Un libro più tecnico che tocca una realtà con cui molte persone si trovano a confrontarsi. Parliamo di neuropsicologia clinica, cioè di cosa succede quando il cervello subisce un danno: un incidente, un ictus, o l’insorgere di una demenza.

La neuropsicologia clinica è una disciplina in continua evoluzione, capace di tradurre le scoperte delle neuroscienze in strumenti concreti per la valutazione e il trattamento delle persone con danno cerebrale. Il volume Psicopatologia per la pratica clinica, pubblicato da Carocci Editore , punto di riferimento per la saggistica scientifica, universitaria e per la divulgazione di qualità, fa parte della collana Tascabili Faber, una collana agile e accessibile.

Strutturato in sei capitoli densi e ben articolati, il libro accompagna il lettore dalla comprensione teorica delle funzioni cognitive fino alle applicazioni pratiche dell’intervento riabilitativo, senza mai perdere di vista la centralità della persona.

Le autrici sono due figure di spicco nel panorama scientifico italiano. Sara Mondini è professoressa ordinaria di Psicologia clinica all’Università degli Studi di Padova, una delle più note neuropsicologhe italiane, con una carriera costellata da periodi di ricerca internazionale a Londra, Montreal e Copenhagen. Rossana Tadioli è neuropsicologa clinica, co-autrice.

“Neuropsicologia per la pratica clinica” affronta tre grandi cerebrolesioni acquisite: il trauma cranico, i disturbi cerebrovascolari come l’ictus e il neglect, e le demenze. Per ciascuna sindrome vengono illustrati i sintomi cognitivi ed emotivi, i cambiamenti nella vita quotidiana della persona colpita e del caregiver, ovvero chi si prende cura di lei, e le possibili strade di intervento, dalla valutazione neuropsicologica alla riabilitazione, fino alla psicoterapia.

Dalla neuroanatomia alla clinica: le basi della neuropsicologia dell’adulto

Nel primo capitolo si introducono con chiarezza la distinzione tra funzioni neuropsicologiche quindi le capacità cognitive che emergono dall’attività cerebrale, e i deficit neuropsicologici, intesi come le compromissioni di tali funzioni a seguito di lesioni o malattie del sistema nervoso centrale. Particolare attenzione è dedicata alla neuroanatomia funzionale: il lettore viene guidato a comprendere come aree cerebrali specifiche presiedano a funzioni distinte dalla memoria al linguaggio, dall’attenzione alle funzioni esecutive e come tale conoscenza sia indispensabile per interpretare i quadri clinici che si incontrano nella pratica quotidiana.

Il capitolo si chiude con una panoramica degli ambiti applicativi della neuropsicologia: dalla neurologia alla psichiatria, dalla riabilitazione all’ambito forense, chiarendo al lettore la trasversalità di questa disciplina e la sua rilevanza in contesti molto diversi tra loro.

Il secondo capitolo affronta con sistematicità le principali cause di danno cerebrale acquisito e le loro conseguenze neuropsicologiche. Il trauma cranio-encefalico apre la trattazione con la descrizione della sindrome disesecutiva, uno dei quadri più frequenti e spesso sottovalutati nella pratica clinica, caratterizzato da difficoltà nella pianificazione, nel controllo degli impulsi e nella flessibilità cognitiva.

Si passa poi ai disturbi cerebrovascolari, con una trattazione dedicata alle afasie — i disturbi del linguaggio conseguenti a lesioni emisferiche sinistre — al neglect, ovvero l’incapacità di percepire ed elaborare stimoli provenienti da un lato dello spazio, e alle demenze vascolari, che rappresentano la seconda causa più comune di deterioramento cognitivo nell’anziano.

Un’ampia sezione è dedicata al deterioramento cognitivo, con un percorso che muove dal Mild Cognitive Impairment (MCI) quella zona di confine tra il normale invecchiamento e la demenza conclamata fino alle forme più gravi di compromissione, come la malattia di Alzheimer. Il capitolo si chiude con un approfondimento sulla neuropsicologia delle sindromi psichiatriche, terreno ancora in parte inesplorato ma di crescente interesse clinico, dove i deficit cognitivi si intrecciano con la psicopatologia dell’umore, dell’ansia e della psicosi.

La distinzione tra i danni cerebrali

Il terzo capitolo introduce una distinzione fondamentale per l’organizzazione dell’intervento clinico: quella tra danno cerebrale a esordio acuto — come ictus, traumi o encefaliti — e danno cerebrale a evoluzione progressivo-degenerativa, come nelle demenze. Nel primo caso, il clinico si trova a gestire una situazione di crisi in cui la tempestività dell’intervento è determinante per il recupero funzionale. Nel secondo, invece, il focus si sposta sulla gestione a lungo termine di un declino inesorabile, che richiede una progettazione dell’assistenza radicalmente diversa. Le autrici descrivono con competenza le specificità di entrambi gli approcci, fornendo al clinico una bussola per orientarsi nei due scenari senza mai perdere di vista la soggettività della persona e la qualità della sua vita.

E’ un libro pensato per studenti di psicologia e per i professionisti che si avvicinano alla neuropsicologia clinica, ma è anche un testo preziocoso per i caregiver, per i familiari di chi ha subito un danno cerebrale, e per chiunque voglia comprendere meglio cosa succede dentro a una mente colpita dalla malattia senza disperdere la dimensione umana della persona.

Il caregiver

Uno dei contributi più preziosi del volume è il quarto capitolo, interamente dedicato al caregiver, quella figura spesso invisibile che si prende cura, ogni giorno, della persona con danno neuropsicologico. Gli autori affrontano il tema con sensibilità e rigore, descrivendo il sistema di relazioni che si costruisce attorno al paziente e le dinamiche che possono emergere in contesti diversi.

Viene operata una distinzione tra il caregiver di chi ha subito una cerebrolesione acquisita acuta che deve fronteggiare un cambiamento improvviso e spesso traumatico e il caregiver di chi convive con una patologia degenerativa, che affronta invece una perdita progressiva e anticipata. In entrambi i casi, il capitolo mette in luce il rischio di burnout, l’importanza del supporto psicologico al caregiver stesso e il valore di una presa in carico che non si limiti al solo paziente ma si estenda all’intero sistema familiare.

Gli scopi della valutazione

Il quinto capitolo rappresenta il cuore operativo del volume. Partendo dalla definizione degli scopi della valutazione — diagnostici, prognostici, riabilitativi — le autrici descrivono con precisione il setting ideale per la somministrazione dei test e le condizioni che possono influenzare i risultati. Ampio spazio è dedicato alla metodologia: vengono presentati i principali tipi di strumenti disponibili, dai test standardizzati alle batterie neuropsicologiche, dagli screening brevi ai protocolli approfonditi. Un tema di particolare interesse è la valutazione della riserva cognitiva, ovvero la capacità del cervello di compensare il danno grazie alle esperienze di vita, all’istruzione e alla stimolazione intellettuale, una variabile che può fare la differenza tra un quadro clinico grave e uno relativamente preservato.

Il capitolo si distingue per l’enfasi posta sull’approccio interpretativo qualitativo: i numeri dei test, da soli, non bastano. Il clinico esperto sa leggere il modo in cui il paziente affronta i compiti, gli errori che commette, le strategie che spontaneamente adotta. È questa lettura contestualizzata e relazionale che trasforma la valutazione in uno strumento clinico davvero utile.

Chiude il capitolo una riflessione sulla valutazione cross-culturale, tema di crescente rilevanza in società sempre più plurali: come valutare le funzioni cognitive in persone che parlano lingue diverse, hanno gradi di istruzione eterogenei o appartengono a contesti culturali lontani da quelli in cui i test sono stati sviluppati? Una domanda aperta, che il testo affronta con onestà intellettuale.

La riabilitazione neuropsicologica

L’ultimo capitolo offre un’introduzione ai principi e alle pratiche della riabilitazione neuropsicologica. Gli autori descrivono i diversi ambiti di applicazione, dalla fase acuta post-ictus alla gestione del decadimento nelle demenze, e illustrano come si costruisce un progetto riabilitativo individualizzato, che tenga conto delle risorse residue del paziente, delle sue priorità di vita e del contesto familiare e sociale in cui è inserito.

Un paragrafo conclusivo è dedicato alle nuove tecnologie: realtà virtuale, applicazioni digitali, neurobiofeedback e strumenti di telemedicina stanno aprendo frontiere inedite nella riabilitazione, rendendo possibili interventi più ecologici, personalizzati e accessibili. Il testo mantiene uno sguardo critico e propositivo su queste innovazioni, senza cedere all’entusiasmo acritico né alla diffidenza immotivata.

Una guida

Psicopatologia per la pratica clinica di Carocci Editore è un volume che riesce nell’impresa non semplice di essere al tempo stesso rigoroso sul piano teorico e immediatamente spendibile nella pratica. La scrittura è chiara, l’organizzazione dei contenuti è logica e progressiva, e la costante attenzione alla persona — paziente, familiare, caregiver — conferisce al testo una dimensione umana che va al di là del semplice manuale tecnico.

È un libro consigliato a chiunque lavori o si stia formando nell’ambito della neuropsicologia, della psichiatria, della psicologia clinica o della riabilitazione: uno strumento di lavoro che si legge come una guida, e che si consulta come un compagno di viaggio.

Ascolta la trasmissione radio dove abbiamo parlato di “ Psicopatologia per la pratica clinica ”: