calcarea dorata, la sua facciata neoromanica domina la pianura occidentale di Gozo sotto un cielo perennemente azzurro. photo_credit_Anna_Maria_De_Luca

La visita si completa passeggiando lungo la Via Crucis che sale sulla collina dietro il santuario. Le quattordici stazioni in terracotta si snodano tra la macchia mediterranea, e al termine si apre uno dei panorami più belli di Gozo: la pianura di Għarb con i suoi campi a perdita d’occhio, il campanile del villaggio, e in lontananza il blu increspato del Canale di Sicilia. È un promontorio che invita alla riflessione anche per chi non è credente.

Ta’ Pinu si visita in ogni stagione, ma la primavera è il momento d’elezione: i campi intorno alla basilica sono coperti di papaveri e margherite selvatiche, e la luce del mattino bagna la facciata di pietra con una dolcezza che nessun filtro fotografico saprebbe imitare. Chi viene a Gozo cercando il mare, spesso riparte con questo santuario impresso nella memoria più di qualsiasi spiaggia

Gozo_photo_credit_Anna_Maria_De_Luca

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È una delle chiese più belle e suggestive di Malta e Gozo, perfetta da fotografare con il cielo azzurro.

Varcare la soglia di Ta’ Pinu è un cambio di stato. Fuori c’è il sole bianco di Gozo, l’orizzonte aperto, il vento che piega i campi. Dentro regna una penombra fresca e dorata, costruita con la stessa pietra calcarea maltese che si trova ovunque sull’isola ma qui lavorata con una cura eccezionale: le sculture sulle pareti, i capitelli, le cornici degli archi mostrano una maestria artigianale che sorprende in un edificio del Novecento.

Le tre navate si dispongono secondo una classica pianta a croce latina, con le volte che si alzano creando una prospettiva di silenziosa verticalità. Lungo i corridoi laterali, la luce filtra dalle finestre arcuate e tocca una delle caratteristiche più commoventi del santuario: gli ex voto. Centinaia, forse migliaia di oggetti appesi alle pareti o posati nelle teche — fotografie ingiallite, stampelle abbandonate, cinture di sicurezza, caschi, busti ortopedici, abitini da neonato, lettere scritte a mano. Ogni oggetto è una storia privata di dolore e di grazia, un vocabolario tangibile della speranza umana.

In fondo alla navata centrale, oltre l’altare maggiore, si scende di qualche gradino per ritrovarsi nella cappella originale del Seicento — il cuore antico dentro il corpo nuovo. Sul piccolo altare campeggia ancora il quadro dell’Assunzione della Vergine, lo stesso davanti al quale Karmni Grima udì la voce nel 1883. Stare in quella stanza, a pochi passi dall’immagine che avrebbe cambiato la storia dell’isola, produce una sensazione difficile da descrivere: qualcosa tra la curiosità storica e qualcosa di più antico, che le parole non riescono a nominare con precisione.

Lungo i corridoi laterali della basilica si trovano pannelli e fotografie che documentano le visite di Giovanni Paolo II (1990) e Benedetto XVI (2010), oltre a una raccolta di oggetti lasciati dai fedeli come ringraziamento per grazie ricevute: dalle stampelle ai caschi da moto, dai busti ortopedici agli abitini da battesimo. Un museo involontario della fragilità umana.

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Informazioni pratiche per la visita

La Cattedrale è aperta ogni giorno dalle 5:00 alle 20:00; le visite sono sospese durante le celebrazioni liturgiche. Il Museo della Cattedrale è aperto dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 16:00, chiuso la domenica e durante le festività religiose. Il biglietto d’ingresso costa 4 € e vale sia per la Cattedrale che per il museo.

La cattedrale si raggiunge facilmente a piedi dalla stazione degli autobus di Victoria, salendo verso la Cittadella: l’ingresso è gratuito per le mura e la piazza, mentre il biglietto è richiesto per gli interni del museo.

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