Monache, fanciulle in fuga, viaggiatori malinconici: la Shelley fuori da Frankenstein, in una raccolta che cambia l’immagine di un’autrice che credevamo di conoscere
Tutti conoscono Mary Shelley. O credono di farlo. Diciannove anni, una villa sul lago di Ginevra, una notte di luglio del 1816 in cui Byron sfida gli amici a scrivere ciascuno una storia dell’orrore — e da quella sfida nasce Frankenstein, il mostro più famoso della letteratura occidentale, il libro che ha inventato la fantascienza e ridefinito il gotico, il romanzo che una ragazza scrisse a un’età in cui oggi si prepara la tesi di laurea.
Ma Mary Shelley non è solo Frankenstein. E “Racconti italiani” — la raccolta appena pubblicata da Bibliotheka Edizioni nella traduzione di Giulia Di Biagio, disponibile dal 1° maggio 2026 — è la prova più bella di questo.
Una Shelley che non ci aspettavamo
Mary Shelley inventò un mostro a diciannove anni. Poi passò tutta la vita a scrivere di esseri umani — monache in fuga, eroine spezzate, donne che cercano di essere libere in un mondo che non glielo permette. Questi racconti italiani sono quella parte della storia che non ci avevano ancora raccontato. Cosa troviamo in questi racconti? Non laboratori, non creature cucite insieme da pezzi di cadavere, non gli abissi filosofici del dottor Frankenstein. I personaggi che si muovono in queste pagine sono monache e fanciulle rinchiuse, viaggiatori malinconici, eroine sospese tra devozione e desiderio, che vivono in una tensione costante tra ciò che li trattiene e ciò che li respinge.
È una Mary Shelley diversa, più intima, più attenta alle pieghe dell’animo che alle architetture del terrore. Lontani dalle atmosfere gotiche di Frankenstein e dalle riflessioni filosofiche dei romanzi maggiori, questi racconti rivelano una scrittrice attenta alle sfumature psicologiche, ai sentimenti e alle contraddizioni dell’animo.
La raccolta porta finalmente in italiano una parte della sua produzione che l’editoria nostrana aveva in gran parte ignorato. Mary Shelley non pubblicò mai una vera e propria raccolta dei propri racconti, ma si limitò a scriverli destinandoli a riviste come il The Keepsake. La maggior parte delle storie, a carattere prevalentemente gotico-romantico e politico, sono ambientate in periodi che vanno dal XIX secolo britannico, alla guerra d’indipendenza greca e al XIV secolo italiano.
Eccoli, finalmente, in italiano. In un volume curato, leggibile, restituito a un pubblico che per troppo tempo ha potuto accedere a questi testi solo in inglese — o non accedervi affatto.
Ascolta la trasmissione radio in cui abbiamo parlato di questo libro:

L’Italia come palcoscenico dell’anima
Il titolo non è una convenzione editoriale. L’Italia è davvero al centro di questi racconti — non come sfondo decorativo, ma come spazio morale e psicologico in cui i personaggi si trovano a fare i conti con se stessi.
Mary Shelley conosceva l’Italia molto bene. Troppo bene, forse, per raccontarla con distanza. Nel 1818, i coniugi Shelley si trasferirono in Italia. Qui Mary scrisse Mathilda (1819-1820). Nel 1822, dopo la morte di Percy, fece ritorno in Inghilterra. Furono anni intensi, carichi di perdite — morirono tre dei suoi quattro figli, poi Percy annegò nel Mar Ligure durante una tempesta. L’Italia fu per lei il paese della gioia e del lutto, insieme. Il paese in cui diventò adulta nel modo più brutale possibile.
Non è strano, allora, che nei suoi racconti l’Italia diventi un luogo di tensione permanente — tra il desiderio di bellezza e il peso della storia, tra la libertà invocata e i vincoli che la rendono impossibile. I conventi, le famiglie potenti, i matrimoni imposti: tutto concorre a creare un’atmosfera in cui le protagoniste lottano per respirare in un mondo che le tiene prigioniere.
La fuga come filo conduttore
C’è un tema che attraversa tutta la raccolta con la costanza di un basso continuo. La fuga, nelle sue molte declinazioni, è il vero filo conduttore dell’intera raccolta. Si fugge da un destino imposto, da un matrimonio forzato, da una patria perduta o da sé stessi; ma ogni fuga si rivela, in ultima analisi, un tentativo di ritrovare un senso di appartenenza, di riconciliare identità frammentate. Perché la libertà, tanto invocata, è sempre parziale e vulnerabile.
Questa tensione — tra la fuga come liberazione e la fuga come perdita — è profondamente autobiografica. Mary Shelley era fuggita a diciassette anni con Percy, lasciandosi dietro la famiglia, la rispettabilità, la sicurezza. Aveva scelto la libertà e ne aveva pagato il prezzo — in solitudine, in lutto, in una vita che non fu mai semplice né lineare. Sapeva cosa significa fuggire. Sapeva anche cosa si lascia indietro.
Nei suoi racconti italiani, le donne fuggono sempre — ma la libertà che trovano è sempre incompleta, sempre minacciata, sempre più fragile di quanto sperassero. È una visione che non concede consolazioni facili, e che per questo suona ancora oggi straordinariamente moderna.
Chi era davvero Mary Shelley
Per capire questi racconti, vale la pena ricordare chi era la donna che li scrisse — al di là del mito di Frankenstein.
Mary Shelley (Londra 1797-1851) era figlia del filosofo William Godwin e di Mary Wollstonecraft, autrice della prima dichiarazione dei diritti delle donne, morta poco dopo il parto. A 16 anni conobbe Percy B. Shelley, già sposato, e a 17 anni fuggì con lui in Svizzera.
Una fuga, anche lei. Come le sue protagoniste. Come se la sua vita fosse già scritta nei temi che avrebbe poi esplorato nella finzione.
Crebbe leggendo i libri del padre, circondandosi di filosofi e poeti, in un ambiente intellettuale eccezionale per l’epoca — ma anche gravato da aspettative impossibili, da una madre morta troppo presto, da una matrigna che non amava. Imparò presto che la libertà costa.
Oltre a Frankenstein, scrisse romanzi come Valperga — ambientato nell’Italia medievale — e L’ultimo uomo, apologo distopico sulla fine dell’umanità, molto prima che il genere avesse un nome. Scrisse saggi, cuò le poesie del marito morto, si guadagnò da vivere con la penna in un’epoca in cui le donne scrittrici erano tollerate appena. La sua produzione è molto più vasta di quanto il solo Frankenstein lasci intuire.
Un’editrice che sceglie bene
Bibliotheka Edizioni è una casa editrice romana piccola e precisa, specializzata nei classici della letteratura mondiale con particolare attenzione alle voci femminili e ai testi meno frequentati. La scelta di pubblicare questi racconti di Mary Shelley in una nuova traduzione — firmata da Giulia Di Biagio — dice molto sulla cura editoriale che sta dietro al progetto.
La traduzione non è un dettaglio secondario, per testi come questi. Le storie della Shelley vivono di sfumature linguistiche, di ritmo, di un uso del paesaggio che è sempre anche metafora psicologica. Una traduzione sbagliata può appiattire tutto. Quella di Giulia Di Biagio, a giudicare dalle prime descrizioni, sembra fedele allo spirito dell’originale senza rinunciare alla fluidità in italiano.
Il volume fa parte della collana Classici dell’editore — la stessa che ospita altre perle della narrativa breve dell’Ottocento, da Henry James a Oscar Wilde — a 168 pagine, €16,00.
Perché leggerlo ora
C’è qualcosa di particolarmente opportuno in questa pubblicazione. In un momento in cui si discute molto di voci femminili nella letteratura, di canoni da riscrivere, di autrici dimenticate o marginalizzate — Mary Shelley offre un caso esemplare. È celebratissima per Frankenstein, e quasi sconosciuta per tutto il resto.
Questi racconti italiani colmano una lacuna reale. Mostrano una scrittrice che non si esaurisce nel suo capolavoro, che ha saputo raccontare l’Italia con una sensibilità che molti autori italiani non hanno avuto, che ha capito la condizione femminile — il matrimonio forzato, il convento come prigione, l’identità frammentata tra dovere e desiderio — con una lucidità che precede di un secolo e più il femminismo come movimento organizzato.
Questi racconti portano alla luce una parte meno conosciuta, ma non marginale, della produzione letteraria di Mary Shelley. Non marginale: il punto è precisamente questo. Non sono le briciole della tavola di Frankenstein. Sono qualcosa di diverso, di autonomo, di necessario per capire chi fosse davvero questa donna.
Scheda del libro
| Titolo | Racconti italiani |
| Autore | Mary Shelley |
| Traduzione | Giulia Di Biagio |
| Editore | Bibliotheka Edizioni |
| Collana | Classici |
| Anno | 2026 |
| Pagine | 168 |
| Prezzo | €16,00 (cartaceo) / €7,99 (ebook) |
| ISBN | 9791256940622 |
| Disponibile dal | 1° maggio 2026 |
| 🌐 Acquisto | bibliotheka.it |
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