Come funziona la nostra percezione quando guardiamo un’opera d’arte? Cosa accade nel cervello? Perché alcune composizioni ci sembrano stabili e altre ci danno disagio? Ce lo spiega Stefano Mastandrea è Professore ordinario di Psicologia Generale e Psicologia delle Arti all’Università Roma Tre
Capita a tutte. Ci si trova davanti a un’opera d’arte in un museo di Parigi, di Firenze, di New York e succede qualcosa di inspiegabile: gli occhi tornano sempre lì, su quel quadro, su quella forma, su quel colore. Non sai spiegarti perché. Non hai studiato storia dell’arte. Non conosci i simboli, i movimenti, le date. Eppure qualcosa ti trattiene. Psicologia dell’arte di Stefano Mastandrea è nato esattamente per rispondere a quella sensazione. Non è un libro per chi vuole sapere cosa significa un’opera ma per capire perché non si riesce a smettere di guardarla.
Quattro approcci all’arte
L’arte non appartiene a una sola disciplina. Storia dell’arte, critica, estetica se ne occupano da secoli; ma anche sociologia e antropologia hanno rivendicato il loro spazio. La psicologia, dal canto suo, ha sentito l’esigenza di intervenire perché nel processo di comprensione dell’arte entrano in gioco componenti cognitive, affettive e comunicative che sono proprio il suo terreno.
I protagonisti del processo artistico rimangono sempre tre, indipendentemente dall’approccio adottato: l’artista, l’opera e il fruitore. L’artista non comunica direttamente con il pubblico — è l’opera il mezzo di contatto — e questo schema triangolare diventa la struttura portante di tutto il testo.
L’autore individua quattro grandi tradizioni di studio: la personalità dell’artista, con Sigmund Freud e la psicoanalisi dell’arte; la percezione dell’opera, con Rudolf Arnheim e la psicologia della Gestalt; l’estetica sperimentale e la misurazione, con Gustav Fechner e Daniel Berlyne; la neuroestetica, con Semir Zeki, che indaga la relazione tra esperienza estetica e correlati neurali
Interessante, nella parte su Freud che usava l’arte come strumento di indagine della personalità e non come oggetto autonomo, la storia su Leonardo da Vinci (1910) figlio illegittimo, cresciuto prima con la madre naturale Caterina e poi con la madre adottiva Donna Albiera. Freud vedeva questa biografia dietro all’opera Sant’Anna, la Vergine e il Bambino, dove le due figure femminili rappresenterebbero appunto le due madri. La sublimazione diventa così il meccanismo chiave: la creazione artistica come sostituto di una realtà infantile dolorosa.
Il testo non manca di sottolineare i limiti di questo approccio: Freud si espone al rischio di scrivere un “romanzo psicoanalitico”, e la traduzione errata di nibbio con avvoltoio che cambia sostanzialmente l’interpretazione simbolica legata alla dea egizia Mut diventerà uno degli esempi più citati di come le interpretazioni dei contenuti inconsci possano risultare arbitrarie.
Interessante lo spazio dedicato al Surrealismo, che della psicoanalisi è figlio diretto: sogno, inconscio, libere associazioni, sovversione della logica convenzionale sono i pilastri del movimento fondato da André Breton. Il famoso incontro tra Freud e Dalí a Londra nel 1938 mediato dallo scrittore Stefan Zweig viene raccontato con una nota quasi ironica: Freud, che aveva sempre guardato con diffidenza i surrealisti, rimase colpito non dall’attività onirica del pittore spagnolo, ma dalla sua maestria tecnica.
Ciò che emerge dalla lettura complessiva di queste pagine è l’immagine di una disciplina in costruzione, capace di dialogare con la clinica, la filosofia, la neuroscienze e la storia dell’arte senza ridursi a nessuna di esse. La psicologia dell’arte non fornisce risposte definitive sul valore estetico, ma offre strumenti preziosi per capire come artisti e fruitori si relazionano all’opera — e perché certi capolavori continuano a interrogarci a secoli di distanza.
Chi è Stefano Mastandrea
Stefano Mastandrea è Professore ordinario di Psicologia Generale e Psicologia delle Arti all’Università Roma Tre, e per dodici anni ha guidato l’International Association of Empirical Aesthetic, l’organizzazione mondiale che studia l’arte come scienza. Il suo approccio non è impressionistico né filosofico: è sperimentale. Vuole capire perché certe forme ci colpiscono, perché certe composizioni ci sembrano equilibrate, perché davanti a un Caravaggio il cuore batte in modo diverso che davanti a una parete bianca. Porta la scienza dentro i musei — non per togliere il mistero all’arte, ma per aggiungere un livello di comprensione in più: quello della percezione, del cervello, delle emozioni che si possono studiare e misurare.
Un libro arrivato alla nona ristampa
Pubblicato da Carocci nel 2015 nella collana Quality paperbacks, il libro è arrivato alla nona ristampa nel 2022. Un traguardo che dice tutto: è adottato nelle università, ma è scritto per chiunque ami l’arte e voglia avvicinarla senza sentirsi esclusa per mancanza di formazione specifica.
Lo sguardo che propone attraversa la psicoanalisi dell’arte, la psicologia della Gestalt, l’estetica sperimentale e la neuroestetica discipline che, messe insieme, spiegano come funziona davvero la nostra percezione quando guardiamo un’opera. Se avete mai fissato una tela di Mondrian o di Rothko chiedendovi cosa ci fosse da capire, questo libro vi dà strumenti concreti — non interpretazioni, ma chiavi di lettura percettive che potete applicare da sole, in qualsiasi museo del mondo.
Perché portarlo in viaggio
Chi viaggia con www.ClassTravel.it sa che i musei non sono tappe obbligatorie da spuntare su una lista: sono esperienze. E le esperienze si vivono meglio quando si ha qualcosa con cui dialogare. Psicologia dell’arte è esattamente questo: un compagno di viaggio discreto che, invece di dirti cosa guardare, ti aiuta a capire come stai guardando — e perché certe opere ti rimangono dentro, anche dopo che sei tornata a casa
L’editore
Carocci è una casa editrice romana fondata nel 1980, oggi tra le principali realtà universitarie italiane con un catalogo di circa 5.000 titoli che spazia dalla filosofia alla psicologia, dalla storia dell’arte alla linguistica. La collana Quality paperbacks è la sua linea di punta per il lettore colto non specialista: testi rigorosi, scritti però per essere letti — non solo studiati.
Ascolta la puntata di Radio Libertà nella quale abbiamo parlato di questo libro:








