Da Calw a Montagnola, dal monastero di Maulbronn al lago di Costanza: una guida letteraria sulle tracce di un uomo che scelse sempre la coscienza contro il potere
Hesse non smise mai di cercare. Cercò l’India e si fermò in Malesia. Cercò il silenzio e scrisse decine di libri. Cercò se stesso e trovò, ogni volta, un sé diverso. Caramelli ci invita a seguirlo — non per trovare le risposte, ma per capire meglio le domande.
C’è una domanda implicita in ogni libro su Hermann Hesse, e Roberto Caramelli non la evita. Anzi, la mette in apertura, come una chiave che apre tutto il resto: cosa avrebbe fatto Hesse oggi? Cosa avrebbe detto di fronte alle stragi di civili, alla distorsione sistematica della verità, all’ascesa di quello che il critico Kyle Chayka ha definito sul New Yorker “tecno-nazismo”?
La risposta che Caramelli suggerisce è scomoda e precisa: lo stesso che fece durante la Seconda Guerra Mondiale. Si sarebbe chiuso in un silenzio assordante. Non per viltà — ma perché sapeva che le parole, di fronte a certi orrori, non bastano. E aveva imparato a rispondere con la letteratura: quell’ultimo capolavoro che è Il gioco delle perle di vetro, scritto mentre l’Europa bruciava, è la risposta di un uomo che non si rassegna ma non si illude.
È da questa tensione tra ideale e realtà che nasce “In viaggio con Hermann Hesse” (Edizioni Elliot, pp. 168, €18), il secondo libro di viaggio letterario firmato da Caramelli — dopo il precedente dedicato a Shakespeare — che usa la figura di uno scrittore come bussola per esplorare luoghi, epoche, domande ancora aperte.
Due libri in uno
Il volume è costruito in modo bipartito, e la struttura non è casuale. La prima parte è un viaggio nel pensiero di Hesse — nei suoi ideali, nella sua biografia intellettuale, nel sistema di valori che ha alimentato intere generazioni del Novecento e che oggi suona più urgente che mai.
Pacifismo. Ambientalismo. Uguaglianza. Giustizia sociale. Rifiuto di ogni nazionalismo e razzismo. Sono le parole con cui Caramelli descrive la visione del mondo dell’autore di Siddharta — e sono parole che nel 2026 non hanno perso un grammo del loro peso. Anzi.
La seconda parte è invece una guida di viaggio letteraria in senso stretto: luoghi concreti, indirizzi, chiavi di lettura per chi voglia seguire Hesse fisicamente attraverso i paesi dove nacque, studiò, visse, lavorò e morì. Una mappa sentimentale e geografica insieme.
Le radici: Calw e Maulbronn
Il viaggio comincia dove comincia ogni vita: il luogo di nascita. Calw è una piccola città del Baden Württemberg, non lontana da Stoccarda, dove Hermann Hesse nacque nel 1877. È una di quelle cittadine tedesche che l’Italia conosce poco — compatte, austere, orgogliose delle proprie radici. Oggi porta con onore il nome del suo figlio più famoso.
Ma il luogo della formazione — quello che lascia un’impronta indelebile nell’immaginario di uno scrittore — è Maulbronn. Il complesso monastico cistercense fondato nel 1147 è entrato nel Patrimonio UNESCO nel 1993, e per buone ragioni: è uno degli esempi meglio conservati di architettura monastica medievale in tutta Europa. Hesse vi studiò, e vi ambientò due delle sue opere più importanti: Narciso e Boccadoro e Il gioco delle perle di vetro. Camminare per quei chiostri significa camminare dentro i romanzi — capire da dove vengono quelle atmosfere di tensione tra spirito e materia, tra ordine e libertà, che attraversano tutta la sua narrativa.
Tübingen viene subito dopo: qui il giovane Hesse, appena diciottenne, lavorò come commesso di libreria — uno di quei dettagli biografici che sembrano banali e non lo sono affatto. Hesse tra i libri altrui, a imparare il mestiere del lettore prima ancora di quello dello scrittore.
Il lago di Costanza e la prima vita familiare
Una tappa importante della guida è Gaienhofen, sul versante tedesco del Lago di Costanza. Qui Hesse visse per anni con la prima moglie, Maria Bernoulli, e i loro figli — in due diverse abitazioni, in quella che doveva sembrare una vita ordinata e borghese ma che nascondeva già le tensioni che avrebbero segnato tutta la sua esistenza: tra il bisogno di famiglia e il bisogno di solitudine, tra il radicamento e il viaggio.
Il Lago di Costanza è uno di quei luoghi europei che meritano un viaggio anche al di là di qualsiasi motivazione letteraria — acque che cambiano colore con la luce, rive tedesche e svizzere e austriache che si guardano da sponde diverse. Caramelli lo racconta come Hesse lo visse: come paesaggio che contiene più domande che risposte.
La Svizzera, rifugio e patria d’adozione
Il capitolo dedicato alla Svizzera è il cuore del libro, e non potrebbe essere altrimenti. La Svizzera non fu per Hesse solo un paese di residenza — fu la scelta di campo di un uomo che rifiutava il nazionalismo tedesco con una coerenza totale, pagandola in isolamento e incomprensioni.
Basilea accoglie la Hermann Hesse Platz — una piccola piazza che vale la visita non tanto per le sue dimensioni quanto per il suo significato: un paese che ha scelto di intestare uno spazio pubblico a uno straniero che aveva scelto di essere svizzero per convinzione morale prima ancora che per necessità pratica.
Ma la tappa più sorprendente e meno nota è Monte Verità, ad Ascona. Qui, nel 1904, Hesse partecipò alla vita di una comunità straordinaria — artisti, filosofi, riformatori sociali che praticavano il vegetarianesimo, rifiutavano la società industriale, riconoscevano la completa uguaglianza tra uomini e donne. Una utopia concreta, vissuta su una collina con vista sul Lago Maggiore, decenni prima che queste idee diventassero senso comune. Monte Verità fu frequentata anche da Carl Gustav Jung, Rudolf Steiner, Isadora Duncan — un laboratorio del pensiero novecentesco che Caramelli racconta con la stessa precisione che riserva ai dettagli architettonici dei monasteri.
Tra i luoghi di cura e di riposo ci sono l’Alta Engadina — quella stessa Engadina che aveva stregato Nietzsche — e Baden, con le sue acque termali. Berna e Zurigo completano la mappa svizzera.
La Montagnola, la casa dell’ultima vita
La dimora dove Hesse trascorse più tempo, e dove morì nel 1962, è quella della Montagnola, sopra Lugano, nel Canton Ticino. Un posto sospeso tra Italia e Svizzera, tra la lingua italiana e l’anima tedesca, tra la luminosità mediterranea e la profondità nordica. Il tipo esatto di luogo che sceglie chi ha bisogno di stare a confine.
Nella sua ex casa è stato ricavato un museo multimediale — uno dei migliori esempi di come uno spazio vissuto possa diventare strumento di comprensione, se trattato con intelligenza e rispetto. Caramelli lo visita e lo racconta come parte del percorso, non come tappa obbligatoria da spuntare su una lista.
L’Italia, storia e delusione asiatica
Hesse amò l’Italia con la passione razionale di chi cerca la bellezza come forma di conoscenza. Venezia, Firenze, Genova, l’Umbria, Milano — non una ricognizione turistica, ma una ricerca di storia e opere d’arte che alimentasse il pensiero e la scrittura. Un Grand Tour personale, compiuto più volte nel corso della vita, con la curiosità di chi sa che la cultura visiva trasforma il modo di scrivere.
Diversa, e dolorosa, fu l’esperienza asiatica. Hesse partì alla volta dell’India alla ricerca delle radici del Buddismo — quella stessa tensione verso l’Oriente che aveva nutrito Siddharta e che attraversa tutta la sua opera. Ma non raggiunse mai l’India vera. Si fermò in Malesia, Sri Lanka, Singapore — un viaggio che si interruppe prima della meta, e che probabilmente contribuì a rendere il suo Oriente letterario ancora più potente di quello reale. L’India di Siddharta è un’India interiore, non geografica. E forse solo chi non è riuscito ad arrivarci davvero poteva scriverla così.
Gli acquerelli. Vedere i luoghi come Caramelli li ha visti
Anche in questo secondo volume, come nel precedente dedicato a Shakespeare, Roberto Caramelli accompagna il testo con i propri acquerelli, realizzati durante le visite nei luoghi di Hesse. Una coerenza di metodo che dice molto sull’approccio dell’autore: non il giornalismo di viaggio rapido e fotografico, ma la lentezza di chi si ferma, guarda, e poi traduce ciò che ha visto in un segno che porta il peso della sua soggettività.
Gli acquerelli non illustrano. Interpretano. E in un libro su Hesse — uno scrittore che ha fatto della pittura una seconda lingua — questa scelta ha una risonanza particolare.
L’autore, Roberto Caramelli
“In viaggio con Hesse” conferma una tendenza già evidente nel libro su Shakespeare: Caramelli non è interessato alla biografia celebrativa né alla guida turistica convenzionale. Il suo metodo è sempre doppio — storico e attuale, geografico e filosofico, descrittivo e militante. Un libro su Hesse non può non chiedersi cosa direbbe Hesse oggi. Un libro su Shakespeare non può non chiedersi perché certi luoghi europei sembrano ancora usciti dal palcoscenico del Bardo.
È questo doppio registro che rende la lettura stimolante anche per chi conosce già bene l’autore trattato — e ancora più preziosa per chi si avvicina per la prima volta.
Roberto Caramelli è un giornalista e scrittore italiano con una carriera costruita nel giornalismo culturale e di viaggio ai più alti livelli della stampa nazionale. Ha lavorato a «l’Unità», «L’Espresso» e, per molti anni, al supplemento “Viaggi” del quotidiano «la Repubblica». Attualmente insegna Linguaggi della Pubblicità presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale.
Una carriera che attraversa alcune delle testate più importanti della storia della stampa italiana — dall’«Unità» di quando era ancora il quotidiano di riferimento della sinistra culturale, all’«Espresso» nel momento del suo massimo splendore come settimanale d’approfondimento, fino alle pagine del supplemento «Viaggi» di «Repubblica», uno degli spazi editoriali più letti e influenti del giornalismo di viaggio italiano degli ultimi decenni.
È anche pittore e acquerellista — e questa è forse la componente meno conosciuta ma più caratteristica della sua identità. Entrambi i suoi libri per Elliot Editore, “In viaggio con Shakespeare” e “In viaggio con Hermann Hesse”, sono arricchiti da acquerelli originali realizzati durante le visite nei luoghi di cui scrive. Non illustrazioni commissionate a terzi, ma opere proprie — il taccuino visivo di un autore che guarda i luoghi con lo stesso rigore con cui li racconta.
I suoi libri per Elliot appartengono alla collana Antidoti, dedicata alla saggistica di taglio letterario, ai libri di viaggio e ai memoir. Si tratta di guide letterarie che combinano la precisione del giornalismo di reportage con la passione dell’appassionato di letteratura — un genere che in Italia ha pochi praticanti così solidi.
Anna Maria De Luca
Scheda del libro
| Titolo | In viaggio con Hermann Hesse |
| Autore | Roberto Caramelli |
| Editore | Edizioni Elliot |
| Pagine | 168 |
| Prezzo | €18,00 |
| Con | Copertina e acquerelli originali dell’autore |
| 🌐 Acquisto | elliotedizioni.it |
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