Un libro di Massimo Cerulo, editore Il Mulino

La tesi storica del libro è affascinante nella sua semplicità: sulle tracce delle coffeehouses inglesi del Seicento, il Caffè all’italiana ha rappresentato una vera e propria rivoluzione sociale. A differenza dei salotti aristocratici — fondati sull’invito, sulla distinzione di rango, sulla segregazione di genere — il Caffè era uno spazio orizzontale. Bastava pagare la consumazione per avere diritto alla parola, al giornale, alla compagnia di illustri sconosciuti.

Questo carattere «aperto» ha fatto del Caffè un incubatore straordinario: della nuova borghesia in cerca di identità, delle avanguardie artistiche e letterarie, dei movimenti politici che avrebbero ridisegnato la penisola. Risorgimento, futurismo, socialismo: molte delle idee che hanno fatto l’Italia moderna sono state concepite tra una tazza e l’altra, su qualche tavolo ora consunto dallo stesso uso della storia.

Cerulo non si ferma all’astrazione sociologica. Il cuore del libro è un itinerario concreto tra i Caffè storici ancora in vita, quelli che hanno resistito all’omologazione del gusto e alla speculazione immobiliare. Il più antico è il veneziano Florian, aperto nel 1720 sotto i portici di Piazza San Marco, frequentato da Casanova, Goldoni, Byron e Proust. Ognuno di questi luoghi custodisce una stratificazione di memoria: il romano Antico Caffè Greco, aperto nel 1760 in Via Condotti, era meta obbligata del Grand Tour; il napoletano Gambrinus, sotto la Galleria Umberto I, era il salotto buono della Napoli umbertina e poi fascista — tanto che il regime, diffidente di quegli assembramenti troppo liberi, arrivò a chiuderlo nel 1938.

L’itinerario considera quei Caffè storici che sono rimasti ancora tali, negli indirizzi e negli arredi: tra questi, il più antico, il veneziano Florian, il padovano Pedrocchi, il torinese Al Bicerin, il triestino Tommaseo, il fiorentino Gilli, il romano Antico Caffè Greco, il napoletano Gambrinus.

Ciò che distingue il libro da una semplice guida turistica è la prospettiva analitica. Cerulo è professore ordinario di Sociologia all’Università di Napoli Federico II e ricercatore associato al CERLIS del CNRS parigino. Ha attraversato nella sua carriera Torino, Londra, Montréal, Parigi: sa riconoscere nei luoghi pubblici le architetture invisibili delle relazioni sociali.

Il Caffè storico viene così letto come un «terzo luogo» nel senso sociologico del termine — né casa né lavoro — ma anche come palinsesto: ogni generazione di frequentatori ha lasciato un deposito di pratiche, conversazioni e significati che si stratificano sugli stucchi e negli specchi. Fermarsi a un tavolo del Florian non è soltanto un’esperienza estetica: è, in qualche misura, abitare il tempo.

Ogni tazza di caffè portata su quei vassoi d’argento è un piccolo rito borghese, una pratica di socialità che si ripete da tre secoli e che — nonostante tutto — continua a resistere.

Il volume si inserisce in un percorso intellettuale coerente: Cerulo ha dedicato anni allo studio delle emozioni nelle pratiche sociali, alla vita quotidiana, ai rituali dell’interazione. Il Caffè storico è, da questo punto di vista, un oggetto di studio quasi perfetto — un luogo dove le emozioni collettive si sedimentano nello spazio fisico, dove la socialità si fa architettura.

Perché leggerlo

Andare per Caffè storici funziona su più livelli contemporaneamente. È una guida — con indirizzi reali e descrizioni degli ambienti. È un saggio storico — che ricostruisce il ruolo di questi luoghi nella formazione dell’identità nazionale. Ed è, in filigrana, una riflessione sulla fragilità di quegli spazi pubblici che ancora resistono alla logica della velocità e del consumo mordi-e-fuggi. Un libro da leggere, naturalmente, seduti al tavolo di uno dei Caffè che racconta.

Chi è Massimo Cerulo

Massimo Cerulo è professore ordinario di Sociologia presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II. È chercheur associé al CERLIS (CNRS) dell’Université Sorbonne Paris Cité. Ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle università di Torino, Salerno, Napoli, Cosenza, Lugano, UQAM-Montréal, EHESS-Parigi, Lille, Montpellier, Londra. È membro della Société Internationale d’Ethnographie, dell’Osservatorio per lo studio dei mutamenti sociali e delle innovazioni culturali (MUSIC-Torino), dell’Osservatorio per lo studio della vita quotidiana e dei processi culturali (OSSIDIANA-Cosenza). Per la casa editrice Orthotes è direttore scientifico della collana “Teoria sociale”.

Ha introdotto in Italia parti della teoria sociale di alcuni classici della sociologia, quali Pierre Bourdieu (Sul concetto di campo in sociologia, Roma 2010), Gabriel Tarde (La logica sociale dei sentimenti, Roma 2011) e Arlie R. Hochschild (Lavoro emozionale e struttura sociale, Roma 2013).

Tra le sue pubblicazioni più recenti: Emozioni e ragione nelle pratiche sociali (con F. Crespi, Orthotes 2013); La società delle emozioni (Orthotes 2014); Gli equilibristi. La vita quotidiana del dirigente scolastico (Soveria Mannelli 2015); Sociologia delle emozioni. Autori, teorie, concetti (Bologna 2018); Emotions et dynamiques sociales. Règles et expressions dans l’interaction sociale (Montpellier 2020); Giovani e social network (con E. Bissaca, C.M. Scarcelli, Roma 2021); Andare per Caffè storici (Bologna 2021, finalista Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica); Il pensiero sociologico (con F. Crespi, Bologna 2022), Spaesati. Partire, tornare tra Nord e Sud d’Italia (con P. Jedlowski, Bologna 2023), Segreto (Bologna 2025).