Una sentenza esplosiva. La Suprema Corte ha stabilito che hotel e ristoranti non hanno nessun obbligo di servire gratuitamente acqua ai clienti. La causa iniziò nel lontano 2019 quanto un hotel cinque stelle, nelle Dolomiti, rifiutò di dare ad una turista un bicchiere d’acqua (e la bottiglia costava sette euro)

Chiedere un bicchiere d’acqua del rubinetto non è un diritto. Lo dice la Corte di Cassazione. Con una sentenza attesa da tempo, la Suprema Corte ha stabilito che ristoranti, hotel e strutture ricettive non sono tenuti a fornire acqua di rete ai propri clienti, anche qualora questi la richiedano espressamente.

La decisione pone fine a una vicenda giudiziaria avviata nel 2019, quando una turista in soggiorno presso l’hotel Sassongher di Corvara in Badia — un cinque stelle immerso nelle Dolomiti — si era vista rifiutare l’acqua del rubinetto (ma abbiamo raccontato anche storie di senso inverso, come quella di uno chef che regala l’acqua del ristorante ai canili). La struttura offriva esclusivamente acqua minerale in bottiglia, al prezzo di sette euro cadauna. La donna, ritenendo inaccettabile la situazione, aveva deciso di adire le vie legali.

La turista sosteneva che impedire l’accesso gratuito all’acqua di rete configurasse una violazione di un diritto fondamentale della persona, quello all’acqua come bene comune e universale. Per questo aveva chiesto un risarcimento complessivo di 2.763 euro, a copertura tanto del danno economico subito quanto del disagio personale patito durante il soggiorno.

Tre gradi, una sola risposta

La causa ha attraversato tutti e tre i gradi del sistema giudiziario italiano senza mai trovare accoglimento. Né il giudice di pace, né il tribunale in appello, né infine la Cassazione hanno ritenuto fondate le argomentazioni della ricorrente. La ragione è semplice quanto dirimente: non esiste, nell’ordinamento giuridico italiano, alcuna norma che obblighi un esercizio commerciale a servire acqua proveniente dalla rete idrica pubblica.

Suprema Corte ha quindi confermato che la scelta di proporre solo acqua minerale in bottiglia rientra pienamente nella libertà d’impresa. Un albergatore o un ristoratore può decidere liberamente cosa inserire nel proprio menu e a che prezzo, senza che il cliente possa pretendere una specifica tipologia di bevanda a condizioni determinate unilateralmente.

Un precedente con effetti pratici

Sebbene ogni sentenza faccia storia a sé, i pronunciamenti della Cassazione costituiscono orientamento interpretativo per i giudici di merito. La decisione potrà dunque essere invocata come riferimento in controversie analoghe, consolidando la posizione degli operatori del settore hospitality su tutto il territorio nazionale.

Il tema non è privo di risvolti etici e ambientali. Associazioni di consumatori e movimenti per il diritto all’acqua pubblica osservano da tempo come la prassi di non servire acqua di rubinetto — comune in molti locali italiani — finisca per incentivare il consumo di plastica e gravare sulle tasche dei clienti, specie i turisti meno informati sulle usanze locali.

Resta da vedere se la questione troverà risposta sul piano legislativo. Alcuni paesi europei hanno già introdotto norme che obbligano i locali a offrire gratuitamente acqua non imbottigliata su richiesta. In Italia, per ora, la scelta rimane in mano all’esercente.

€7 prezzo a bottiglia all’hotel Sassongher

€2.763 risarcimento richiesto dalla turista

3 gradi di giudizio, tutti sfavorevoli

Foto e testo di Anna Maria De Luca