Valeria Ancione firma un romanzo carnale e psicologico sull’illusione del “per sempre”, edito da Vallecchi Firenze


«Se una storia si fonda sulla fine, quella fine diventa la storia stessa.» È una riflessione potente, quella con cui si apre L’amore brucia di Valeria Ancione, un libro che inizia dall’addio, procede a ritroso, e nel farlo smonta pezzo per pezzo l’architettura di un amore durato dieci anni senza mai trovare il coraggio di diventare una vita.

Una storia raccontata al contrario

La voce narrante è quella di Milo, sessant’anni, una vita stabile — una moglie, due figli, la forma esteriore di un equilibrio costruito con cura. Ma da un decennio la sua vera pelle è Flora, una donna più giovane di quindici anni, il suo eccesso, la crepa da cui entra la luce. Il loro è un amore immenso e incastrato: immenso perché reale, incastrato nel silenzio delle cose non dette, nell’eterno rimando di una scelta definitiva che nessuno dei due riesce a fare davvero.

Il romanzo comincia dall’ennesimo addio — uno di quelli che si sa già non essere definitivi — e da lì torna indietro, anno dopo anno, a ricostruire la traiettoria di un incendio. Ancione sceglie questa struttura con precisione: raccontare a ritroso significa che il lettore conosce già il punto di arrivo, e tuttavia continua a leggere. Perché la domanda che il libro pone non è come va a finire, ma come si arriva a quel punto — e soprattutto: quando un amore smette di bruciare, cosa resta da salvare dalle ceneri?

Il punto di vista maschile, senza filtri e senza sconti

Una delle scelte più coraggiose del romanzo è adottare la prospettiva di Milo, un uomo che non è né eroe né villain, ma qualcosa di molto più difficile da maneggiare: un essere umano che si trova a vivere due vite contemporaneamente e non riesce a rinunciare a nessuna delle due. Valeria Ancione entra in questo punto di vista senza filtri e senza sconti, senza assolvere il personaggio ma anche senza condannarlo preventivamente.

Non ci sono buoni o cattivi in questo romanzo. C’è solo la verità di un legame che consuma, e la paura — tutta umana, universalmente riconoscibile — di ferire e di ferirsi quando si decide finalmente di cambiare vita. Flora non è una vittima, Milo non è un carnefice: sono due persone intrappolate in una storia che li ha resi necessari l’uno all’altra, e quella necessità è al tempo stesso la cosa più bella e più devastante che abbiano mai vissuto.

Carnale e psicologico: uno stile che non lascia scampo

Ancione è scrittrice e giornalista, e nella sua prosa si sente entrambe le cose: la precisione di chi è abituata a scegliere le parole con economia, e la libertà di chi sa che il romanzo può permettersi di sostare nei dettagli, nei silenzi, nelle sensazioni fisiche che la cronaca deve tagliare. La scrittura è magnetica, bassa e confidenziale come un segreto sussurrato all’orecchio, eppure in crescendo, come un pezzo musicale che sale di intensità senza che ci si accorga quando è cambiato il tono.

L’amore in questo libro brucia davvero, nel senso fisico e psicologico insieme. Brucia come bruciano le cose che non si riesce a lasciare andare, come bruciano le domande senza risposta, come brucia il tempo che passa e pretende una risposta alla domanda più difficile di tutte: dove stiamo andando?

Perché leggerlo

Avete presente quelle storie in cui restare fa molto più male che perdersi? Quelle relazioni che non sono semplici storie d’amore, ma veri e propri incendi che non riescono a spegnersi? L’amore brucia è esattamente quel tipo di romanzo, feroce sull’illusione del “per sempre”, onesto sulle contraddizioni sentimentali che tutti conosciamo ma pochi ammettono ad alta voce.

È una lettura intensa che non dà consolazioni facili, ma che fa riflettere su quanto siamo disposti a rischiare per essere felici e su quanto spesso la risposta a quella domanda arrivi troppo tardi, quando il fuoco ha già fatto il suo lavoro.


L’amore brucia di Valeria Ancione è pubblicato da Vallecchi Firenze