Il territorio rurale della Strada del Vino e dell’Olio di Lucca, Montecarlo e Versilia, in provincia di Lucca, è unico in Toscana per l’avvolgente e penetrante bellezza dei suoi paesaggi naturali, ricchi di luce e colori. Dalle bianche cime di marmo delle Alpi Apuane, che incorniciano il blu della marina versiliese da Forte dei Marmi a Viareggio, lo sguardo passa, senza soluzioni di continuità, attraverso i centri storici di Seravezza, Pietrasanta, Camaiore e Massarosa per arrivare lungo dolci e luminose colline a Lucca capoluogo, città ricca di storia ed arte, per poi proseguire per soleggiati pendii alla scoperta delle ville storiche nel comune di Capannori, di Montecarlo con la sua fortezza e terminando ad Altopascio, la città del pane e dei Cavalieri del Tau. Questa terra, la Lucchesia, che racchiude una così spettacolare varietà di ambienti naturali – mare, monti, valli, colline – e centri storici, vivi custodi di una cultura millenaria, ha alimentato per secoli la nostra civiltà rurale. Una antica agricoltura, che nella coltivazione della terra, della vite e dell’olivo, nella pratica della pesca, ha prodotto saperi e sapori strettamente legati alle nostre più vive tradizioni. Oggi il visitatore, percorrendo la Strada del Vino e dell’Olio, può vivere e gustare un “paniere” di tipicità lucchesi che, passano dai pregiati vini D.O.C. di Montecarlo e delle Colline Lucchesi alla leggerezza dell’olio extravergine di oliva D.O.P. di Lucca, dai fragranti pani dei maestri fornai di Altopascio alle produzioni artigianali di alta norcineria di Gombitelli e dei casari di montagna, ai raffinati piatti a base di pesce della Versilia con i mille colori delle qualificate produzioni ortofrutticole e floricole. Un invito a camminare per le vie della Strada del Vino e dell’Olio di Lucca, Montecarlo e Versilia per conoscere prodotti di alta qualità, apprezzare l’ospitalità dei nostri hotels, agriturismi, ristoranti e ville, visitare città d’arte e borghi storici, ed estasiarsi la sera, sulla riviera della Versilia, nella luce dorata di un magico tramonto sul mar Tirreno, accompagnati dalle arie appassionate di Giacomo Puccini. Lucca, terra di Toscana, dove il tempo ancora non corre. Un vivo presente… radicato in un solido passato.

La Lucchesia racchiude una particolare unicità di ambienti naturali – mare, monti, valli, colline – e centri storici, vivi custodi di una cultura millenaria, che hanno alimentato per secoli la nostra civiltà rurale. Una antica agricoltura,che nella coltivazione della terra, della vite e dell’olivo, nella pratica della pesca, ha prodotto saperi e sapori unici. Obiettivo, offrire al turista o all’appassionato, che visita le nostre terre, l’opportunità di poter vivere e gustare un “paniere” di tipicità lucchesi, presenti sia in degustazione che in vendita negli eventi inseriti nel Calendario Unico. Dai pregiati vini doc di Montecarlo e delle Colline Lucchesi alla leggerezza dell’olio extravergine di oliva DOP di Lucca, dai fragranti pani dei maestri fornai di Altopascio alle produzioni artigianali di alta norcineria di Gombitelli, della Media Valle sino ai formaggi prodotti dai casari di montagna, ai raffinati piatti a base di pesce della Versilia con i mille colori delle qualificate produzioni ortofrutticole e floricole.

Un invito a camminare per le vie della Strada del Vino e dell’Olio di Lucca, Montecarlo e Versilia nel corso dell’anno, attraverso un ricco calendario di eventi, per conoscere prodotti di alta qualità, apprezzare l’ospitalità dei nostri hotels, agriturismi, ristoranti e ville storiche, visitare città d’arte e borghi storici ed estasiarsi la sera, sulla riviera della Versilia, nella luce dorata di un magico tramonto sul mar Tirreno, accompagnati dalle arie appassionate di Giacomo Puccini.

Un vivo presente… radicato in un solido passato.

MONTECARLO TERRA DI VINO

30 Agosto / 9 Settembre

La festa del vino di Montecarlo, che da oltre 40 anni si presenta quale tradizionale appuntamento del settembre montecarlese, propone un programma colmo di interessanti iniziative volte a promuovere la realtà e le tipicità del  territorio ed i prodotti più rappresentativi di questa  terra. Spettacoli musicali e popolari, mostre culturali e di pittura, degustazioni con abbinamenti di vini e prodotti tipici locali. Una rinnovata occasione per apprezzare la storia, la cultura, le tradizioni locali, l’accoglienza e l’enogastronomia della terra di Montecarlo.

Storia del Vino di Montecarlo Le testimonianze dell’attività nel settore vinicolo relative al territorio di Montecarlo sono molto antiche: per la zona di S. Piero in Campo, in un documento dell’anno 846 d.C., si parla di rendite livellarie in natura, consistenti anche in “vino puro, di uva pigiata tre volte secondo le regole, e poi svinata”. Nei secoli successivi, soprattutto alla fine del Medioevo, la produzione di vino accrebbe, grazie ai frequenti disboscamenti e alle bonifiche avvenuti nei dintorni del paese odierno, di alcuni dei quali 6 rimasta memoria nelle pergamene duecentesche dell’Abbazia di Pozzeveri, che parlano tra l’altro dei terreni più soleggiati del versante sud-est della collina di Montecarlo, noti col nome di Coste di Vivinaia, paese che precedette Montecarlo sullo spartiacque del colle. La storia del borgo si intreccia indissolubilmente con quella del suo vino; un destino che si riscontra nel significato del suo antico nome Vivinaia, ossia passaggio della Via del Vino, che attraversava tutta la collina di Montecarlo. L’esistenza di questa Via, che ebbe notevole importanza fino al tardo medioevo, è significativa del fatto che la caratteristica preminente dì questo territorio erano le vigne, e notevole e pregiata la produzione del suo vino. In quel tempo, come per tutto l’Occidente, grande fu l’influenza che esercitarono gli ordini religiosi sulla produzione del vino; testimonianza ne fu il Monastero di Benedettini fondato nel 1200 a S. Martino in Colle, che contribuì a conferire quello caratteristiche che nell’età dei liberi Comuni vennero riconosciuto al vino di Montecarlo: “chiaro, vermiglio, puro e franco”.  Il vino di Montecarlo per tutto il XIV sec. veniva commercializzato ad Altopascio (che allora era un piccolo villaggio del Comune di Montecarlo) e mediante il lago di Bientina verso Pisa. Naturalmente a Lucca e, sotto il dominio fiorentino, anche a Firenze. Si legge che sino al 1567 la comunità paesana offriva vari fiaschi di Trebbiano al Duca Cosimo I De Medici, alla cui corte “i grappoli d’uva di Montecarlo e il Trebbiano di quella comunità rallegrava i commensali”. L’opera appassionata del Prof. Federico Melis ha potuto dimostrare che proprio tra il 1400 e il 1500 il vino bianco di Montecarlo raggiungeva, nelle contrattazioni sul mercato di Firenze, prezzi superiori a qualsiasi altro vino.
Ma i vini di Montecarlo raggiunsero anche un’altra importante corte della cristianità, quella dei Papi. Nel 1408 il Papa Gregorio XII venne rapito dall’eccellente vino del luogo, assaggiandolo a pranzo durante una visita a Lucca, e da quel momento non se ne staccò più, ordinando che le cucine pontificie se ne procurassero per imbandire le mense papali. La consuetudine che il piccolo paese aveva di onorare i personaggi di casa Medici con il suo più prezioso prodotto, proseguì nel secolo seguente, quando ogni anno veniva ordinato per la festività del glorioso San Giovanni Battista venti fiaschi di trebbiano della “Comunità di Montecarlo” (6 giugno 1626). Il vino allora era conosciuto da tutti come “Lo Chablis di Montecarlo“.

egli è il vero oro potabile, che mandar suole in esilio ogni male irrimediabile”  

Per migliorare ulteriormente i propri vini, un illuminato ed appassionato viticultore montecarlese, Giulio Magnani, a quel tempo proprietario della Fattoria Marchi Magnani (ora Mazzini), intorno al 1870, partì alla volta della Francia per studiare i vitigni e le tecniche di vinificazione dei nostri cugini d’Oltralpe che a quel tempo producevano già dei vini apprezzati anche fuori dei loro confini. Si recò quindi nella zona di Bordeaux e da quei luoghi portò a Montecarlo il Sauvignon, il Semillon, il Merlot, il Cabernet Franc ed il Cabernet Sauvignon. Ancora, riportò dalla zona del Rodano il Roussanne ed il Syrah e dalla Borgogna i Pinot bianco e grigio. Tornato a caso, sperimentò le percentuali giuste dei vitigni da aggiungere al Trebbiano al fine di produrre un vino più elegante, morbido e profumato. Proprio questi vitigni, compresi nel disciplinare del vino DOC di Montecarlo, hanno caratterizzato profondamente l’assoluta singolarità di questi vini, che vantano oltre un secolo di felicissimo ambientamento e armonico radicamento nel territorio di Montecarlo, Altopascio, Capannori e Porcari, i quattro paesi che formano il terroir dei vini di Montecarlo. Si è realizzato così un armonico blend tra i vini autoctoni e i vitigni cd migliorativi di origine francese, secondo le tendenze e gli orientamenti della più innovativa scienza viticola italiana e toscana. Per il Montecarlo Bianco è prevista la presenza delle seguenti uve: 40-60% Trebbiano Toscano e per il restante 40-60% Semillon, Pinot Gris e Bianco, Vermentino, Sauvignon, Roussanne, globalmente considerati, purché almeno tre dei vitigni indicati raggiungano singolarmente la percentuale del 10%.

Per il Montecarlo Rosso è prevista la presenza delle seguenti uve: 50-75% Sangiovese, 5-15% Canaiolo nero, 10-15% singolarmente o congiuntamente Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Syrah, Cabemet Franc, Cabemet Sauvignon, Merlot. All’art 5 del decreto del 1994 viene riconosciuta un denominazione aggiuntiva di “Riserva” per il Montecarlo Rosso, se il vino proviene da uve che assicurano un grado alcolometrico volumico totale minimo di 11.5% e se viene sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio non inferiore a due anni, di cui almeno sei mesi di affinamento in bottiglia.

La Fortezza
All’estremità Nord della Collina di Montecarlo sorge la Fortezza, massiccia costruzione costituita da differenti nuclei che in epoche diverse furono riuniti nello stato attuale.

Chiesa Collegiata di S.Andrea
La chiesa del nuovo borgo, nella quale si trasferì l’intitolazione a S.Andrea della vecchia chiesa di Vivinaia, venne costruita fra il 1332 e il 1334, data in cui le venne conferito il fonte battesimale in deroga ai privilegi della pieve di S. Piero in Campo, che finì nel 1408 per venire rimpiazzata in titolo e rendite dalla nuova chiesa. L’edificio, sostenuto nella parte absidale da forti costruzioni dovute al ripido crinale collinare, era originariamente più basso, come si rileva facilmente dal diverso colore del paramento in laterizio della facciata, che insiste su di una base in pietra che fascia la chiesa nella parte inferiore.

Nelle vicinanze (3 chilometri, circa 5 minuti) di Montecarlo si trova Collodi: Il Parco di Pinocchio, inaugurato nel 1956, non è un consueto parco di divertimento, ma piuttosto la preziosa creazione collettiva di artisti di grande personalità. Il Percorso letterario, scandito da mosaici, edifici e sculture immerse nel verde, nasce grazie all’ unione fra arte e ambiente: l’andamento è tortuoso, la folta vegetazione fa sì che ogni tappa giunga sorprendente e inaspettata, le piante stesse contribuiscono a creare l’atmosfera e gli episodi del racconto delle Avventure di Pinocchio. Il Parco stesso è un luogo di attività culturali sempre rinnovate ma mai dimentiche delle proprie radici:mostre d’arte e d’illustrazioni ispirate alla lettura per ragazzi e alla Storia di Pinocchio, laboratori di creazione burattini, spettacoli di burattini, marionette e cantastorie arricchiscono secondo la stagione, la visita del Parco.