Un libro-zibaldone e una mostra a Mantova per lo scrittore di Cavarzere

C’è una vecchia littorina che non esiste più, ma continua a viaggiare. Parte da Cavarzere, ultimo lembo di terra tra il Polesine rodigino e la laguna veneziana, e arriva a Desenzano, sul lago di Garda. È il tragitto di una vita: quella di Francesco Permunian, nato nel primo luogo e approdato al secondo per scelta. Ed è il filo che regge Camminando attraverso i campi bruciati dell’amore. Pensieri, parole, visioni tra il Polesine e il Garda, uscito il 2 ottobre per Oligo: 178 pagine, 19 euro.

Il libro accompagna l’omonima mostra allestita a Mantova, nella Biblioteca Teresiana, aperta fino al 1° novembre 2026.

Il tempo dei bilanci

Permunian lo dice senza giri di parole: prima o poi arriva il momento di tirare le somme. Quello dei bilanci e dei rimpianti, quando i fantasmi del passato riemergono dalla «palude dell’oblio» e presentano il conto. Delle azioni, delle illusioni, come uomo e come scrittore.

Il risultato è uno zibaldone di carte: frammentario, eppure coerente. Parole, voci e anime che si muovono nel buio di ricordi veri o verosimili. Con l’ironia che lo contraddistingue, Permunian dà voce ad Artaud, Baudelaire, Céline e perfino alla famiglia di Maria Callas. Tra le pagine si alternano interviste semiserie, liriche e prose cariche di autobiografia.

Immagini come specchi infranti

Accanto ai testi, come frammenti di uno specchio rotto, scorrono le immagini di chi ha condiviso un tratto di strada con l’autore. Le fotografie sono di Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli, Renzo Bertasi, Gianni Fucile e Pino Mongiello. I dipinti e i disegni portano la firma di Roberto Abbiati, Luca Del Baldo, Piero Guccione, Lorenzo Mattotti e Tullio Pericoli.

Le letture di Malosso e Pisu

Nella prefazione, Stefano Malosso legge in questa prosa la capacità di cogliere l’ineluttabilità della tragedia umana, dall’infanzia alla vecchiaia. Il mostro, osserva, non è l’altro additato per strada: è uno specchio, un ghigno che accomuna gli individui nell’aria chiusa dei salotti borghesi.

Nella postfazione, Alice Pisu descrive un autore che vaga tra le rovine di un’epoca, tormentato da ricordi e visioni macabre, esule che inventa figure sempre nuove e sempre uguali. Il Garda e il Polesine disegnano la sua topografia della memoria. E la sua è una scrittura fatta, come gli suggerì Andrea Zanzotto, con il ricordo delle lacrime.

L’autore

Nato a Cavarzere nel 1951, Francesco Permunian ha esordito con Cronaca di un servo felice (Meridiano Zero, 1999). Ha poi pubblicato romanzi e racconti con Editoriale Scientifica, Il Saggiatore, Italo Svevo, Ponte alle Grazie, Quodlibet e Rizzoli. Con Sillabario dell’amor crudele (2019) ha vinto il Premio Dessì. Il suo libro più recente è Anime farfuglianti nella notte (Palingenia, 2025).

Per Oligo ha già pubblicato Calabiani. Antologia privata dei miei demoni infantili (2020), Stradario sentimentale del lago di Garda e del monte Baldo (2022) e I demoni beati. Bracconaggi e scorribande in distretti di caccia riservata (2024). Della sua opera hanno scritto, tra gli altri, Andrea Cortellessa, Franco Cordelli, Giulio Ferroni, Salvatore Silvano Nigro e Sandra Petrignani.


Francesco Permunian, Camminando attraverso i campi bruciati dell’amore. Pensieri, parole, visioni tra il Polesine e il Garda, prefazione di Stefano Malosso, postfazione di Alice Pisu, Oligo, 178 pagine, 19 euro. In libreria dal 2 ottobre.

La mostra: Mantova, Biblioteca Teresiana, fino al 1° novembre 2026.