Dal 18 febbraio al 1° marzo al Teatro Argentina di Roma, Stefano Massini affronta il libro-manifesto di Hitler in uno spettacolo necessario sul potere devastante delle parole. Un monito per le nuove generazioni

Un’indagine teatrale necessaria
Stefano Massini, artista dal forte impegno civile, scrittore, personaggio televisivo e drammaturgo – unico italiano ad aver vinto un Tony Award – approda sul palcoscenico del Teatro Argentina dal 18 febbraio al 1° marzo con “Mein Kampf”, un’opera da lui scritta e interpretata. A più di cento anni dalla pubblicazione del saggio autobiografico di Adolf Hitler, Massini conduce un’indagine lucida e spietata sul potere delle parole e sulle loro devastanti conseguenze.
La genesi del libro-manifesto
Nel 1924, Hitler nella cella del carcere di Landsberg scrive “Mein Kampf”, dove espone il suo pensiero politico e delinea il programma del Partito nazista. Ma solo ottant’anni dopo, nel 2016, la Germania decide di consentirne la diffusione, ritenendo che solo attraverso la conoscenza si possa evitare il ripetersi della catastrofe.
Per anni Massini ha incrociato la prima stesura di quel libro-manifesto con i discorsi e i comizi di Hitler, nonché con il vasto materiale raccolto nelle “Conversazioni con Hitler a tavola” dal 1941 al 1944, da due fidatissimi funzionari del partito, Heinrich Heim e Henry Picker, sotto la supervisione del capo della Cancelleria Martin Bormann. Da questo lavoro di ricerca, Massini costruisce uno spettacolo duro, ma necessario, dove il “Mein Kampf” emerge nella sua inquietante portata.

Le domande che interrogano il presente
«Perché queste parole hanno ipnotizzato le masse? Perché la Storia ha cambiato direzione grazie a queste pagine? E noi, spettatori del 2026, siamo davvero impermeabili all’ascesa di questo profeta della rabbia?» si chiede Massini.
“Mein Kampf” è l’agghiacciante Verbo del Novecento, camuffato come la paranoica autobiografia di un invasato. Dal primato della razza all’apoteosi del condottiero, dalla smania di riscatto alla febbre della propaganda, Massini ricostruisce l’impalcatura del nazionalsocialismo, senza filtri, attraverso lo stile ossessivo e barocco del testo originario.
Un’esperienza teatrale che esplora la violenza verbale
Lo spettacolo esplora i ritmi, i toni e gli affondi verbali di Hitler, un atto di comprensione che, secondo Massini, è l’unico antidoto alla ripetizione di quel meccanismo distruttivo. Un lavoro che ci fa leggere il presente con occhi diversi, ci fa riflettere sulle moderne forme di violenza, i recenti conflitti e il potere delle parole.
Dalla provincia alla catastrofe
«Questo spettacolo nasce dalle parole di un giovane che racconta di sé, della propria nascita a Braunau sull’Inn, circondato “dalla composta nullità di quelle vite imbalsamate”, come scrive. È un discorso che potrebbe benissimo riecheggiare nei pensieri di un ragazzo di provincia che, magari, prova le stesse sensazioni» spiega Massini.
Il parallelismo con la violenza digitale
«Tuttavia, oggi siamo abituati, soprattutto i giovani, a virtualizzare: la rabbia si sfoga sotto forma di insulto online. L’attacco, la concorrenza, la competizione, l’antagonismo, il bullismo avvengono sotto forma di hate speech, di body shaming: sono parole digitate e lanciate nella rete. Il corpo non esiste, è tutto virtuale, è tutto “a parole”. Poi, davanti alla fidanzata, al fidanzato, che si è stancata o stancato di te si va in tilt perché non si è abituati ad avere un rapporto con il corpo, perché la violenza fisica è altro da quella verbale.»
La messa in scena: quando le parole diventano materia
«Qui accade lo stesso: Hitler parla, con un tono enfatico, barocco, compiaciuto, strabordante, logorroico. Affastella parole su parole, sulla pagina bianca che è la scena dello spettacolo, fino a quando cominciano a precipitare oggetti concreti: una valigia, un cappotto, un paio di scarpe. Cadono quintali di libri, si infrangono vetri. È un continuo costringere a ricordare, un caveat, un promemoria del fatto che le parole hanno conseguenze.»
La scena diventa il luogo fisico dove la violenza verbale si trasforma in violenza materiale, dove le parole si fanno corpo, peso, distruzione tangibile.
Un monito per le nuove generazioni
«È un monito per il pubblico più giovane a riflettere su parole come “la guerra è selezione dei migliori” perché significa teorizzare che solo alcuni esseri umani debbano andare a morire, ma chi mi dice che io non potrei essere tra questi? Quando Hitler afferma in modo esplicito che la democrazia è una menzogna e che nel gioco degli scacchi “c’è un solo re con numerose sacrificabili pedine”, significa che quella libertà totale che i giovani danno per scontata, abituati a collegarsi a internet per esprimere liberamente la propria opinione, quella possibilità potrebbe essere, un giorno, tranquillamente revocata.»
Il duplice messaggio dello spettacolo
«Il nostro materiale ci racconta insomma due cose: intanto che le parole hanno conseguenze concrete di cui è fondamentale tenere conto e che quella democrazia, che è stata conquistata con tanta fatica e oggi potrebbe apparire logora, è un privilegio, un bene di cui prima di tutto va compresa l’importanza e che va difeso con vigore.»
Stefano Massini: l’unico italiano con un Tony Award
Stefano Massini rappresenta una delle voci più originali e coraggiose del teatro italiano contemporaneo. Unico italiano ad aver vinto un Tony Award, il più prestigioso riconoscimento del teatro americano, Massini ha saputo conquistare il pubblico internazionale mantenendo un fortissimo radicamento nella cultura e nella storia europea.
Il suo impegno civile si manifesta non solo attraverso il teatro, ma anche nella scrittura, nelle apparizioni televisive e nelle innumerevoli conferenze in cui porta la riflessione sui grandi temi della contemporaneità. Con “Mein Kampf” affronta uno dei tabù più grandi della storia del Novecento, scegliendo non la censura ma la conoscenza come strumento di resistenza.
Perché andare a vedere questo spettacolo
“Mein Kampf” non è uno spettacolo facile, né vuole esserlo. È un’esperienza necessaria, soprattutto in un momento storico in cui i discorsi d’odio proliferano sui social media, in cui la semplificazione populista seduce nuovamente le masse, in cui la democrazia appare fragile in molti paesi occidentali.
Massini ci costringe a guardare in faccia le parole che hanno generato la più grande catastrofe della storia europea, non per compiacimento morboso ma per comprensione. E la comprensione, come dice lui stesso, è l’unico antidoto alla ripetizione.
Informazioni pratiche
Teatro Argentina, Roma Date: 18 febbraio – 1° marzo 2026 Orari: da verificare sul sito del teatro Biglietti: disponibili online e al botteghino
Per chi visita Roma in questo periodo, assistere allo spettacolo può diventare parte di un itinerario culturale più ampio che include i luoghi della memoria storica della capitale, dai musei ai monumenti che raccontano le tragedie del Novecento.
Testo e foto di Redazione | Riproduzione riservata ©www.ClassTravel.it
Per approfondire i temi dello spettacolo, consigliamo Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt, La banalità del male sempre di Arendt, e Storia del Terzo Reich di William Shirer.









