Qualche giorno fa Repubblica ha dato notizia di una scoperta che ha fatto molto discutere nel mondo della dermatologia e della cosmesi: un gruppo di ricerca (il progetto Outer Biosciences, sostenuto anche da Lady Gaga) è riuscito a mantenere in vita tessuto di pelle umana fuori dal corpo per oltre un mese, aprendo nuove strade allo studio dell’invecchiamento cutaneo, della rigenerazione della pelle e dei principi attivi cosmetici.

Per commentare la notizia, Repubblica ha chiamato il professor Steven Nisticò, che si è espresso proprio su questa ricerca e così abbiamo pensato di contattarlo anche noi per dare preziosi consigli alle nostre lettrici alle prese con il sole di questa torrida estate.

Tutti temiamo il sole per le macchie della pelle. Può spiegarci cosa sono e perché si formano?

Le macchie cutanee sono alterazioni della normale pigmentazione della pelle dovute a una distribuzione non uniforme della melanina, il pigmento prodotto dai melanociti con la funzione di proteggerci dai raggi ultravioletti. Le forme più comuni sono le lentigo solari, comunemente chiamate “macchie dell’età”, che in realtà rappresentano il risultato dell’esposizione cumulativa al sole nel corso della vita. Esistono poi altre forme di iperpigmentazione, come il melasma o le iperpigmentazioni post-infiammatorie, che hanno meccanismi differenti ma sono anch’esse influenzate dalla luce solare. Le macchie sono quindi il segno visibile di un danno biologico che la pelle accumula nel tempo.

In che modo l’esposizione solare favorisce la comparsa delle macchie?

I raggi ultravioletti, in particolare gli UVA e gli UVB, stimolano i melanociti ad aumentano la produzione di melanina. È un meccanismo di difesa naturale, ma quando l’esposizione è intensa o ripetuta, questo sistema perde uniformità. I raggi UV, inoltre, inducono stress ossidativo, infiammazione e alterazioni del DNA cellulare, accelerando il processo di fotoinvecchiamento. Di conseguenza, alcune aree della pelle iniziano a produrre melanina in modo eccessivo e localizzato, dando origine alle macchie.

Esiste una soglia di esposizione “sicura” oltre la quale il rischio aumenta significativamente?

Non esiste una soglia universalmente sicura, perché il rischio dipende da numerosi fattori: fototipo, età, patrimonio genetico, intensità dei raggi UV e durata dell’esposizione. Sappiamo però che il danno è cumulativo: anche esposizioni brevi ma ripetute quotidianamente, senza un’adeguata fotoprotezione, possono contribuire nel tempo alla comparsa di macchie e all’invecchiamento cutaneo. Per questo oggi parliamo più di esposizione “consapevole” che di esposizione “sicura”.

Perché alcune persone sviluppano più macchie di altre a parità di esposizione?

Perché ogni individuo possiede una diversa capacità biologica di rispondere al danno solare. Alcuni melanociti sono geneticamente più reattivi, altri hanno una minore capacità di riparare il DNA danneggiato dai raggi UV. Anche fattori ormonali, l’assunzione di alcuni farmaci, l’inquinamento e lo stato infiammatorio della pelle possono influenzare la comparsa delle macchie. È quindi il risultato dell’interazione tra ambiente e predisposizione individuale.

Che ruolo giocano il fototipo e la predisposizione genetica?

Un ruolo fondamentale. I fototipi chiari, che si scottano facilmente e si abbronzano con difficoltà, sono generalmente più vulnerabili ai danni del sole e hanno un rischio maggiore di sviluppare sia macchie sia tumori cutanei. I fototipi più scuri sono naturalmente più protetti grazie a una maggiore quantità di melanina, ma non sono immuni. La genetica, inoltre, condiziona non solo la quantità di melanina prodotta, ma anche la qualità della risposta ai raggi UV e l’efficienza dei meccanismi di riparazione cellulare.

Come si distingue una macchia benigna da una potenzialmente pericolosa? Quali caratteristiche devono destare attenzione?

A occhio nudo non sempre è possibile distinguere con certezza una lesione benigna da una sospetta. Per questo il controllo dermatologico rimane fondamentale. Esistono però alcuni segnali che devono indurre a rivolgersi rapidamente allo specialista, sintetizzati nella regola dell’ABCDE: Asimmetria, Bordi irregolari, Colore disomogeneo con più tonalità, Diametro superiore a circa 6 millimetri ed Evoluzione, cioè qualsiasi cambiamento rapido di forma, colore, dimensioni o la comparsa di sanguinamento, prurito o ulcerazione. Una diagnosi precoce rappresenta il principale fattore prognostico per il melanoma.

Ogni quanto tempo è consigliabile fare un controllo dermatologico, anche in assenza di sintomi?

Per la popolazione generale è consigliabile una visita dermatologica con mappatura dei nei almeno una volta all’anno. Nei soggetti con numerosi nevi, familiarità per melanoma, precedenti tumori cutanei, fototipo molto chiaro o intensa esposizione solare, il controllo può essere indicato ogni sei mesi o secondo il programma stabilito dal dermatologo. La prevenzione resta l’arma più efficace.

Negli ultimi anni la dermatologia italiana ha investito molto nella prevenzione. La SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse) promuove ogni anno campagne nazionali come Save Your Skin, dedicate alla prevenzione del melanoma e dei tumori cutanei, offrendo giornate di screening gratuiti e attività di informazione rivolte alla popolazione. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza sull’importanza della diagnosi precoce, che rappresenta il principale fattore prognostico per il melanoma.

La prevenzione deve uscire dagli ambulatori e incontrare le persone nei luoghi in cui vivono. È proprio questo lo spirito della campagna Sole Mare Cute, che ogni estate organizziamo sulle spiagge della Calabria insieme ai colleghi dermatologi dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e con il supporto della SIDeMaST. Portare la cultura della fotoprotezione direttamente tra i bagnanti, soprattutto ai giovani e alle famiglie, significa intercettare i comportamenti a rischio prima che si trasformino in malattia. Durante queste giornate spieghiamo come esporsi correttamente al sole, quando è opportuno controllare un neo e perché una semplice visita dermatologica può fare la differenza

Quali sono le opzioni disponibili per attenuare o eliminare le macchie già comparse?

Oggi disponiamo di numerose soluzioni terapeutiche, che devono essere personalizzate in base al tipo di macchia e alle caratteristiche della pelle. Le creme depigmentanti contenenti principi attivi come acido azelaico, vitamina C, retinoidi, cisteamina o altri agenti schiarenti possono essere efficaci nelle forme più superficiali. I peeling chimici favoriscono il ricambio cellulare e migliorano l’uniformità dell’incarnato. Le tecnologie laser e la luce pulsata rappresentano invece il trattamento di riferimento per molte lentigo solari, poiché agiscono selettivamente sulla melanina con risultati spesso molto soddisfacenti.

Questi trattamenti sono adatti a tutti i tipi di pelle?

No. Ogni trattamento deve essere scelto dopo una valutazione specialistica. I fototipi più scuri, ad esempio, presentano un rischio maggiore di sviluppare iperpigmentazioni post-infiammatorie se vengono trattati con metodiche troppo aggressive. È quindi indispensabile personalizzare il protocollo terapeutico in base al fototipo, alla stagione, alla sede anatomica e alla natura della macchia.

Dopo un trattamento, come va protetta la pelle per evitare recidive?

La fotoprotezione rappresenta parte integrante della terapia. È necessario utilizzare quotidianamente una protezione solare ad ampio spettro SPF 50+, anche in città e nelle giornate nuvolose, riapplicandola durante l’esposizione. È inoltre consigliabile indossare cappelli, occhiali da sole e limitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata. Senza una corretta prevenzione, anche il trattamento più efficace rischia di perdere i propri risultati nel tempo.

Meglio tenersi le macchie o toglierle? È solo una questione estetica?

Dipende dalla natura della lesione. Se si tratta di una lentigo solare benigna, la rimozione è principalmente una scelta estetica e può contribuire a migliorare la qualità della vita e la percezione della propria immagine. Se invece la lesione è sospetta, non si tratta più di estetica ma di salute: in questi casi è fondamentale arrivare a una diagnosi corretta e, quando necessario, procedere tempestivamente con l’asportazione. La prima domanda da porsi non è se eliminare una macchia, ma capire esattamente di che tipo di lesione si tratti.

Un consiglio pratico che darebbe a chi legge per prendersi cura della propria pelle ogni giorno?

La pelle ha memoria e registra ogni esposizione al sole fin dall’infanzia. Il consiglio è adottare una routine semplice ma costante: detergere delicatamente la pelle, mantenerla ben idratata e utilizzare ogni mattina una protezione solare ad ampio spettro, indipendentemente dalla stagione. La prevenzione non serve solo a ridurre le macchie, ma rappresenta il modo più efficace per rallentare il fotoinvecchiamento e diminuire il rischio di tumori cutanei. Investire pochi minuti al giorno nella salute della pelle significa proteggerla per molti anni.

Come dermatologi universitari abbiamo il dovere non solo di curare, ma anche di educare. Le campagne di screening e di sensibilizzazione rappresentano uno strumento fondamentale di sanità pubblica: ogni cittadino informato è un potenziale tumore della pelle prevenuto o diagnosticato precocemente. La vera sfida oggi è diffondere una cultura della fotoprotezione che accompagni le persone fin dall’infanzia e per tutto l’arco della vita.

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