Il libro di Rosamaria Maggio ricostruisce le radici tunisine della famiglia Montelatici, intrecciando memoria orale, ricerca storica e identità personale. Sarà presentato nella Mondadori di Cosenza il 28 aprile.

Una libreria come presidio civile

In alcuni posti le librerie sono solo negozi, in altri diventano un’istituzione. La Mondadori Bookstore di Cosenza appartiene alla seconda categoria. Sotto la guida di Pino Sassano — saggista, curatore, intellettuale a tutto tondo — lo spazio di corso Mazzini si è trasformato nel corso degli anni in un autentico salotto culturale, capace di ospitare autori, ricercatori, artisti e semplici lettori in un dialogo continuo e aperto.

Non è un risultato scontato. In un’epoca in cui le librerie fisiche arrancano di fronte alla concorrenza digitale e le occasioni di dibattito pubblico si spostano sempre più sui social, riuscire a tenere vivo un luogo fisico di cultura significa compiere una scelta precisa: quella di credere che lo spazio condiviso, la presenza, la voce degli autori abbiano ancora un valore insostituibile.

La programmazione culturale della Mondadori cosentina copre un arco tematico sorprendentemente ampio. Dagli incontri dedicati alla grande poesia italiana — come la serata su Eugenio Montale nell’ambito del Progetto Scientifico Internazionale “Montale Ossi di seppia Centenario” — alle presentazioni di opere storiche sul cinema calabrese, passando per le serate dedicate alla narrativa contemporanea.

Questa è invece la volta di un libro che vuole approfondire un capitolo poco noto della storia dell’emigrazione italiana. Si chiama Migrazioni italiane in Tunisia. Storia dei Montelatici dall’inizio dell’Ottocento ed è perfetto per chi è affascinato dal Mediterraneo come spazio di incontro tra culture, e chi cerca storie familiari capaci di illuminare la grande storia attraverso la piccola.

Il testo si rivolge anche a chi ha radici tunisine o nordafricane in seno a famiglie italiane — una realtà più diffusa di quanto comunemente si sappia — e a chi studia le dinamiche di costruzione dell’identità attraverso il racconto autobiografico e la memoria collettiva.

In un’epoca in cui il Mediterraneo torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico — come spazio di attraversamenti, migrazioni, incontri e conflitti — recuperare storie come quella dei Montelatici significa restituire profondità storica a un presente spesso letto senza memoria.

“Ho sempre pensato che ognuno di noi sia la storia di altri, dei propri antenati, dei propri familiari, di coloro con i quali ci si accompagna nella vita.“, dice Rosamaria Maggio introducendo il suo lavoro di ricerca e narrazione sulla famiglia Montelatici, uno dei tanti nuclei italiani che nell’Ottocento scelsero la Tunisia come terra d’approdo.

Un libro tra storia e autobiografia

Migrazioni italiane in Tunisia. Storia dei Montelatici dall’inizio dell’Ottocento è un testo che si colloca al confine tra saggio storico e narrazione autobiografica. L’autrice non si limita a ricostruire i movimenti migratori di una famiglia, ma li attraversa in prima persona, consapevole che quella storia è parte costitutiva della propria identità.

Il fenomeno delle migrazioni italiane nel Maghreb, e in Tunisia in particolare, è rimasto a lungo ai margini della storiografia ufficiale. Eppure, tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento, decine di migliaia di italiani — soprattutto siciliani, sardi e toscani — si insediarono sulle coste nordafricane, formando comunità vivaci e durature. I Montelatici appartengono a questa corrente migratoria poco raccontata.

La tradizione orale come fonte storica

Uno degli elementi più originali del lavoro di Maggio è il ruolo centrale assegnato alla narrazione orale. Il nonno materno, Guido Locci Montelatici, figlio dell’ultimo membro tunisino della famiglia, teneva viva la memoria del passato attraverso racconti pittoreschi condivisi a tavola con figli e nipoti. Questa tradizione del narrare — così tipica delle culture mediterranee — diventa nel libro uno strumento storiografico a tutti gli effetti.

L’intreccio tra fonti documentarie e memoria orale trasmessa di generazione in generazione offre una prospettiva preziosa: non la storia vista dall’alto, ma quella vissuta dal basso, nelle case, nei mercati, nelle comunità di emigrati che cercavano di costruire una nuova vita senza perdere le proprie radici.

Gli italiani in Tunisia nell’Ottocento

La presenza italiana in Tunisia affonda le radici in secoli di contatti commerciali e culturali tra le due sponde del Mediterraneo. L’Ottocento segnò un’intensificazione di questi flussi, alimentata dalla povertà nelle campagne italiane, dall’instabilità politica pre e post-unitaria, e dalla relativa apertura della reggenza tunisina agli immigrati europei.

La comunità italiana in Tunisia era talmente numerosa che, alla fine del XIX secolo, superava per consistenza quella francese, nonostante la Tunisia fosse formalmente un protettorato di Parigi dal 1881. Gli italiani vi portarono mestieri, lingue dialettali, feste patronali e legami familiari transnazionali, creando un mondo a metà tra due culture.

I Montelatici si inseriscono in questo contesto come esempio emblematico di una famiglia che scelse il Maghreb come orizzonte di vita, costruendovi rami familiari destinati a durare per generazioni, prima del progressivo rientro in Italia nel corso del Novecento.

Chi è Rosamaria Maggio

Nata a Bologna nel 1956, prima di quattro figli, si è laureata in giurisprudenza nel 1978. Vive a Cagliari. Insegnante, avvocato, ex funzionaria dell’Ufficio Imposte Dirette, già vicepresidente nazionale del CIDI e presidente del CIDI di Cagliari. Ha lavorato sulla questione curda e come volontaria in Nicaragua nel 2004. Prima nipote del nonno Guido Locci Montelatici.

sua biografia riflette un impegno civile e culturale costante: dall’attivismo nel mondo della scuola all’interesse per le questioni internazionali, dalla militanza scout all’attenzione per i diritti dei popoli. Questa sensibilità si riversa naturalmente nel libro, che non è solo un esercizio di genealogia familiare ma una riflessione più ampia sul senso dell’appartenenza, della memoria e dell’identità.

Anna Maria De Luca

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