
Oggi andiamo nel cuore dell’Aquila, città ferita e risorta mille volte, dove si erge maestosa la Basilica di San Bernardino, uno dei monumenti più significativi dell’intera Italia centrale. Le fotografie che la ritraggono raccontano da sole la grandiosità di un luogo dove storia, arte e fede si intrecciano in modo straordinario.
San Bernardino morì a L’Aquila
La costruzione della basilica iniziò nel 1454, a soli quattro anni dalla canonizzazione di San Bernardino da Siena e a dieci dalla sua morte, avvenuta all’Aquila il 20 maggio 1444, quando la cittadinanza aquilana aveva ottenuto da Papa Eugenio IV il permesso di custodirne le spoglie.

La storia è commovente: il popolo aquilano, dopo una serie di miracoli attribuibili all’esposizione della salma del frate, chiese e ottenne dal Papa il permesso di custodirne le spoglie. Sei anni dopo la sua morte, Bernardino fu proclamato Santo grazie all’azione energica di frate Giovanni da Capestrano al quale abbiamo già dedicato un articolo su Report Difesa.
La facciata rinascimentale

Photo credit Anna Maria De Luca
L’esterno della basilica è di straordinaria eleganza. La scritta “Divo Bernardino Servatori Urbis Aquila” indica quanto il Santo sia considerato protettore della città.. La facciata in pietra calcarea fu riprogettata in toto nel 1525 dall’artista Nicola Filotesio, detto anche “Cola dell’Amatrice”. Lo stile è quello tipico delle chiese abruzzesi: tre livelli orizzontali, ognuno articolato dalle colonne in tre spazi verticali. La basilica ha tre ingressi, nel secondo livello ha due aperture a cerchio e una trifora, mentre nel terzo si trova il rosone, con ai lati i “trigrammi bernardiniani JHS” e un sole con dodici raggi.
L’interno rinascimentale e barocco

Photo credit Anna Maria De Luca
Varcata la soglia, ci si trova davanti a un contrasto affascinante tra la sobrietà rinascimentale dell’architettura e la magnificenza barocca degli ornamenti.

Photo credit Anna Maria De Luca
L’intera navata centrale è coperta da un meraviglioso soffitto ligneo intagliato, dorato e dipinto (1724–26). Sia il soffitto che il fastoso organo dorato posto sulla controfacciata, sono opera di Ferdinando Mosca di Pescocostanzo. Notevoli uk grande emblema di Cristo e i tre dipinti di Girolamo Cenatiempo.

Photo credit Anna Maria De Luca
L’organo barocco è davvero spettacolare: una cascata di canne argentate incorniciate da legno intagliato e dorato, che domina l’intera controfacciata sotto un soffitto dipinto di azzurro e oro.

Photo credit Anna Maria De Luca
Il Mausoleo di San Bernardino, il cuore della basilica
Il vero tesoro spirituale e artistico della basilica è il mausoleo che custodisce le spoglie del santo. Nella quinta cappella a destra si trova il Mausoleo di San Bernardino da Siena, commissionato a Silvestro dell’Aquila nel 1489 e considerato il capolavoro della scultura rinascimentale aquilana. Le spoglie del santo sono racchiuse in un’urna argentea moderna che sostituisce quella originale trafugata dai francesi durante la Rivoluzione francese e la campagna d’Italia.

Photo credit Anna Maria De Luca

Photo credit Anna Maria De Luca

Photo credit Anna Maria De Luca
L’altare è incorniciato da due statue di santi in marmo bianco, adornato di fiori bianchi e gialli in segno di devozione — un’immagine di pace e raccoglimento che ancora oggi richiama pellegrini da ogni parte d’Italia.
Il segno più caratteristico e duraturo di San Bernardino fu la diffusione di una devozione destinata a entrare stabilmente nell’iconografia cristiana. Nelle sue predicazioni, frate Bernardino diffondeva la devozione al Santo Nome di Gesù raffigurato su tavolette di legno colorate in oro e azzurro, sulle quali era dipinto o inciso il trigramma IHS (Iesus Hominum Salvator) sormontato da una croce e inscritto in un sole.
Si ritiene che grazie alla sua predicazione il Cristogramma JHS sia entrato nell’uso iconografico comune e sia divenuto familiare alla gente. Ancora oggi quel simbolo — visibile anche sulla facciata della basilica aquilana — è uno dei segni più riconoscibili della tradizione cattolica.
Con il suo famoso trigramma, Bernardino non volle fomentare un culto superstizioso, ma piuttosto riportare Cristo al centro della vita e della devozione cristiana. Un messaggio semplice e potente, che attraversò l’Italia intera e arriva fino a noi attraverso le pietre e i marmi della sua basilica all’Aquila.
I danni del terremoto
Il terremoto del 2009 causò significativi danni all’abside e al campanile; i lavori di consolidamento portarono alla riapertura della basilica alla comunità nel 2015. Come la città che la ospita, la Basilica di San Bernardino è un simbolo di resilienza: distrutta, ricostruita e abbellita nei secoli, continua a essere un luogo vivo di fede e bellezza nel cuore dell’Abruzzo.

Come visitarla: affidarsi a Il Bosso
Per chi desidera scoprire questo straordinario monumento — e più in generale le bellezze di L’Aquila e dell’Abruzzo — con la guida di esperti del territorio, è possibile rivolgersi alla cooperativa Il Bosso che coordina le Terre del Guerriero e i Paesi Narranti. Il Bosso e L’Aquila collaborano insieme nella promozione della bellezza della città e del territorio in qualità di Ambasciatori della Cultura. Il Bosso offre tour guidati, escursioni ed esperienze pensate per far conoscere l’Abruzzo da un punto di vista unico, con guide esperte pronte a trasformare ogni uscita in un ricordo speciale.







