Dal 17 settembre al 13 dicembre, il Museu Marítim de Barcelona ospita una mostra che promette di essere uno dei momenti più significativi del calendario culturale cittadino di quest’autunno: “La Escuela de Arquitectura de Barcelona en la definición de la vida cotidiana en la ciudad (1875-2025)”.
Un secolo e mezzo di sguardo critico sulla città
Organizzata da Escola Tècnica Superior d’Arquitectura de Barcelona (ETSAB-UPC), l’esposizione, visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 20, non è una semplice retrospettiva istituzionale. È piuttosto un tentativo ambizioso di rispondere a una domanda tanto semplice quanto profonda: come abbiamo materializzato la nostra vita quotidiana?
Attraverso una selezione di opere, scritti e ricerche prodotti dal corpo docente della ETSAB (Escola Tècnica Superior d’Arquitectura de Barcelona) nell’arco di 150 anni, la mostra ricostruisce le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che hanno plasmato Barcellona a partire dall’industrializzazione capitalista di fine Ottocento fino ai giorni nostri. Un racconto in cui architettura, urbanistica e paesaggio diventano lenti per leggere le tensioni, le complessità e le incertezze dell’abitare urbano.
Dalle celle domestiche alle infrastrutture metropolitane
Uno degli aspetti più originali del percorso espositivo è il suo criterio ordinatore: le quasi 400 opere selezionate non seguono una sequenza puramente cronologica, ma sono organizzate secondo una gradazione di scale di convivenza, basata sul numero di persone coinvolte dalle piccole unità domestiche (1-10 utenti) fino alle grandi infrastrutture metropolitane capaci di servire fino a un milione di persone.
All’interno di questo percorso, un nucleo centrale merita particolare attenzione: sei opere situate sul fronte marittimo di Barcellona vengono presentate su grande scala attraverso un formato audiovisivo, come pezzo forte della mostra — una scelta che non sorprende, considerando la sede scelta, il museo dedicato proprio alla storia marittima della città.
Un comitato scientifico corale
Il progetto è curato da Còssima Cornadó, Marta Domènech, Julio Garnica, Eulàlia Gómez-Escoda e Nacho López, affiancati da un comitato scientifico composto da circa venti docenti della ETSAB, tra cui figurano nomi come Félix Solaguren, Carolina B. García-Estévez, Enric Granell, Maria Rubert e Jaime J. Ferrer Forés, solo per citarne alcuni. Questo ampio gruppo di lavoro ha sviluppato una riflessione articolata attorno a tre concetti chiave: architettura, vita quotidiana e le disruzioni della normalità. Il risultato è una narrazione che intreccia produzione intellettuale e soluzioni architettoniche concrete, sempre legate a Barcellona, alla sua memoria collettiva e alle persone che l’hanno abitata, lavorata, attraversata e visitata nel corso di generazioni.
Oltre la mostra, un programma di approfondimento
L’esposizione non si esaurisce nelle sale del Museu Marítim. È accompagnata da un programma di conferenze, tavole rotonde e materiali audiovisivi pensato per approfondire i temi trattati e dare voce a ricercatrici, esperte e semplici abitanti della città, in un dialogo tra sapere accademico ed esperienza vissuta.
Perché visitarla
Barcellona continua a interrogarsi sul proprio futuro urbano tra turistificazione, crisi abitativa e trasformazione dello spazio pubblico e questa mostra offre una prospettiva storica preziosa. Non è una mostra per celebrare l’eredità della scuola pubblica di architettura della città, ma uno strumento per comprendere il presente: la casa, la strada, il quartiere, la metropoli non sono mai stati spazi neutri, ma il risultato di scelte, conflitti e visioni che continuano a definire il modo in cui viviamo insieme. Un appuntamento imperdibile per chi ama l’architettura, ma anche per chiunque voglia capire come si costruisce, letteralmente, la vita di una città.




