Il volume di cui vi parliamo oggi, Neuropsicologia della depressione, è uscito da poco più di un anno, nel marzo 2025, per Giunti Psicologia.IO, la costola di Giunti Editore dedicata specificamente alla manualistica psicologica e psichiatrica per professionisti. I curatori sono due ricercatori di primo piano nel panorama internazionale.
È un volume che si propone come punto di riferimento per chiunque lavori, studi o faccia ricerca nel campo della salute mentale: Neuropsicologia della depressione, un’opera che unisce per la prima volta in modo sistematico le diverse anime di questa disciplina, dalla diagnosi al trattamento, passando per le tecnologie più innovative di stimolazione cerebrale. Unico nel suo genere, si occupa della depressione dal punto di vista neurocognitivo e sposta l’attenzione dalla domanda “come si sente il paziente depresso?” alla domanda, “come pensa, ricorda, decide il paziente depresso?”.

La storia di questo libro comincia molti anni fa, quando i due curatori si conobbero come giovani ricercatori alla Columbia University e al New York State Psychiatric Institute, all’interno della Divisione di Stimolazione Cerebrale e Modulazione Terapeutica diretta da Sarah “Holly” Lisanby (che firma peraltro uno dei capitoli conclusivi del volume). Da quella collaborazione nacque un’amicizia professionale che, nel corso degli anni, ha preso la forma di un progetto editoriale ambizioso, portato a termine — curiosamente — durante la pandemia di COVID-19, quando gli autori di tutto il mondo hanno scritto i propri capitoli lavorando da casa.
Shawn M. McClintock
Shawn M. McClintock è professore associato e titolare della cattedra di ricerca in Psichiatria — la Lydia Bryant Test Distinguished Professorship — al Dipartimento di Psichiatria dell’University of Texas Southwestern Medical Center, dove dirige anche la formazione alla ricerca del dottorato in psicologia clinica: è uno degli esperti più riconosciuti al mondo sugli effetti neurocognitivi della depressione e delle terapie di neuromodulazione antidepressiva, ed è stato insignito del Robert A. and Phyllis Levitt Early Career Award dalla Society for Clinical Neuropsychology.
Jimmy Choi
Jimmy Choi è invece senior scientist all’Olin Neuropsychiatry Research Center della Hartford Healthcare Behavioral Health Network, nel Connecticut, dove dirige il servizio di riabilitazione cognitiva per bambini, adolescenti e adulti, dopo essersi formato tra VA Connecticut, Yale e Columbia. Insieme, i due curatori hanno coinvolto più di sessanta esperti internazionali nella stesura dei diversi capitoli — un dato che dà subito la misura dell’ambizione del progetto: seicentoventiquattro pagine, pensate come opera di riferimento definitiva sul tema.
Scrivono nella prefazione: “Uno stato di perpetua deriva” è il modo in cui un paziente ha descritto l’esperienza apparentemente innita di tristezza apprensione e perdita di interesse. Un’esperienza che tutti noi abbiamo vissuto a un certo punto della nostra vita, per momenti, giorni, settimane o mesi, o in alcuni casi come una corrente incessante della nostra vita quotidiana. Un’esperienza non vincolata
dal luogo o dal tempo, ma che attraversa la storia e la cultura con una familiarità vincolante: la persistente nube scura e pesante che per molti di noi è più di un simbolo.
I tentativi scientici di sollevare questa nube oscura devono iniziare con una comprensione fondamentale della natura di questa esperienza: come emerge e si aerma. Da un lato dello spettro, la depressione può essere concettualizzata come una nozione amorfa che prende forma solo nel contesto del bicchiere storico che la contiene.
Un mosaico di competenze internazionali
Punto di forza dichiarato del libro è la squadra che lo ha realizzato: un gruppo internazionale di esperti che rappresentano non solo le eccellenze della neuropsicologia clinica, delle neuroscienze cognitive e della psichiatria, ma anche una pluralità di background per età, genere, etnia, provenienza geografica e orientamento. Questa diversità non è solo un valore in sé, ma si traduce concretamente nella ricchezza e nell’ampiezza dei temi trattati.
La depressione danneggia le funzioni cognitive
La depressione, nell’immaginario comune, resta ancora troppo spesso associata solo al tono dell’umore — la tristezza, l’apatia, la perdita di interesse. Quello che questo manuale mette al centro è invece un aspetto che la clinica conosce bene ma che il grande pubblico ignora quasi del tutto: la depressione danneggia anche le funzioni cognitive. Chi ne soffre fatica spesso a concentrarsi, a ricordare, a pianificare, a prendere decisioni — non per pigrizia o mancanza di volontà, ma per un effetto neurocognitivo reale e misurabile della malattia stessa.
Gli effetti della depressione
Una parte consistente del volume è dedicata agli interventi terapeutici basati sull’evidenza: dalla terapia cognitivo-comportamentale al training cognitivo, pensati per agire specificamente su bias, inefficienze e compromissioni cognitive legate alla depressione. Un capitolo è inoltre dedicato al ruolo dell’esercizio fisico, esaminato attraverso le evidenze neuropsicologiche a sostegno dei suoi benefici sulla cognizione e sull’umore.
Il volume si sviluppa lungo tre grandi assi. Il primo esplora i domini neuropsicologici coinvolti: il ruolo della cosiddetta riserva cognitiva — cioè quanto il nostro cervello sia allenato a compensare un danno — gli effetti della depressione su apprendimento e memoria, la memoria di lavoro, le funzioni esecutive, quelle capacità che ci permettono, per dirla semplicemente, di organizzare la nostra vita quotidiana.
Gli autori del Capitolo 1 aprono la Parte I,
Fondamenti scientici della depressione, andando molto indietro nella storia per introdurre le riflessioni ippocratiche sullo squilibrio dei fluidi corporei e la prima spiegazione della depressione basata sulla teoria umorale. Dall’altro lato, la depressione può essere denita come un fenomeno neuroscientifico distinto. I capitoli successivi di questa sezione si addentrano nella moderna
comprensione della morfologia e della citoarchitettura della depressione nel
cervello (Capitolo 2) e nell’arco della vita (Capitolo 3), insieme al profondo impatto che può avere sulla qualità della vita e sulla salute mentale (Capitolo 4), oltre che sull’effettivo benessere fisico (Capitolo 5).
La valutazione clinica
Il secondo asse riguarda la valutazione clinica: quali strumenti, quali scale, quali colloqui — anche motivazionali — permettano oggi di misurare con precisione questi deficit, non solo di intuirli.
Gli effetti neurocognitivi dei trattamenti
Il terzo analizza gli effetti neurocognitivi dei trattamenti: dai farmaci psicotropi più diffusi, alle psicoterapie basate sull’evidenza, fino alle tecniche di neuromodulazione, comprese tecnologie relativamente recenti come la stimolazione transcranica a corrente diretta. Si tratta quindi il tema delle tecniche di stimolazione cerebrale ad azione antidepressiva, ripercorrendo un intero spettro di approcci:.la terapia elettroconvulsivante, con indicazioni cliniche e modalità di somministrazione; la Magnetic Seizure Therapy (MST), come metodo di induzione più focale; la stimolazione del nervo vago e la stimolazione cerebrale profonda; la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, come opzione terapeutica non invasiva.
Un libro per l’intero arco della vita
Un aspetto che mi sembra particolarmente prezioso, e che gli stessi curatori sottolineano, è l’attenzione all’intero arco della vita adulta — fino alla popolazione geriatrica — e la scelta di non fermarsi alla teoria: buona parte del volume è dedicata agli aspetti pratici del lavoro clinico quotidiano, da come rafforzare l’aderenza al trattamento fino a come integrare, nella cura, le specificità culturali del paziente che si ha di fronte. Non è un dettaglio da poco: significa che il libro parla non solo ai ricercatori, ma anche a chi, ogni giorno, si trova in uno studio o in un reparto a dover tradurre questi dati scientifici in una relazione di cura reale.
La casa editrice
Giunti (Firenze, 1841 / 1965) ha una storia editoriale plurisecolare, che affonda le radici addirittura nel Cinquecento: la famiglia Giunti fu, insieme al veneziano Aldo Manuzio, tra i protagonisti della nascita della stampa moderna a Firenze già a fine Quattrocento. La casa editrice come la conosciamo oggi nasce però nel 1841, quando Alessandro e Felice Paggi fondano a Firenze una tipografia specializzata in testi scolastici e per ragazzi — è nella loro collana che, nel 1883, Collodi pubblica Le avventure di Pinocchio. Passata di mano in mano — ai Bemporad, poi rinominata “Marzocco” per sfuggire alle leggi razziali del 1938 — l’azienda viene rilevata nel dopoguerra da Renato Giunti, che nel 1965 riunisce tutti i marchi sotto il nome che conosciamo. Oggi Giunti è tra i primi gruppi editoriali italiani per fatturato, con oltre 14.000 titoli attivi e più di 1.000 novità l’anno, proprietaria della catena di librerie Giunti al Punto e, dal 2016, anche di Bompiani. Accanto alla grande varia e alla narrativa, mantiene una solida tradizione nella manualistica specialistica — è il caso di Giunti Psicologia.IO, l’imprint sotto cui è uscito il volume di McClintock e Choi — erede diretta di quella storica attenzione alla psicologia che l’editore coltiva fin dal 1974, anno di nascita della rivista Psicologia contemporanea.
Ascolta la puntata di Radio Libertà in cui abbiamo parlato di “Neuropsicologia della depressione”:








