Un libro così scomodo da essere sequestrato da un tribunale. Abbiamo quindi pensato di segnalarlo ai nostri lettori come consiglio per questi caldi pomeriggi di agosto: parliamo del saggio che ha aperto la strada a tutta un’opera di denuncia sulla corruzione italiana, tornato in libreria dopo oltre quarant’anni.
Questo è il primo volume della trilogia su cui poi Turone ha costruito tutto il resto. La prima edizione fu di Laterza, nel 1984 (collana Robinson), poi più volte ristampata; è tornato in libreria grazie ad Arcadia Edizioni il 22 maggio 2026 come primo volume della “Trilogia sul potere”.
Dopo essere rimasto a lungo introvabile, il libro è tornato in libreria nel giugno 2026 per Arcadia Edizioni, seguendo l’uscita di “Corrotti e corruttori” (maggio 2026) e anticipando “Millenovecentonovantaquattro” (fine luglio 2026), completando così il recupero editoriale dell’intera trilogia.
Sergio Turone
Nato il 10 giugno 1930, morto il 10 novembre 1995, giornalista al Giorno, poi al Messaggero, infine editorialista di Avvenimenti e professore universitario di Storia e metodologia del giornalismo a Teramo. Nel 1990 fu eletto consigliere regionale in Abruzzo. Uomo di sinistra “non dogmatica”: la sua indipendenza lo portò a schierarsi con Marco Pannella nelle file radicali, scelta che gli costò polemiche feroci proprio dentro il suo stesso campo politico. Il filo conduttore di tutta la sua opera, qui più che mai: la lotta giornalistica e documentata contro corruzione, potere e i suoi abusi, “la schiena dritta”, come lo ha definito chi lo ricorda oggi.
Arcadia Edizioni
Arcadia è una casa editrice relativamente giovane (fondata solo nel 2018) ma con un’identità molto precisa: un editore “militante” nel senso migliore del termine, che unisce memoria storica del movimento sindacale e operaio italiano a un lavoro di recupero di autori e testi di inchiesta politica come quelli di Turone. Non è un grande gruppo editoriale generalista, ma un editore di nicchia con una missione culturale chiara legata al mondo del lavoro e della sinistra sindacale italiana.
Arcadia sta conducendo un’operazione di recupero sistematico dell’opera di Turone, ripubblicando in sequenza tutti e tre i volumi della trilogia nel corso del 2026: un lavoro di riscoperta di un autore diventato, nel frattempo, difficile da trovare in libreria. Siamo di fronte ad un saggio storico d’inchiesta, non ad un romanzo (a differenza del terzo volume “1994”): ricostruisce il filo che lega corruzione politica e criminalità in Italia dall’Unità nazionale fino alla P2, la loggia massonica di Licio Gelli. oltre alla trilogia di Turone (di cui hanno anche altri titoli, come Rosso chiaro. I partiti socialisti e Cronache del socialismo milanese), pubblicano tra gli altri Pietro Nenni (Sei anni di guerra civile in Italia), Paolo Buchignani (Fascisti rossi. Da Salò al PCI), Franco Ferrarotti, e diversi volumi legati alla storia del movimento operaio e sindacale italiano (es. Rinaldo Rigola, Selig Perlman).
Il sequestro del 1984
Il libro uscì nel pieno del dibattito pubblico sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli, negli stessi anni in cui uscivano altri testi di riferimento sullo stesso tema (es. Maurizio Teodori, “P2: la controstoria”, 1986; Alfredo Cecchi, “Storia della P2”, 1985) ed è tuttora citato come fonte in studi accademici sulla storia politica della Commissione d’inchiesta sulla P2. L’edizione del 1984 fu oggetto di un provvedimento di sequestro da parte del Tribunale di Varese, segno di quanto il materiale documentato da Turone toccasse nervi scoperti del potere dell’epoca. Le edizioni successive furono aggiornate e ampliate proprio dopo quella vicenda giudiziaria. Il libro getta le basi per tutta la produzione successiva di Turone: il secondo volume della trilogia, “Partiti e mafia. Dalla P2 alla droga”, ne è la naturale prosecuzione cronologica e tematica, e anche il romanzo “1994”, pur cambiando registro narrativo, nasce come “ideale prosecuzione logica” di questi saggi. Prima di raccontare il potere con la satira e la finzione, Turone lo ha raccontato con i documenti e quei documenti, all’epoca, bastarono a far sequestrare il libro.









