Vi presentiamo oggi un romanzo storico, uscito pochissime settimane fa, che ci porta nel cuore più torbido e affascinante del Rinascimento italiano: Il figlio del Papa. Cesare Borgia, di Ippolita Avalli, pubblicato da Mursia il 15 giugno di quest’anno.

Partiamo dalla casa editrice: fondata a Milano il 10 febbraio 1955 da Ugo Mursia, è una delle case editrici storiche del panorama italiano, quest’anno ha compiuto settant’anni. Ha costruito nel tempo un catalogo particolarmente ampio e trasversale: dalla saggistica storica e militare — settore in cui resta un punto di riferimento — alla manualistica nautica, fino alla narrativa, dove negli ultimi anni ha investito con decisione sul romanzo storico di ambientazione italiana, come appunto il genere del Figlio del Papa di Ippolita Avalli. È una casa editrice a conduzione familiare che ha saputo mantenere un’identità precisa attraverso i decenni, senza rincorrere le mode ma restando fedele ai propri filoni forti.

Ippolita Valli

E veniamo all’autrice. Ippolita Avalli nasce a Milano nel 1949 e oggi vive a Roma. Prima di essere romanziera è stata firma di testate come Vanity Fair, Il Manifesto e TuStyle, ha scritto per il teatro e per il cinema — con un dettaglio che colpisce sempre il pubblico: ha collaborato alla sceneggiatura de La città delle donne di Federico Fellini. Come narratrice ha una carriera lunga quasi quarant’anni, cominciata nel 1982 con Aspettando Ketty per Feltrinelli, e proseguita con titoli come L’infedele, Amami, e La dea dei baci, quest’ultimo finalista al Premio Strega nel 1997. È dunque una scrittrice che arriva a Cesare Borgia con un mestiere già ampiamente collaudato, e non a caso il libro porta in copertina un endorsement pesante: quello di Dacia Maraini, che lo definisce un libro capace di affascinarla, frutto — sono sue parole — di un lavoro serio sui personaggi, da cui l’autrice ha ricavato “una galleria di figure originali”.

Cesare Borgia

Il protagonista, come dice il titolo, è Cesare Borgia — il “Valentino”, come veniva chiamato dal suo titolo di duca di Valentinois. È forse una delle figure più controverse e più mitizzate della storia italiana: secondogenito di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, viene avviato dal padre alla carriera ecclesiastica — diventa cardinale — pur non avendo, scrive Avalli, alcuna vocazione: lui avrebbe voluto impugnare una spada, non prendere i voti. E infatti, appena può, abbandona la porpora per farsi condottiero: la sua ascesa in Romagna è fulminea, la sua ambizione dichiarata è quella di unificare l’Italia sotto un’unica corona. È lui, non a caso, la figura a cui Machiavelli guarderà pochi anni dopo scrivendo Il Principe, prendendolo come modello di un potere costruito con le armi e la fortuna altrui.

Il figlio del Papa

Il romanzo segue Cesare in questa parabola fulminante — muore a soli trentun anni, forse per caso, forse volutamente, in un’imboscata durante l’assedio di una cittadella semisconosciuta in Navarra — ma lo fa intrecciando la sua storia con quella delle due donne più vicine a lui: la madre, Vannozza Cattanei, che lo osserva consumarsi nella sua smania di potere, e soprattutto la sorella Lucrezia, la celebre Lucrezia Borgia, con cui Cesare condivide, scrive Avalli, “splendori e ombre”. È un romanzo, dunque, che non racconta solo la conquista, ma anche il prezzo che essa richiede: tradimenti, alleanze spregiudicate, passioni che bruciano in fretta, e una caduta altrettanto rapida quanto l’ascesa.

Un elemento che rende interessante l’operazione di Avalli, e che lei stessa ha spiegato in una recente intervista, è la scelta del titolo: “il figlio del Papa” non è solo un’etichetta biografica, ma la chiave psicologica di tutto il personaggio. Cesare gode di ricchezze e privilegi enormi, ma non appartiene — a differenza dei suoi rivali, i signori di Milano, di Napoli, di Ferrara — a una vera dinastia regnante: il potere di suo padre, per quanto immenso, è per definizione temporaneo, legato alla vita di un pontefice. Tutta l’ambizione e la spietatezza di Cesare, secondo questa lettura, nascono proprio da qui: dal tentativodisperato di trasformare un potere in prestito in una dinastia autonoma, i Borgia come casata regnante a tutti gli effetti — un progetto che, come sappiamo, fallirà nel momento stesso in cui muore il padre.

È un romanzo che promette di restituire, con il passo della narrativa e non del saggio, uno dei personaggi più controversi della nostra storia: un uomo — per usare le parole della stessa Avalli — “deciso a essere sovrano di se stesso, anche a costo di perdere tutto”.

Ascolta la puntata di Radio Libertà nella quale abbiamo parlato de “Il figlio del Papa. Cesare Borgia”: