Per chi le indossa tutti i giorni, le lenti a contatto in vacanza sembrano la scelta più naturale: niente montature che si appannano al mare, niente fastidio sotto la maschera da snorkeling, libertà totale di movimento. Ma proprio quella libertà, fuori dalla propria routine quotidiana, può trasformarsi in un rischio che in pochi considerano. Per sapere quando usarle, come gestirle in mancanza di acqua pulita e in quali situazioni — mare, trekking, paesi a rischio igienico — è meglio lasciarle in valigia abbiamo chiesto dei consigli al Prof. Vincenzo Scorcia, direttore dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro.

È specializzato in trapianti di cornea lamellari e nelle patologie del segmento anteriore dell’occhio, e si occupa quotidianamente di cheratocono, cataratta, maculopatie e retinopatia diabetica. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali e relatore ai principali congressi mondiali di oftalmologia (SOI, ESCRS, ASCRS, AAO), dal 2012 organizza corsi di chirurgia corneale e dirige il Master in “Patologia e Chirurgia Corneale”.

Professore, le lenti a contatto in viaggio sembrano insostituibili. Può darci qualche consiglio su come gestirle?

Le lenti a contatto offrono una libertà insostituibile durante le vacanze, ma richiedono un’attenzione doppia quando ci si trova fuori dalla propria routine quotidiana. In viaggio, il cambio di ambiente e le condizioni igieniche precarie rappresentano le insidie principali per chi le indossa.

L’interazione tra la lente a contatto e l’ambiente esterno varia sensibilmente a seconda del clima della nostra destinazione: nei climi caldi e umidi, l’elevata umidità ambientale e il sudore creano un terreno di coltura ideale per la proliferazione di batteri e funghi sulla superficie della lente. In queste condizioni, il rischio di cheratite infettiva aumenta notevolmente. Negli ambienti polverosi e nel deserto, i granelli di sabbia o micro-particelle in sospensione possono infiltrarsi sotto la lente, agendo come carta vetrata sulla cornea. Questo causa micro-abrasioni dolorose che aprono la strada a infezioni batteriche. Nei climi secchi e con l’ aria condizionata, la disidratazione della lente riduce la sua permeabilità all’ossigeno, provocando un’ipossia corneale, sensazione di corpo estraneo e arrossamento marcato.

E’sbagliato metterle a contatto con l’acqua?

La regola fondamentale in oculistica è rigida: l’acqua di rubinetto non deve mai venire a contatto con le lenti o con il portalenti, specialmente nei Paesi in cui la potabilità non è garantita o nelle strutture ricettive di fortuna. Per ridurre possibile complicanze sarebbe utile osservare alcune precauzioni.

Quali precauzioni consiglia?

Passare alle lenti giornaliere monouso: in viaggio è la scelta in assoluto più sicura. Eliminano la necessità di portalenti e soluzioni uniche (spesso contaminate), e consentono di indossare una lente sterile ogni mattina. Igiene delle mani in mancanza di acqua pulita: se non è disponibile acqua potabile e sapone neutro, utilizzare un gel idroalcolico per disinfettare le mani, ma attendere che sia perfettamente asciutto prima di toccare gli occhi per evitare ustioni chimiche alla cornea. In alternativa, risciacquare le mani con acqua imbottigliata sigillata. Gestione del portalenti: se si usano lenti mensili o quindicinali, lavare il portalenti esclusivamente con la soluzione unica (mai con acqua) e sostituirlo ad ogni viaggio.

Quando è meglio usare gli occhiali?

    Ci sono contesti dinamici o ambientali nei quali la lente a contatto rappresenta un rischio medico ingiustificato. In alcune situazioni è vivamente consigliato indossare gli occhiali da vista. Bagni in mare, piscina o fiumi: l’acqua naturale e quella di piscina contengono microrganismi patogeni come la Acanthamoeba, un protozoo che si annida tra la lente e la cornea provocando cheratiti gravissime e difficili da curare. Se proprio non si può fare a meno delle lenti in acqua, utilizzare lenti giornaliere abbinate a occhialini da nuoto ben aderenti, ed eliminarle subito dopo il bagno.

    Trekking impegnativi ed escursioni nella natura: durante lunghe camminate in mezzo a polvere, vento e senza servizi igienici adeguati per rimuovere o pulire le lenti in caso di fastidio, gli occhiali da vista (abbinati a una montatura avvolgente o a lenti fotocromatiche) sono la scelta più sicura. Nei Paesi con ridotto accesso ad acqua potabile e assistenza sanitaria: nelle mete rurali o nei paesi in via di sviluppo, dove la gestione dell’igiene è complessa e un’infezione oculare richiederebbe un rimpatrio sanitario, ridurre al minimo l’uso delle lenti è una norma di prudenza basilare.

    La regola d’oro per i viaggi?

    La regola d’oro per la valigia è portare sempre con sé un paio di occhiali da vista con la propria correzione aggiornata e una scorta sufficiente di lacrime artificiali monodose, anche se si pianifica di usare unicamente le lenti a contatto.

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