Dopo una fantastica colazione al Radisson di Bodø, andiamo a prendere il traghetto per le Lofoten.

In Norvegia è bellissimo esplorare i gusti del pane norvegese, i muffin ancora caldi e, ovviamente, per chi ama la colazione salata, l’immancabile salmone. Regina indiscussa della colazione è la marmellata di lampone artico, l’åkerbär, frutto di bosco che è stato descritto per la prima volta nel 1658 da Olof Rudbeck senior dell’Università di Uppsala (Svezia). I russi la chiamano knjaženika, cioè “bacca dei principi”, proprio per la raffinatezza del frutto e la difficoltà sia nel coglierlo che nel conservarlo.
Alle Lofoten esistono 27 varietà diverse di frutti di bosco quindi ricordatevelo a colazione (e anche quando pensate a quali souvenir da comprare: la marmellata di lampone artico è sicuramente apprezzatissima da chi la riceve)

A Bodo, prima di prendere il traghetto, vediamo l’ultima ferrovia della Norvegia. In realtà ne esiste un’altra più a nord, a Kiruna, in Svezia, ma quella di Bodo è la stazione più a nord della Norvegia. Prima della Seconda Guerra Mondiale, la ferrovia norvegese – ci spiega Christian Costa, di Giver Viaggi – si fermava a 850 km a sud, a Trondheim. Questa è in muratura perché fu costruita dai tedeschi secondo tecniche tedesche e non norvegesi (e per questo non è stata bombardata). E’l’ultima ferrovia che troviamo nel nostro viaggio.

Prendiamo il traghetto ed avviciniamoci a quello che è il sogno della maggior parte delle persone partite con il tour numero 2 di Giver: le Lofoten. Circa tre ore e mezzo di navigazione…Ecco l’emozione si avvicina…

Le Lofoten sono cinque isole molto grandi che un tempo erano collegate da chiatte. Oggi invece ci sono i tunnell, sia normali che sottomarini e ponti bellissimi a dorso di mulo per permettere il passaggio delle grandi imbarcazioni per il pesce e del battello postale. Importante ricordare – ed è chiaramente percepibile se venite qui – che le Lofoten sono una destinazione sostenibile: marchio di qualità dato alle località che lavorano in modo sistematico per ridurre l’impatto negativo del turismo.

Alle Lofoten si trova il più grande insediamento vichingo della Norvegia del Nord ma queste isole furono scoperte ben prima dei Vichinghi: nel 500 dC arrivarono qui gli abitanti del Nord, i norreni. E’pertanto possibile andare ad esplorare come erano fatte le case vichinghe: esiste un museo a Borg, uno dei comuni più importanti dell’arcipelago norvegese delle Isole Lofoten. Che ci siano qui alle Lofoten insediamenti vichinghi è cosa abbastanza particolare dato che i vichinghi amavano generalmente stabilirsi al sud: Bodo, Oslo (nel 980 fondarono Trondheim) cosi come tante città della Danimarca, soprattutto nella parte orientale, sono vichinghe. A proposito, una chicca: ci spiega Christian della Giver, che le città del Nord della Norvegia che terminano con Vick come Narvick sono antichi insediamenti vichinghi.

Grazie alla calda Corrente del Golfo, nelle Lofoten il clima è molto più mite rispetto ad altre parti del mondo, a parità di latitudine. Meravigliose in questa stagione per il sole di mezzanotte, meravigliose in inverno sotto l’aurora boreale (da settembre a metà aprile).

Il tempo è splendido, perfetto per vivere il viaggio a poppa (dove si sentono meno le onde) o sul pontile (per essere più coperti dal vento), con qualche pausa nella caffetteria a bordo. Alle 14.15 sbarchiamo a Moskenes, nella contea di Nordland, tra serene vedute costiere e picchi alpini simili a scure piramidi rocciose. Il primo villaggio che vediamo è A I Lofoten, un porto di pescatori posto a sud-ovest di Moskenes, sull’isola di Moskenesova, con le tipiche casette rosse, che si chiamano rorbu. La pesca è stata sempre la grande ricchezza delle Lofoten ed è per questo che sono abitate fondamentalmente da pescatori: è proprio in queste meravigliose isole che tra gennaio ed aprile i merluzzi provenienti dal mare di Barents vengono a deporre le uova.

Alle Lofoten troviamo la memoria di un italiano a cui è stata eretta una statua commemorativa: Pietro Querini , che era naufragato qua. A lui si deve l’importazione dello stoccafisso in Italia e la sua importanza nella cucina veneta. Gli abitanti di Røst non l’hanno dimenticato e, nel cinquecentesimo anniversario del naufragio, hanno pensato di onorarlo nell’isola di Sandøy.

«Questi di detti scogli sono uomini purissimi e di bello aspetto, e così le donne sue, e tanta è la loro semplicità che non curano di chiuder alcuna sua roba, né ancor delle donne loro hanno riguardo: e questo chiaramente comprendemmo perché nelle camere medeme dove dormivano mariti e moglie e le loro figliuole alloggiavamo ancora noi, e nel conspetto nostro nudissime si spogliavano quando volevano andar in letto; e avendo per costume di stufarsi il giovedì, si spogliavano a casa e nudissime per il trar d’un balestro andavano a trovar la stufa, mescolandosi con gl’uomini (…).»

Cosi scrisse Querini a proposito dell’ospitalità ricevuta da parte degli abitanti delle Lofoten quando lo salvarono dal naufragio. Il 15 maggio del 1432 lo aiutarono a ripartire per Venezia. Querini arrivò quindi in Veneto il 12 ottobre di quell’anno importando gli stoccafissi essiccati ricevuti alle Lofoten e che diventarono cosi cibo base della cucina veneta: i veneziani impararono subito ad apprezzarne la bontà ma anche le sue caratteristiche di cibo a lunga conservazione e quindi molto utile sia nei viaggi di mare che di terra. E cosi lo stoccafisso delle Lofoten entrò addirittura tra i piatti consigliati negli oltre 200 giorni di magro, fissati, assieme ai cibi, il 4 dicembre 1563 nell’ultima sessione del Concilio di Trento.
Querini scrisse una relazione di viaggio per il Senato nella quale raccontò la vita dei pescatori norvegesi e della tecnica di conservazione del merluzzo che, una volta essiccato, diventa stoccafisso, poi ripresa da u famoso umanista del Cinquecento, Giovan Battista Ramusio, nel volume “Navigazioni e Viaggi”.

Una particolarità, ci spiega Christian di Giver, esiste una sorta di gemellaggio con l’Italia: Rost è nota come “isola di Sandrigo” perché gemellata con la cittadina in provincia di Vicenza dove si tiene annualmente la Festa del baccalà che è piatto tradizionale vicentino a base di stoccafisso proveniente dalle isole Lofoten. A Sandrigo una piazza è stata dedicata a Røst.

Andando avanti incontriamo Reiner, famosa perchè è è una delle immagini più ricorrenti nelle cartoline delle Lofoten, con il suo scorcio spettacolare costruito su una insenatura meravigliosa che ha sullo sfondo una montagna che cambia forma a seconda della prospettiva con la quale si guarda: l’Holfsid (con i suoi 800 metri sul livello del mare è la più alta delle Lofoten).

Reiner (Lofoten) foto di Anna Maria De Luca

Le acque a Reine sono spettacolari: in Norvegia, ci spiega Christian Costa, il tour leader di Giver, a questa latitudine c’è la barriera corallina di profondità più grande al mondo (questo, ovviamente, non significa che ci sia qui la stessa flora o fauna dei Caraibi o dell’Australia). I coralli qui sono molti piccoli e bianchi. Quando muoiono si sgretolano, finiscono sul fondo, e, lentamente, vengono portati dalle maree verso le spiagge. In migliaia di anni, coralli e conchiglie, sbriciolandosi per effetto dell’erosione dell’acqua salata del mare, hanno regalato alla Norvegia una spiaggia bianca meravigliosa come questa di Reiner, con acque cristalline e pulite (ma altre ancora ce ne sono salendo verso Capo Nord).

Con calma partiamo per visitare due incantevoli villaggi di pescatori adagiati sulle acque turchesi dei fiordi: Kabelvaag ed Henningsvaer.

Henningsvær fa parte del comune di Vagan ed è collegato all’isola principale attraverso un ponte. Il suo piccolo porto, a sud dell’arcipelago, è stato costruito su un gruppo di isolotti ai piedi di una falesia a strapiombo sul mare.

Andiamo ora a Svolvaer, la capitale delle Lofoten. Più di quattromila abitanti sulla costa sud di  Austvagoy. Famosa è la montagna, Svolværgeita, che fu scalata per la prima volta nel 1910. Da qui passano ogni anno circa 200mila turisti. In città ci sono molte gallerie d’arte, un museo sulla seconda Guerra Mondiale, il Lofoten Krigsminnemuseum. Molti partono da Svolvaer per il whale watching, il tour per osservare balene e orche.

Nelle due foto qui sono evidenti il famoso Postale dei fiordi, “parcheggiato” nel porto e gli essiccatoi – gigantesche rastrelliere in legno a forma di A – per lo stoccafisso, presenti un poco ovunque nelle isole. Ogni anno vengono essiccati alle Lofoten più di 15mila tonnellate di pesce, attività che dà lavoro, direttamente o indirettamente, a circa 50mila persone.   A Svolvær centinaia e centinaia di pescatori si danno appuntamento nell’ultimo fine settimana di marzo per partecipare al campionato mondiale di pesca al merluzzo.

La nostra seconda giornata volge al termine e, anche se il cielo è sempre a giorno, ci tocca andare a dormire. L’hotel scelto da Giver è davvero accogliente. Si chiama Fast Hotel. Una curiosità: se andate noterete che per entrare nella stanza non c’è una chiave magnetica ma un codice numerico da digitare, cosa abbastanza singolare ma comoda (almeno cosi non si corre il rischio di dover ritornare alla reception perché magari si è smagnetizzata la chiave).

Itinerario completo degli otto giorni (il giro è questo, noi lo abbiamo fatto anticipando le Lofoten al secondo giorno)

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