Per capire Bagliori nel Sole bisogna sapere da dove viene. È il terzo volume di una trilogia di romanzi storici, successivo a La Croce di Sangue, edito da Rubbettino, e La Conchiglia d’Argento, edito da Officine Editoriali da Cleto. Tre libri, tre secoli, tre momenti cruciali della storia italiana visti da un punto di osservazione insolito e prezioso: Fuscaldo, piccolo comune della costa tirrenica cosentina, che Gianni De Seta conosce dall’interno — ne è stato sindaco per tre consiliature — e che ha scelto di raccontare non attraverso saggi o documenti, ma attraverso la narrativa storica.
Il primo romanzo portava il lettore nel Cinquecento, nella notte della strage degli Occitani di Guardia Piemontese. Il secondo lo immergeva nel Seicento, nella Napoli in rivolta di Masaniello, con i duecento armigeri fuscaldesi schierati dalla parte del popolo. Il terzo compie il salto più lungo e forse più atteso: l’Ottocento del Risorgimento, la stagione in cui l’Italia smise di essere un’idea e divenne un paese.
La storia
Bagliori nel Sole è una storia di amore e di fede nel percorso straordinario del Risorgimento nazionale, in una trama di raggiri e congiure, inganni e tradimenti, che ha segnato il destino di un popolo e realizzato il suo sogno di libertà. Dalle montagne della Sila al Volturno, per i vicoli di Napoli e i colli di Roma, l’orgoglio nazionale ha scritto le pagine più esaltanti della lotta per l’unità d’Italia.
Il racconto prende vita tra i paesaggi aspri della Calabria settentrionale e si proietta verso i grandi scenari della storia nazionale: la Sila, Napoli, il Volturno, Roma. Protagonista è un giovane fuscaldese — come nei volumi precedenti, De Seta sceglie un personaggio locale come punto di ingresso in eventi di portata ben più vasta — che si trova coinvolto nel movimento risorgimentale, portando con sé la sua terra d’origine, le sue fedeltà, le sue contraddizioni.
Contro tutte le potenze e malgrado la schiacciante superiorità delle forze avversarie, i volontari delle camicie rosse, a bordo del Piemonte e del Lombardo, salutavano Marsala alzando il moschetto. Le baionette luccicavano sotto i raggi infuocati. Sulla prua del Lombardo un moschetto fuscaldese con la lama innestata richiamava il sangue del Sud e l’eroismo di una terra che affidava a un sogno di libertà il proprio destino.
L’immagine è potente e programmatica: il moschetto di un fuscaldese sulla prua del Lombardo, la nave di Garibaldi. Non è solo una trovata narrativa: è il gesto simbolico dell’intera trilogia — restituire al Sud, e ai suoi paesi dimenticati, un posto nelle vicende che hanno fatto l’Italia.
Il Risorgimento visto da Sud
Uno dei limiti della narrativa risorgimentale tradizionale è il punto di vista: quasi sempre settentrionale, quasi sempre borghese, quasi sempre centrato sulle grandi figure — Garibaldi, Cavour, Mazzini — a scapito delle masse anonime che quella storia la vissero sulla propria pelle senza lasciarci il nome.
De Seta inverte questa prospettiva con la naturalezza di chi racconta ciò che conosce davvero. Il Risorgimento di Bagliori nel Sole non è la storia dei salotti piemontesi né delle retoriche patriottiche costruite a posteriori: è la storia di chi partì dalla Calabria con un moschetto e un sogno, attraversò l’Italia da sud a nord, combatté al Volturno e tornò — o non tornò — in un paese che nel frattempo era cambiato ma non abbastanza.
È un Risorgimento che sa di terra rossa e di sale marino, che porta nei dialoghi il peso delle fedeltà locali — alla famiglia, al paese, al feudo — e il conflitto con quelle nuove, alla nazione, all’idea. Un conflitto che il Sud conobbe in modo più acuto di molte altre regioni, e che De Seta rende con quella capacità di chi ha trascorso decenni ad amministrare un territorio e ne conosce le radici profonde.
Amore, fede e tradimento
Il sottotitolo implicito del libro — una storia di amore e di fede — non è retorica. Come nei volumi precedenti, De Seta intreccia la grande storia con la storia privata: c’è una relazione sentimentale al centro del romanzo, che diventa lo specchio attraverso cui osservare le tensioni del tempo. L’amore, come sempre in questo tipo di narrativa, è il luogo in cui le appartenenze si scontrano e si rivelano: si può amare oltre le fazioni? Si può restare fedeli a una persona quando la storia chiede fedeltà a una causa?
La trama di raggiri e congiure che De Seta costruisce attorno a queste domande non è mai fine a sé stessa: serve a mostrare che il Risorgimento fu anche questo — paura, tradimento, ambiguità morale — e non solo eroismo da libro di scuola.
Lo stile e il progetto
De Seta scrive con la solidità di chi ha assorbito anni di studi sulla storia locale e la restituisce in forma narrativa senza tradirne la sostanza. Lo stile è diretto, a tratti vigoroso, con una particolare attenzione alle scene corali — le battaglie, le assemblee, i momenti di svolta collettiva — che bilanciato dai momenti di intimità tra i personaggi.
Quello che colpisce, chiudendo il terzo volume, è la coerenza del progetto complessivo. Tre storie e vicende legate a Fuscaldo in tre periodi storici diversi — Cinquecento, Seicento, Ottocento — costruiscono insieme qualcosa di più di una serie di romanzi: costruiscono una memoria. Una memoria che appartiene a un paese specifico ma parla, per estensione, di tutti i paesi del Sud che hanno partecipato alla storia senza mai diventarne i protagonisti riconosciuti.
In questo senso, Bagliori nel Sole non è solo il capitolo conclusivo di una trilogia: è un atto di restituzione. A Fuscaldo, alla Calabria, al Mezzogiorno intero.
Consigliato a chi ama la narrativa storica italiana, a chi vuole conoscere il Risorgimento da una prospettiva meridionale, e a chi crede che la letteratura possa fare per la memoria locale ciò che la storiografia ufficiale spesso non riesce a fare.









