Da Francesco Dodaro a Saporito di Rende, comprare la frutta è divertente e salutare. E non è semplicemente una questione di ordine o di estetica. “La frutta deve essere felice prima di arrivare sul bancone. Se la tratti bene, si vede e si assaggia”, ci spiega il titolare.

Photo credit di Anna Maria De Luca

Francesco gestisce il mercato con la stessa filosofia di un artigiano: niente di quello che non conosce, niente di quello che non ha visto crescere. Le sue arance vengono quasi tutte dalla Piana di Sibari, le clementine da Corigliano, i fichi d’India dai terrazzamenti che guardano il mare. Ogni settimana il bancone cambia, perché cambia la stagione, e questa fedeltà al calendario agricolo è forse la sua caratteristica più rara.

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Ma fare la spesa qui non è solo questione di qualità. È questione di atmosfera. Francesco parla con chiunque si avvicini — spiega come scegliere un cedro, racconta perché il bergamotto di quest’anno è più profumato del solito, offre una fettina di anguria come se stesse aprendo una bottiglia di vino pregiato. Il tutto con quella cadenza cosentina che trasforma anche la descrizione di una pesca in qualcosa di melodioso.

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I bambini del quartiere lo conoscono come “quello delle fragole” — perché quando arriva la stagione, Francesco riserva sempre qualche cestino alle famiglie del posto, al prezzo di sempre, senza le fluttuazioni di mercato che penalizzano chi non può permettersi di scegliere. È un gesto piccolo, ma in un’epoca in cui anche la frutta è diventata un prodotto di lusso, ha il peso di una dichiarazione di intenti.

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Venire al Mercato della Frutta Felice di mattina, quando il sole batte già sulle colline alle spalle di Rende e i profumi si moltiplicano, è una di quelle esperienze che rimettono in ordine le priorità. Si torna a casa con le buste piene, con qualche suggerimento su come usare il cedro grattugiato nella pasta, e con la strana sensazione di aver trascorso il tempo bene. Non sprecato in una corsia asettica di supermercato, ma investito in qualcosa di vivo.

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Il nome, Mercato della Frutta Felice, sembrava una trovata pubblicitaria la prima volta che l’ho letto su un cartello di legno dipinto a mano. Poi ho incontrato Francesco. E ho capito. Non si tratta di vendere ma di ritrovare qualcosa che un tempo ci apparteneva e che abbiamo perso: l’autenticità di ciò che scegliamo di mangiare. In altre parole, la qualità della nostra vita e della nostra salute.

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