Alessandro Piccolo smonta il mito del mistero impenetrabile e ci mostra come la scrittura per immagini sia più viva che mai


Avete presente le emoji che usiamo tutti i giorni sullo smartphone? Un pollice alzato per dire “ok”, un cuoricino per dire “ti voglio bene”, una faccina che piange dal ridere per evitare di spiegare quanto ci ha fatto ridere qualcosa. Ebbene, tremila anni fa, sulle rive del Nilo, gli antichi egizi facevano qualcosa di incredibilmente simile ma con una complessità, una raffinatezza e una poesia che le nostre tastiere si sognano.

Se vi dico “geroglifici”, scommetto che pensate subito a piramidi, mummie e a un enigma indecifrabile degno di Indiana Jones. Che cosa sono i geroglifici di Alessandro Piccolo, pubblicato da Carocci nella collana “Le bussole, è il libro che smonta questo mito con eleganza e lo fa in modo accessibile, agile, pazzesco per chi parte da zero. Un viaggio dove Piccolo – è cultore della materia in Egittologia e Civiltà copta alla Sapienza Università di Roma e collabora al progetto Origins dell’Alma Mater Studiorum dell’ Università di Bologna – ci prende per mano e ci riporta nell’antico Egitto.


La polvere tolta dai simboli

Per secoli, filosofi, artisti e mistici hanno guardato ai geroglifici come a un segreto magico e impenetrabile, una scrittura sacra che custodiva verità cosmiche inaccessibili ai comuni mortali. Era un’idea affascinante, certo ma era anche profondamente sbagliata. Poi è arrivata la Stele di Rosetta, e con essa la possibilità di cominciare finalmente a leggere. Jean-François Champollion, nel 1822, aprì quella porta, e dall’altra parte non c’era il mistero dell’universo: c’era un sistema di scrittura straordinariamente sofisticato, logico, e per certi versi sorprendentemente moderno.

Piccolo parte da qui, toglie la polvere della storia da quei simboli e ce li spiega davvero, senza semplificare ma senza intimidire. I geroglifici erano un codice ultramillenario che univa suoni, idee e simboli in un equilibrio raffinatissimo. Un sistema che poteva rendere tanto il verso di un uccello quanto un concetto astratto, tanto un nome proprio quanto un’idea filosofica.

Un sistema non così lontano da noi

Una delle mosse più riuscite del libro è mettere i geroglifici in dialogo con altre grandi scritture per immagini della storia: i caratteri cinesi, i glifi maya, i proto-alfabeti del Vicino Oriente antico. Questo confronto fa emergere qualcosa di illuminante: l’impulso a comunicare attraverso le immagini non è una curiosità esotica di una civiltà lontana, ma una costante profonda dell’intelligenza umana. Ogni volta che una cultura ha dovuto fissare il pensiero su una superficie, ha cominciato guardandosi intorno e disegnando ciò che vedeva.

I geroglifici, conclude Piccolo, non si sono mai davvero estinti. Il fascino di comunicare per immagini è rimasto intatto attraverso i secoli, collegando i templi dei faraoni ai moderni loghi pubblicitari, dalle insegne stradali universali alle icone sul desktop del computer, fino alle emoji delle nostre chat. Il filo non si è mai spezzato, si è solo trasformato, adattato, digitalizzato.

Un saggio agile per tutti

Piccolo scrive per chi non sa niente di egittologia, ma non rinuncia mai alla precisione né all’entusiasmo genuino di chi conosce bene la materia e vuole condividerla. Il risultato è un libro che si porta nello zaino, si legge in metropolitana, si regala a un amico curioso. Un piccolo saggio che dimostra come la divulgazione fatta bene sia essa stessa una forma d’arte: richiede chiarezza, ritmo, e la capacità di trovare il ponte tra il passato remoto e il presente immediato.

Perché leggerlo oggi

Perché capire come gli esseri umani hanno inventato la scrittura significa capire qualcosa di fondamentale su come funziona la mente umana, il suo bisogno di lasciare tracce, di condividere significati, di trasformare il visibile in senso. E perché scoprire che quel bisogno non è cambiato in tremila anni, solo si è travestito da volta in volta con abiti diversi, è una di quelle piccole rivelazioni che fanno vedere il mondo con occhi leggermente diversi.

La prossima volta che mandate un messaggio con una emoji, pensateci: state scrivendo in geroglifici.

Testo e foto di Redazione | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it


Che cosa sono i geroglifici di Alessandro Piccolo è disponibile in libreria, pubblicato da Carocci nella collana “Le bussole”.

Ascolta la puntata di Radio Libertà dove abbiamo parlato del libro Che cosa sono i geroglifici:

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