Un libro molto importante che ci offre gli strumenti per comprendere le immagini da diversi punti di vista disciplinari.
Il volume si intitola Studiare le immagini. Teorie, concetti, metodi ed è stato pubblicato da Carocci nel marzo 2023, nella collana “Studi superiori”, la collana che l’editore dedica ai manuali universitari di riferimento: Carocci è infatti una delle principali university press per il rigore delle scelte, l’affidabilità dei contenuti e la cura redazionale delle sue pubblicazioni.
Nel corso dei suoi quarant’anni di attività, accanto a libri rivolti al mondo degli studi e delle professioni – che restano comunque il cuore dell’attività della Carocci –, si è venuta ad affiancare una serie di proposte editoriali rivolte al lettore generale in una sempre più ampia gamma di ambiti disciplinari: dalla filosofia agli studi storici, dalla psicologia agli studi religiosi, dall’archeologia alla storia dell’arte, dalla linguistica alle letterature e, più recentemente, alle scienze e alla medicina.
Questo non è un libro scritto a quattro mani in senso stretto, ma un volume collettivo curato da due studiosi, Krešimir Purgar e Luca Vargiu, che ne firmano l’introduzione e che hanno chiamato a raccolta sedici specialisti diversi — semiologi, storici dell’arte, filosofi, psicologi della percezione — per costruire una mappa il più possibile completa di un campo di studi relativamente giovane: i visual studies, o cultura visuale.
Krešimir Purgar
Krešimir Purgar è professore di Teoria dell’immagine all’Università J. J. Strossmayer di Osijek, in Croazia, ed è uno dei nomi più riconosciuti a livello internazionale in questo campo: ha fondato a Zagabria il primo centro di ricerca sui visual studies dell’Europa sud-orientale, ha scritto Pictorial Appearing e ha curato il Palgrave Handbook of Image Studies.
Luca Vargiu
Luca Vargiu è invece professore associato di Estetica all’Università di Cagliari, e con Carocci ha già curato le edizioni italiane di due classici come Il capolavoro invisibile e Immagine e culto di Hans Belting. Insieme, i due curatori rappresentano bene lo spirito del libro: uno sguardo che viene dalla teoria dell’immagine più internazionale, l’altro dall’estetica filosofica italiana.
Un percorso di trecento pagine tra teorie, concetti e metodi
Veniamo alla struttura. Il libro è organizzato in cinque parti, sedici capitoli, oltre trecento pagine. Non è un saggio con una tesi unica da seguire dall’inizio alla fine, ma — come dice il sottotitolo — un percorso tra teorie, concetti e metodi: uno strumento pensato esplicitamente per gli studenti dei corsi di Cultura visuale, Storia dell’arte ed Estetica, ma utile a chiunque voglia orientarsi in un campo dove le discipline si sovrappongono continuamente.
Nella Parte Prima, Verso uno studio delle immagini, il libro ripercorre gli snodi storici e filosofici, dal rapporto con il sacro e l’idolatria fino al fenomeno del pictorial turn (la svolta visiva) e al ruolo delle tecnologie digitali e degli algoritmi. Il dibattito ontologico, cioè che cosa sia davvero un’immagine è in un capitolo affidato ad Andrea Rabbito, seguito da un capitolo di Carmelo Calì sui sistemi di rappresentazione e percezione, quindi su come la mente organizza ciò che vede.
Si passa poi, nelle parti successive, alla dimensione storica — con un capitolo di Giovanna Targia sulle teorie storico-artistiche tedesche tra Otto e Novecento, l’eredità di Warburg — e a quella dello sguardo e dei regimi scopici moderni, firmato da Michele Bertolini.
La terza parte affronta la semiotica dell’immagine con Angela Mengoni, e le teorie antropologiche — il capitolo di Vargiu stesso, dedicato soprattutto al pensiero di Hans Belting, quello che lega l’immagine al corpo e al medium. Le ultime parti si spingono fino alle questioni più contemporanee: la trasparenza e l’opacità dello sguardo con Marco Senaldi, il modo in cui agiamo dentro le immagini — pensiamo ai simulacri, alla realtà virtuale — con Emanuele Arielli, fino a chiudersi con un capitolo di Purgar sul concetto di alterità e di separazione, cioè su come le immagini, pur non essendo reali, riescano comunque a farci sentire qualcosa di vero.
Prospettive diverse
Quello che rende prezioso questo libro è proprio la sua natura corale: non promuove un’unica scuola di pensiero, ma mette in dialogo prospettive spesso in tensione fra loro — la fenomenologia, la semiotica, la storia dell’arte, l’antropologia dei media — lasciando che sia il lettore a orientarsi. È un libro che nasce esplicitamente dopo il celebre pictorial turn teorizzato da W.J.T. Mitchell — la svolta per cui, dagli anni Novanta in poi, le immagini hanno cominciato a essere pensate non più come semplici illustrazioni di un testo, ma come oggetti dotati di una loro autonoma capacità di significare e di agire nel mondo.
Un libro che ci offre gli strumenti per capire le immagini
Il volume definisce cosa si intende per “immagine” distinguendo tra immagini fisiche, mentali, artistiche, mediatiche e scientifiche. Si analizzano nozioni fondamentali come il supporto (medium), la somiglianza, l’immediatezza e la verosimiglianza. È un libro che ci offre strumenti analitici per capire come le immagini producono senso, come interagiscono con chi le osserva (la percezione e la spettatorialità) e che impatto hanno sulla nostra costruzione della realtà. E che quindi rientra bene nel catalogo Carocci che è costruito appunto (circa 6.500 titoli) in una prospettiva di formazione e di arricchimento culturale permanenti. Una prospettiva che ha guidato le scelte della casa editrice sin dalla sua fondazione e che è destinata a rimanere la sua cifra nel tempo.
Ascolta la puntata di Radio Libertà in cui abbiamo parlato di “Studiare le immagini”









