Torna il romanzo d’esordio della scrittrice siciliana, una storia di calunnia, potere e dignità femminile nel Seicento dell’Inquisizione
Il fuoco si è appena spento, ma il suo odore non se ne va. Le serve di casa Vespertizi non hanno dormito: per tutta la notte si sono strette l’una all’altra, con le urla del rogo ancora nelle orecchie e il maestrale che sembrava riportarle indietro. Si apre così Cenere di Tea Ranno, in libreria dal 30 ottobre per Vallecchi: 304 pagine, 19 euro.
È un ritorno. Cenere è il romanzo con cui Ranno ha esordito nel 2006 per e/o: finalista ai premi Calvino e Berto, vincitore del premio Chianti nel 2007. A vent’anni di distanza, torna in libreria con un nuovo editore.
Una denuncia nata da un rifiuto
Siamo in un Seicento cupo e sferzato dalla superstizione. Caterina Giudici, una giovane donna, è stata accusata ingiustamente di stregoneria e bruciata sul rogo. Il romanzo comincia all’indomani dell’esecuzione, mentre un maestrale furioso soffia sulla città e sui palazzi del potere.
Dietro la condanna c’è Donna Stefana, nobile spietata e capricciosa dei conti Vespertizi. La denuncia è la sua vendetta per un rifiuto d’amore.
Il coro delle serve
Attorno a lei si muove il mondo silenzioso della servitù. C’è la vecchia Menegota, con la sua saggezza antica. C’è la cuoca Tomasa, piegata dal dolore. E c’è soprattutto Delinda, quattordici anni, pronta a rischiare la vita per ottenere giustizia, vendicare l’amica tradita e l’amore perduto.
Sul fronte opposto stanno i giudici dell’Inquisizione, incarnati dal compiacimento del giudice Corselli. A fare da controcanto si leva la voce di Fra’ Lorenzo, un francescano tormentato dal dubbio e dall’ipocrisia di una fede usata per uccidere.
Una lingua d’epoca
Ranno scrive con una lingua ricca e figurativa, intrisa di suggestioni del tempo. Lo si sente fin dall’incipit, con le serve che salgono gli scaloni con brocche d’acqua bollente, «come ombre», tremanti di freddo, di fame e di paura. Ne esce una storia intensa sul potere della calunnia, sulla condizione delle donne e sulla dignità umana, che sopravvive anche dove tutto sembra ridotto in cenere.
L’autrice
Siciliana d’origine, laureata in giurisprudenza, Tea Ranno vive e lavora a Roma dal 1995 e si occupa di diritto e letteratura. Dopo Cenere ha pubblicato, tra gli altri, In una lingua che non so più dire (e/o, 2007), La sposa vermiglia (Mondadori, 2012, premio Rea), Viola Foscari (2014), Sentimi (Frassinelli, 2018), L’amurusanza (2019), Terramarina (2020, premio Città di Erice), Gioia mia (2022) e Avevo un fuoco dentro (2024), questi ultimi per Mondadori.
Ha scritto anche numerosi albi illustrati e romanzi per ragazzi, tra cui, per Il Battello a Vapore, Un tram per la vita, la storia di Emanuele Di Porto, sfuggito al rastrellamento nazista del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943. Suoi racconti compaiono in diverse antologie e i suoi romanzi sono tradotti in molti paesi.
Tea Ranno, Cenere, Vallecchi, 304 pagine, 19 euro. In libreria dal 30 ottobre









