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La notizia  che uno squadrone di cosacchi del Don è partito da Mosca e sta puntando su Parigi per celebrare il duecentesimo anniversario della vittoria russa su Napoleone, potrebbe sembrare revanscismo da guerra fredda, invece si tratta della celebrazione della fine di quella guerra e della conseguente riconciliazione. Altro scopo di questa lunga marcia dei cosacchi e dei loro cavalli è quello di valorizzare la razza delle loro leggendarie cavalcature, che purtroppo sembrano destinate all’estinzione.

Un ringraziamento per la collaborazione va al Dott. Alexander Prokhorov, Direttore della Redazione Italiana della Radio Federale “ La Voce della Russia” e ad Anna Gromova, della redazione italiana,  autrice della nota sul viaggio. Le fotografie sono tratte dal sito http://www.levadiya.ru/.

Nel bicentenario della vittoria su Napoleone.

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Uno squadrone di cosacchi del Don sta puntando su Parigi ed avanza a marce di 30-40 chilometri al giorno senza mettere pero’ in allarme le cancellerie europee.

Partiti da Mosca qualche giorno fa i cosacchi seguono la vecchia strada di Smolensk. Dopo essere entrati nella citta’ che per secoli e’ stata considerata la porta della Russia, si puntera’ su Minsk, capitale della Bielorussia, per poi raggiungere l’antica Kowno, oggi Kaunas, per poi passare a Varsavia, Lipsia, Nancy ed infine entrare a Fontainebleau .

Tremila chilometri in due mesi, una passeggiata per questa razza di cavalli unica al mondo, capaci di percorrere fino a 180 chilometri al giorno. Una impresa che avrebbe dell’incredibile se non fosse confermata dalla storia.

Perche’ questo insolito tour di fine estate ricalca le orme della celebre cavalleria cosacca del generale Platov che nel 1812 durante la campagna di Russia di Napoleone rappresento’ una spina costante nel fianco delle sue armate durante l’avanzata, ma ancor di piu’ durante la ritirata.

Dopo la battaglia di Borodino’ e le cinque settimane trascorse in una Mosca sconvolta dagli incendi Napoleone non sapeva che pesci prendere. L’idea di puntare su Pietroburgo era stata subito considerata una follia. Non rimaneva che svernare da qualche parte.

Dove pero’ sfamare mezzo milione di soldati e trovare foraggio per centinaia di migliaia di cavalli.

I cosacchi del Don, coadiuvati dalla popolazione, avevano fatto di tutto perche’ Napoleone non potesse trovare in Russia posti simili e ora Platov, con un continuo stillicidio di attacchi, costrinse Napoleone ad imboccare la strada di Smolensk dove i soldati francesi non avrebbero trovato ne’ pane ne’ biada.

I cosacchi del Don raggiunsero Parigi nel marzo del 1814 e fecero ritorno nella steppa natia senza cambiare cavalcatura. Un punto di onore per questi cavalli che oggi pero’ sono sulla soglia dell’estinzione.

Ai tempi del generale Platov ce n’erano duecento mila, oggi mille volte di meno.

La spedizione di questa estate punta a rivalutare questa razza e a rilanciarne la crescita, messa in crisi dalla civilta’.

Benche’ lo scopo principale sia quello di rendere onore alla memoria dei caduti della folle avventura napoleonica e ricordare che ogni guerra ha termine con la riconciliazione.  

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