Come si guarda un conflitto quando le immagini arrivano non dai grandi media, ma dagli smartphone di chi lo sta vivendo? Ne parla oggi uno dei massimi teorici mondiali della cultura visuale, nel libro “Vedere nell’oscurità. Palestina e attivismo visuale”, di Nicholas Mirzoeff, pubblicato da Meltemi.

Chi è Mirzoeff
Mirzoeff è professore e direttore del Dipartimento di Media, Cultura e Comunicazione alla New York University. È tra i fondatori della disciplina accademica della cultura visuale come campo di studio interdisciplinare. Il suo manuale “Introduzione alla cultura visuale” del 1999 è un testo di riferimento internazionale, tradotto in numerose lingue.
Di formazione britannica, laureato a Oxford e dottorato alla University of Warwick, è autore di oltre una dozzina di libri, tra cui “The Right to Look”, premiato dalla Society of Cinema and Media Studies, e “White Sight”, anch’esso tradotto in italiano.
Questo è il terzo titolo di Mirzoeff nel catalogo Meltemi, conferma di un editore che investe con continuità su questo autore e su questo campo di studi.
Dal 7 ottobre 2023 un genocidio via social
Dal 7 ottobre 2023, il mondo ha assistito in diretta alla tragedia della Striscia di Gaza, grazie a video sotto le bombe, macerie e corpi senza vita ripresi in tempo reale sui social: immagini spesso oscurate o peggio rimosse. Per la prima volta nella storia, un genocidio è visibile mentre accade, frame dopo frame, grazie ai filmati dei palestinesi stessi. La violenza coloniale si mostra così in tutta la sua brutalità, ma allo stesso tempo viene astratta, normalizzata e spettacolarizzata.
Dal punto di vista di uno studioso ebreo antisionista
Dalla sua posizione di studioso ebreo dichiaratamente antisionista, l’autore affronta anche la contraddizione più lacerante: come guardare un genocidio compiuto dal proprio popolo? Intrecciando teoria, memoria familiare e analisi dei media contemporanei, Mirzoeff traccia un percorso che va dalla “dissociazione” – l’impossibilità psichica di vedere la violenza – all’”associazione”, ossia uno sguardo collettivo e solidale in grado di mobilitare le persone e riempire le piazze
Il punto di partenza è che, dal 7 ottobre 2023, gran parte del mondo ha seguito il conflitto a Gaza attraverso immagini girate in tempo reale dagli stessi palestinesi, spesso poi oscurate o rimosse dalle piattaforme social. La tesi di Mirzoeff è una critica a quello che lui chiama lo “sguardo bianco” suprematista, sostenuto da droni, checkpoint e algoritmi, che vede senza entrare in relazione.
A questo sguardo, l’autore contrappone una pratica che chiama “vedere nell’oscurità”: scavare tra le macerie, materiali e digitali, per ricostruire ciò che i poteri vogliono rendere invisibile. Sostiene inoltre che la mobilitazione globale sia stata attivata soprattutto dagli smartphone, e che la condivisione capillare di immagini abbia avuto un effetto sproporzionato nel mantenere il tema visibile a livello internazionale. Il volume alterna immagini stampate a codici QR che rimandano a fotografie e video, lasciando al lettore la scelta se accedervi o meno.
Un libro che chiede al lettore non solo di guardare, ma di scegliere cosa guardare e come.









