Fino al 3 luglio al Palazzo delle Esposizioni.

Il segno di questa mostra è la decomposizione minuziosa, ardita e cosciente, delle figure nelle opere caravaggesche. Decomposizione che viene a sua volta ricomposta ingigantita. Rottura e ricomposizione: qui è la chiave originale di questa “esperienza”.

Va detto subito che in questa esposizione non vi sono esposte opere reali di Caravaggio, ma solo video e musiche, nessuna traccia concreta della sua arte. Eppure è una mostra che fa immergere lo spettatore nell’arte caravaggesca,  nella essenza del suo pensiero. Il percorso è inaspettato e insospettabile: si viene circondati subito da un racconto di suoni ed immagini. Nessuna parola è necessaria, nessun commento è richiesto allo spettatore.

La mostra si snoda su diverse sale dove in ognuna vengono proiettate con continuità i segni salienti della sua arte e  della sua vita: il tratto dal vero, la violenza dell’uomo sull’uomo,  i  luoghi rilevanti per la sua arte e una  rassegna delle sue opere principali assemblate in parallelo. Questa mostra aiuta a capire il Caravaggio al di là degli ovvi giudizi sulla sua genialità. La mostra propone una lettura più profonda dell’arte, lettura capace di cogliere quei tratti distintivi in un’opera: gli elementi compositivi, la loro dislocazione e il loro rapporto plastico.

Ebbene, di fronte alla magnificenza delle opere di Caravaggio spesso ci si sofferma sulla vista di insieme, sulle sensazioni di rimando che provengono dai soggetti rappresentati.  L’allestimento di questa mostra non evidenzia le visioni di insieme, ma la decomposizione dei tratti caratteristici della pittura di Caravaggio.

Ecco allora che vengono suggerite delle chiavi di lettura inedite. Da una parte si propone la ricerca sulla prospettiva vista da Caravaggio nella pianificazione e composizione delle sue opere.  Troviamo allora  una splendida “Crocifissione di san Pietro” ricostruita con dei manichini dove l’animazione tridimensionale permette di cogliere tutti i punti di vista che, immaginiamo, potrebbero essere stati quelli del genio durante il suo studio per la composizione. Per ogni opera si allarga la prospettiva, lo spettatore può cogliere altri punti di vista inediti.

In questo percorso analitico, non poteva mancare una chiave di lettura per la luce, questo fondamentale elemento simbolico e materiale dell’arte caravaggesca. Vengono così mostrate la “sorgente di luce” e “l’illuminato”, la potenza di Dio e il tocco terreno di questa sapienza. Si può così vedere, “toccare” la grande rivoluzione operata sulla luce dall’artista.

Un originale chiave di lettura è senz’altro la linea: una linea che separa e, allo stesso tempo, unifica lo spazio. Si può ammirare la potenza della linea caravaggesca nella identificazione dello spazio per tutte le figure dei personaggi presenti nelle sue opere principali. Si può assistere, immaginando, alla matita dell’artista nel suo peregrinare in cerca della forma finale.

Non da ultimo, va segnalato il luogo dove queste opere vengono proposte. Ebbene, questo luogo è ovunque: sul pavimento, sulle pareti, sulle colonne e persino sugli stipiti delle porte.

In alcuni istanti si ha la sensazione di entrare dentro una camera sepolcrale caravaggesca, perdendo memoria delle singole opere e venendo immersi, ‘ovunque’, dal pensiero di Caravaggio.

                                                                                                                                                          Armando Pelliccioni

 

COMMENTA