A Pompei smetti di essere un turista. Accade quando ti trovi davanti a un calco. Non una statua, non un reperto, non un’opera d’arte. Una persona. Con il braccio alzato a proteggersi, con il viso nascosto, con le ginocchia strette al petto nel tentativo disperato di occupare meno spazio nel mondo, proprio mentre il mondo stava per travolgerla.
Dal 12 marzo 2026, quel momento ha finalmente uno spazio degno. Il Parco Archeologico di Pompei ha inaugurato alla Palestra Grande il primo allestimento museale permanente dedicato interamente alle vittime dell’eruzione del 79 d.C. — un memoriale che riunisce per la prima volta 22 calchi tra i meglio conservati, reperti organici straordinari e una sezione vulcanologica completa, in un percorso che tiene insieme rigore scientifico e rispetto umano con rara intelligenza.
“Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre. (…)
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza”
Primo Levi – La Bambina di Pompei –
Perché questo allestimento è diverso da tutto il resto
Pompei è uno dei siti più visitati al mondo. Eppure, fino ad oggi, i calchi delle vittime erano dispersi — chi nelle domus, chi nei depositi, chi in piccoli gruppi lungo le strade degli scavi. Non c’era mai stato un luogo dove raccoglierli, contestualizzarli, raccontarli tutti insieme con la cura che meritano.
“Personalmente ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato”, ha dichiarato il Direttore Generale del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale — perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico — con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili.”
E poi, con una lucidità rara nel lessico istituzionale: “I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte. Per dire cosa sono, forse basta una frase pronunciata una volta da un collega su uno scavo: questo siamo noi.”
È questa consapevolezza che rende il nuovo allestimento qualcosa di più di una mostra. È un memoriale nel senso più pieno del termine — un luogo dove andare non solo per imparare, ma per stare.
I calchi, cosa sono e come nascono
Per capire perché questi oggetti hanno un potere così particolare, vale la pena ricordare cosa sono i calchi di Pompei — e cosa non sono.
Nel 79 d.C., la nube piroclastica che investì la città si solidificò intorno ai corpi delle vittime. Con il tempo, i corpi si decomposero lasciando cavità perfette nella cenere indurita. Nel 1863, l’archeologo Giuseppe Fiorelli ebbe l’intuizione di riempire quelle cavità con gesso liquido. Il risultato furono figure umane di straordinario dettaglio — spesso con le ossa ancora all’interno — che restituivano non solo la forma fisica delle persone, ma il loro ultimo gesto, la loro ultima postura, l’ultima cosa che il loro corpo aveva cercato di fare prima di fermarsi per sempre.
Come scrisse Luigi Settembrini nell’Ottocento, davanti ai calchi si prova qualcosa che l’arte da sola non riesce a dare: “non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso”. E Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, parlò di “agonia senza fine, terribile testimonianza”.
Pompei è l’unico sito al mondo che consente il recupero di questo tipo di testimonianze. Dall’Ottocento a oggi sono stati realizzati circa cento calchi. Il nuovo memoriale ne riunisce 22, scelti tra i meglio conservati e più leggibili, presentati in base al contesto di provenienza: dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade di fuga, lungo le quali gli abitanti cercarono — invano — la salvezza.
Il percorso espositivo, dalla vulcanologia alle vittime
L’allestimento occupa i portici sud e nord della Palestra Grande, il grande edificio quadrato di fronte all’Anfiteatro, un tempo dedicato alla formazione dei cittadini pompeiani.
Braccio Sud — Vulcanologia e reperti organici Il percorso inizia con una sezione dedicata al Vesuvio e alla dinamica dell’eruzione, arricchita da un nuovo video e da una straordinaria ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli — il materiale che seppellì completamente la città. Seguono i reperti organici: piante, animali e oggetti conservati in modo eccezionale, che raccontano il rapporto tra gli abitanti di Pompei e il territorio. Molti provengono da affreschi di recente scoperta, come quelli della Casa del Tiaso.
Braccio Nord — Le vittime La sezione dedicata ai resti umani è separata fisicamente dal resto del percorso: alle due estremità, elementi divisori avvisano dell’ingresso in un settore particolare, lasciando al visitatore la libertà di scegliere se affrontare o meno la visita. Una scelta di rispetto — verso le vittime e verso chi guarda.
All’interno, i 22 calchi sono accompagnati da immagini d’archivio, ricostruzioni multimediali e contenuti basati su TAC eseguite su alcuni esemplari, che rivelano la struttura interna dei calchi con una precisione mai vista prima. C’è anche un frammento del film “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, che cattura meglio di qualsiasi didascalia l’impatto emotivo di questi oggetti su chi li incontra.
Accessibilità, un allestimento per tutti
Una delle scelte più significative del nuovo memoriale riguarda l’accessibilità. Il percorso è strutturato per poter essere visitato in qualsiasi direzione, adattandosi ai flussi dei visitatori senza imporre un senso obbligato di marcia. Ma soprattutto:
I contenuti sono disponibili in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e ISL (International Sign Language), con strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa). Due sezioni tattili — una dedicata alle vittime umane, una a piante e animali — offrono modellini 3D dei reperti accompagnati da testi in Braille.
Un allestimento che non lascia nessuno fuori. Che considera l’accessibilità non un obbligo ma una responsabilità narrativa: la storia di Pompei appartiene a tutti.
Come organizzare la visita
Il memoriale è visitabile all’interno del Parco Archeologico di Pompei, alla Palestra Grande, nelle vicinanze dell’Anfiteatro. Non richiede un biglietto separato: è compreso nell’ingresso al Parco.
Per chi pianifica un viaggio in Campania, Pompei si combina naturalmente con una visita all’Ercolano — altro sito straordinario sepolto dall’eruzione del 79 d.C. — e con una giornata sulla Costiera Amalfitana o a Napoli.








