Dall’8 al 30 settembre, nei weekend e nei giorni festivi (dalle 11:00 alle 19:00), il Museu de la Ciència CosmoCaixa di Barcellona apre le porte a un’attività che promette di catturare grandi e piccini: “Estructuras infinitas”, un laboratorio partecipativo dove la geometria si trasforma in gioco costruttivo condiviso.
Un principio semplice, infinite possibilità
L’idea alla base del progetto è semplice: migliaia di pezzi identici e una regola elementare di assemblaggio. Da questi due soli ingredienti nasce un universo di possibilità creative che il visitatore è invitato a esplorare in totale libertà. Triangoli, quadrati, esagoni: le forme geometriche di base diventano il vocabolario con cui costruire strutture sorprendenti. Ma la vera domanda che l’installazione pone è stimolante: quali altri poligoni si possono formare ripetendo, combinando e variando lo stesso modulo di partenza?
Questa impostazione rispecchia da vicino il concetto pedagogico dei “materiali a bassa definizione” (loose parts), teorizzato dall’architetto Simon Nicholson negli anni ’70. L’idea è che oggetti semplici, non finalizzati a un unico uso, stimolino la creatività molto più di giocattoli strutturati con una sola funzione predefinita: più un materiale è aperto, più alto è il suo “quoziente di possibilità”.
Costruzionismo, si impara facendo
Il cuore pedagogico di questa installazione affonda le radici nel costruzionismo di Seymour Papert, evoluzione delle teorie costruttiviste di Jean Piaget. Secondo questo approccio, l’apprendimento più profondo e duraturo avviene non ascoltando spiegazioni astratte, ma costruendo artefatti concreti e tangibili con le proprie mani. Manipolando i pezzi, il visitatore non riceve passivamente un concetto geometrico — lo scopre, lo verifica, lo corregge in tempo reale attraverso il tentativo e l’errore. È l’apprendimento attraverso il “pensiero con le mani” (hands-on, minds-on): il corpo e la cognizione lavorano insieme, in quella che gli psicologi definiscono cognizione incarnata (embodied cognition) — l’idea che comprendiamo concetti astratti, come la geometria o la stabilità strutturale, molto più efficacemente quando li sperimentiamo fisicamente piuttosto che studiandoli su un libro.
Montagne, valli e paesaggi che cambiano ogni giorno
Ciò che rende unico questo laboratorio è la sua dimensione collettiva e mutevole. I visitatori possono scegliere se contribuire a una struttura già avviata da altri, oppure partire da zero e costruire la propria composizione originale. Questa scelta attiva un principio psicologico cruciale nella teoria della motivazione: l’autodeterminazione (Deci e Ryan). Secondo questo modello, l’apprendimento è tanto più coinvolgente quanto più la persona percepisce autonomia (posso scegliere cosa costruire), competenza (vedo i miei progressi crescere davanti ai miei occhi) e relazione sociale (posso unirmi al lavoro altrui o collaborare). Sono le tre leve che, insieme, generano motivazione intrinseca — il desiderio di fare qualcosa per il piacere di farlo, non per un premio esterno.
Il risultato è un paesaggio geometrico in continua evoluzione, che i curatori del museo definiscono capace di trasformarsi ogni giorno: montagne, valli, superfici che si alzano e si abbassano seguendo le regole — e la fantasia — di chi le costruisce. Contribuire a un’opera collettiva che continua a mutare anche dopo che si è lasciato il museo introduce inoltre un elemento di apprendimento sociale distribuito: ogni visitatore eredita, involontariamente, le scelte di chi lo ha preceduto, in un processo che ricorda da vicino le dinamiche di co-costruzione della conoscenza tipiche dell’apprendimento tra pari (peer learning).
L’errore come informazione, non come fallimento: è un avvertimento importante nell’attività, quasi una piccola lezione di fisica e ingegneria travestita da gioco. Cambiare troppo spesso il pattern scelto rende più difficile far crescere la struttura in altezza o complessità.
Dal punto di vista pedagogico, questo meccanismo introduce il visitatore al concetto di feedback immediato, uno dei pilastri dell’apprendimento efficace secondo la psicologia cognitiva. Quando una struttura crolla o non regge, non si tratta di un fallimento punitivo, ma di un’informazione utile che orienta il tentativo successivo. Questo tipo di apprendimento per prova ed errore in un ambiente a basso rischio (nulla di grave accade se una torre di pezzi collassa) permette di sviluppare quella che Carol Dweck chiama mentalità di crescita (growth mindset): l’idea che l’abilità non sia fissa, ma migliori attraverso l’esperienza e la perseveranza.
Scienza, arte e architettura in un solo gesto
Sebbene si presenti come un’attività ludica, “Estructuras infinitas” è in realtà un modo elegante per avvicinare i visitatori — a partire dai 6 anni in su, età in cui secondo Piaget si consolida il pensiero operatorio concreto e la capacità di ragionare per classificazioni e seriazioni — a concetti fondamentali di geometria, modularità e statica strutturale. Sperimentando con le proprie mani, i partecipanti sviluppano inoltre competenze STEAM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arte, Matematica) in modo integrato e non settoriale, oltre a rafforzare il pensiero spaziale, una delle abilità cognitive più predittive del successo in ambiti tecnico-scientifici e, non a caso, tra le più difficili da allenare con la sola didattica frontale.
Il taglio partecipativo e la fascia d’età consigliata rendono questa proposta particolarmente adatta a un pubblico familiare. La compresenza di bambini e adulti attorno allo stesso tavolo di lavoro attiva, spontaneamente, dinamiche di apprendimento intergenerazionale e di scaffolding (Vygotskij): l’adulto, anche senza volerlo insegnare nulla esplicitamente, offre al bambino un supporto implicito che gli permette di raggiungere risultati leggermente superiori a quelli che otterrebbe da solo — per poi, gradualmente, ritirare quel supporto man mano che l’autonomia cresce. Non c’è una struttura “giusta” da realizzare, ma un percorso di scoperta che ciascun visitatore — bambino o adulto — può vivere secondo i propri tempi e la propria creatività, in un contesto che gli psicologi dell’apprendimento definirebbero di gioco libero guidato (guided free play): una via di mezzo tra l’assenza totale di struttura e l’istruzione rigidamente diretta, considerata oggi tra le modalità più efficaci per l’apprendimento nella prima infanzia.
Nella capitale mondiale dell’architettura, questa installazione al CosmoCaixa ricorda che l’architettura nasce dal gioco, dalla sperimentazione, dalla curiosità per le forme e per il modo in cui si combinano tra loro. Prima ancora di essere una disciplina tecnica, è un impulso naturale a costruire, che ogni bambino conosce istintivamente e che questo laboratorio permette di riscoprire, indipendentemente dall’età. Un’occasione perfetta per trascorrere un pomeriggio di fine estate mettendo letteralmente le mani nella geometria che, ogni giorno, dà forma alla città che abitiamo.
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