La “papiroflessia” è l’arte di piegare la carta per ottenerne forme tridimensionali. Non c’è titolo più adatto di quello scelto da Guillermo Busutil per descrivere il contenuto, altrimenti difficile da etichettare, di questo volumetto. Fra le pagine abitano brevissime meditazioni tutte dedicate alla lettura e all’amore per la parola scritta; non veri e propri aforismi, non versi poetici, forse le due cose insieme. O forse, invece, più che di frasi si tratta in qualche modo di oggetti, che hanno una funzione in sé ma che flessi, ripiegati su loro stessi più e più volte, restituiscono all’occhio di chi legge una realtà concreta, sfaccettata, le cui tre (o più?) dimensioni stimolano l’intelletto a cercare nuove prospettive.

Amici lettori – o, forse, meglio “amici”, senza “lettori” – se avete deciso per qualche arcano motivo, per scelta o per vocazione, vendetta o altro, di non leggere più libri, di non leggere affatto o di non possedere alcun libro, allora tenetevi ben lontani da questa biblioraccolta di Guillermo Busutil. Perché? Beh, perché questo non è un libro, così come la pipa di Magritte non è una pipa. Ma come? direte. Come è possibile che questo libro di Busutil, fatto di carta, caratteri, copertina, aforismi (li ho contati, sono 737), inchiostro e prezzo di copertina non sia un libro? Come dovrebbe essere allora un libro? Avete ragione. Infatti questo libro di Guillermo Busutil è un libro e nello stesso tempo non lo è. Le cose si complicano perché, alla fine e forse da sempre,la lettura è difficile, così come la bellezza di cui parlava il poeta americano Ezra Pound. (dalla postfazione di Massimo Gatta)

Impossibile scorrere queste pagine con la consueta strategia di lettura, quando ci ritagliamo un tempo di pace interiore, apriamo un libro con l’intento di leggere almeno dieci facciate e ci accovacciamo in poltrona; oppure ci incamminiamo con passo distratto, quello gravato – per intenderci – dal rischio d’inciampo in sporgente radice. Impossibile agire così, e per una semplice ragione: l’opera è formata da circa ottocento libri, quante sono le tarsie che compongono questo mosaico di prose brevi, anzi brevissime. Ogni tessera attira lo sguardo, ogni frammento si staglia sulla pagina a disdegno dei circostanti. Ognuno degli ottocento libri esercita il peso specifico di più pagine: reclama quiete, pretende una pigra sosta di raccoglimento. (dalla postfazione di Antonio Castronuovo)

Opinionista e critico letterario per La Opinión de Málaga, GUILLERMO BUSUTIL scrive anche per La Vanguardia in qualità di critico d’arte, per il quotidiano El País e per Crónica Global. Presente in varie antologie, è autore di numerosi libri, come anche di cataloghi di mostre. Nel 2021 ha ricevuto il Premio nazionale di giornalismo culturale da parte del Ministero della cultura spagnolo.

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