Una notizia per le nostre viaggiatrici più appassionate: si chiama Ortahisar, si trova a sei chilometri da Ürgüp, e Forbes lo ha inserito nel 2025 tra i 50 villaggi più belli del mondo. Ora arriva un nuovo riconoscimento: Ortahisar è ufficialmente la 29ª Cittaslow della Türkiye, entrata nella rete internazionale delle Slow Cities con un punteggio record al termine di un lungo processo di valutazione. Le case sono scavate nel tufo, i vicoli lastricati profumano di tè alla rosa e albicocche essiccate, e ogni mattina lo skyline si anima dei palloni aerostatici che si alzano sull’alba

Con questo traguardo, la Türkiye sale a 29 destinazioni certificate in 24 province, distribuite in tutte e sette le regioni del Paese: la rete Cittaslow più estesa al mondo, su un totale di oltre 300 città aderenti in più di 30 Paesi.

Nevsehir-Cappadocia

Cosa significa diventare Cittaslow

La certificazione Cittaslow non è automatica né semplice. Richiede il rispetto di almeno il 50% di 72 criteri distribuiti in sette aree — politiche energetiche e ambientali, infrastrutture, qualità della vita urbana, agricoltura e artigianato, ospitalità e coesione sociale — e si rinnova ogni tre anni. È un impegno misurato verso un modello di sviluppo alternativo a quello delle metropoli contemporanee.

Ortahisar ha saputo tradurre questi principi in azioni concrete. Sul fronte ambientale si è distinta per la tutela del paesaggio rupestre e la gestione responsabile delle risorse naturali. Sul piano infrastrutturale ha promosso la mobilità dolce e la cura degli spazi pubblici, con un sistema di collegamenti pedonali tra il centro storico e le vallate circostanti. Particolare attenzione è stata riservata alle filiere agroalimentari locali: albicocche, mele, patate e i metodi di conservazione rupestri — che da secoli sfruttano la temperatura costante della roccia vulcanica al posto della refrigerazione — sono stati valorizzati come patrimonio immateriale vivo, non come folklore da esibire.

Nevşehir Cappadocia

La “Matera turca”: storia e paesaggio

Chi conosce Ortahisar la definisce la “Matera turca”: un parallelo che rende immediatamente l’idea di un borgo dove la storia abita ancora la roccia. Al centro del villaggio svetta il castello rupestre — 86 metri di tufo, risalente al periodo ittita, considerato uno dei più antichi insediamenti a più piani della storia — con un dedalo di grotte, colombaie e tunnel scavati nel tempo da civiltà diverse. Nelle vallate circostanti, chiese bizantine affrescate come la Sarıca, la Cambazlı, la Tavşanlı, le chiese del Balkan Deresi e il Monastero di Hallaç Deresi continuano a raccontare la straordinaria stratificazione di culture e fedi che rende la Cappadocia unica al mondo.

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Il movimento Cittaslow e il primato della Türkiye

Il movimento Cittaslow nasce nel 1999 a Orvieto, per iniziativa dei sindaci di quattro città italiane, come risposta alla globalizzazione che stava omologando i centri urbani cancellando cucine, architetture e identità locali. La Türkiye entra nella rete nel 2009 con Seferihisar e in meno di vent’anni costruisce la rete nazionale più estesa al mondo: 29 destinazioni — da Akyaka a Halfeti, da Göynük a Gökçeada, da Safranbolu a Ortahisar — che coprono l’intera geografia del Paese, dalle coste egee alle valli anatoliche, dalle pianure del Mar Nero ai borghi medievali della Tracia.

Un primato che non è solo numerico: racconta una politica turistica che ha scelto di scommettere sull’identità locale come vantaggio competitivo, in un’epoca in cui il turismo lento e consapevole cresce a ritmi superiori al turismo di massa.

Cappadocia Ortahisar General View

Le 29 Cittaslow della Türkiye

Ahlat, Akyaka, Arapgir, Çameli, Daday, Demre, Eğirdir, Finike, Foça, Gerze, Gökçeada, Göynük, Güdül, Halfeti, İbradı, İznik, Kemaliye, Köyceğiz, Mudurnu, Ortahisar, Perşembe, Safranbolu, Seferihisar, Şarköy, Şavşat, Uzundere, Vize, Yalvaç, Yenipazar.

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